''La fusione nucleare controllata è l'energia del futuro'', i ragazzi di Mindshub al Consorzio Rfx di Padova
Un’esperta guida, il dottor Auriemma, ha accompagnato i giovani curiosi fra gli enormi cavi, isolatori e gli spessi muri (fino a un metro e 80 di spessore) del Consorzio Rfx di Padova il cui obiettivo è quello di poter realizzare, entro la fine del secolo, impianti nucleari a fusione per la produzione di energia elettrica su larga scala, sicura, a costi competitivi e nel rispetto dell’ambiente

ALA. L’energia del futuro esiste, si chiama fusione nucleare controllata e sta venendo messa a punto in luoghi come il Consorzio Rfx di Padova, visitato lo scorso lunedì (6 giugno) dai ragazzi dell’associazione Mindshub di Ala. L’obiettivo delle ricerche del Consorzio è quello di poter realizzare, entro la fine del secolo, impianti nucleari a fusione per la produzione di energia elettrica su larga scala, sicura, a costi competitivi e nel rispetto dell’ambiente. “Accompagnati dal nostro Cicerone, Fulvio Auriemma – racconta a Il Dolomiti Lorenzo Fedrizzi, cofondatore di Mindshub – siamo andati alla scoperta del Consorzio Rfx con 17 dei nostri ragazzi (dai 13 ai 25 anni d’età), precedentemente preparati sul tema attraverso una lezione tenuta sabato 4 giugno nella sede dell’associazione dalla professoressa di fisica Chiara Peroni”.
Un’esperta guida, il dottor Auriemma, che ha accompagnato i giovani curiosi fra gli enormi cavi, isolatori e gli spessi muri (fino a un metro e 80 di spessore) d’un luogo che sa d’innovazione durante una mattinata organizzata anche grazie all’aiuto di Alessio Zeni, giovanissimo segretario di Mindshub al suo primo anno di università: “Non è stato facile trovare una data per rendere il desiderio di questa gita una concreta realtà – precisa - abbiamo dovuto infatti destreggiarci fra le limitazioni dovute al Covid e prestare attenzione a non intralciare l’attività sperimentale del consorzio in sé, ma alla fine ce l’abbiamo fatta”. Preziosi momenti che hanno visto i ragazzi dell’associazione di Ala assistere inizialmente a un’ora e mezza di lezione teorica che li ha portati a conoscere ancora meglio quanto, di lì a poco, avrebbero avuto l’occasione di osservare con i propri occhi.

“Dopo la spiegazione siamo andati a vedere il futuro – commenta Fedrizzi -. Ciò che si auspica diventi la produzione di energia dal 2050 in poi”. In particolare, ci spiega Zeni, “le ricerche in materia di fusione nucleare controllata, che con la fissione delle centrali come Chernobyl non ha nulla a che vedere, sono inevitabilmente legati a quelli sul sole, che produce per l’appunto luce e calore grazie a reazioni di fusione, fornendo l’energia che consente la vita sulla Terra”. La fusione infatti non è altro che la reazione nucleare che alimenta le stelle (e il sole), una fonte di energia pulita, sicura e pressoché illimitata che rappresenterebbe quindi una perfetta risposta alla crisi energetica che caratterizza il nostro secolo: “Imbrigliare l’energia delle stelle è l’obiettivo della ricerca sulla fusione a cui il gruppo Rfx collabora”, si legge sullo stesso sito del Consorzio di Padova.
“Hanno imparato a realizzare in laboratorio questo tipo di energia – aggiunge il segretario di Mindshub – ora stanno cercando di trovare il modo per mantenere calda più a lungo la temperatura del plasma per la fusione, creando un’energia che sia maggiore rispetto a quella necessaria per innescare la reazione fisica”. Il Consorzio Rfx sta studiando appunto un modo che permetta che la fusione nucleare diventi davvero l’energia del futuro: “A Padova stanno costruendo un pezzo (l’iniettore Mitica) del reattore europeo Iter che verrà assemblato in Francia e che si accenderà ufficialmente nel 2035”, spiega Zeni: “La speranza è che fra il 2050 e il 2100 vengano costruite le prime centrali a fusione nucleare controllata con i primi reattori funzionanti. I reattori a fusione sono notevolmente meno inquinanti rispetto a quelli utilizzati nelle centrali nucleari a fissione: il reattore sperimentale Rfx che hanno a Padova si alimenta di deuterio, prodotto tramite il filtraggio dell’acqua di mare e di trizio che non comporta quindi scorie pericolose come quelle prodotte dall’uranio (che permane invece radioattivo per migliaia di anni)”.
Uno studio che impiegherà ancora qualche anno per diventare una realtà di cui tutti potranno beneficiare e che i giovani di Mindshub continueranno a seguire da vicino “magari con una visita il prossimo anno”, conclude Zeni.












