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Maltempo, non solo fiumi in piena ma anche colate e frane, il geologo: ''C'è grande attenzione ai debris flow, velocità e forza potrebbero distruggere gli edifici''

Le ondate di maltempo sono sempre più rapide e intense, sono bastati 100 secondi per distruggere oltre 300 ettari di coltivazioni sulla Destra Adige. Una frana si è staccata per finire contro un convoglio della Trento-Malè. Mirko Demozzi: "La prevenzione è oggi ancora più fondamentale. Abbiamo proposto diverse azioni alla Provincia, ma ancora non ci sono novità"

Di Luca Andreazza - 01 settembre 2020 - 05:01

TRENTO. "Gli eventi naturali estremi sono diventati sempre più frequenti e scaricano molta più energia sul territorio, questo rende molto più difficili gli interventi per cui la prevenzione è oggi ancora più fondamentale". Così Mirko Demozzipresidente dell'ordine regionale Trentino Alto Adige dei geologi, che aggiunge: "L'evoluzione geomorfologica si può prevedere e si devono minimizzare eventuali criticità ma il rischio zero non esiste".

(Mirko Demozzi, presidente dell'Ordine dei geologi)
Le ondate di maltempo sono sempre più rapide e intense: sono bastati 100 secondi di grandine per devastare oltre 300 ettari di meleti sulla Destra Adige, una produzione annuale dimezzata, 27 quelli di vigne, con zone di pregio compromesse (Qui articolo), poi la concentrazione si è spostata sui fiumi, Adige e Sarca in particolare (Qui articolo). L'allerta è passata, ma non si escludono nelle prossime ore problemi localizzati sulla rete viaria, come nel caso della Trento-Malè con un convoglio del treno colpito da una colata detritica (Qui articolo). 

 

"Si è trattato di uno scivolamento superficiale molto localizzato. Le caratteristiche geotecniche del terreno - prosegue Demozzi - sono drasticamente peggiorate: a quel punto il deposito per la pendenza, l'assenza di significativa copertura vegetale, è scivolato per raggiungere la tratta ferroviaria".

 

Grandi problemi idrogeologici e di tenuta del suolo anche in Alto Adige. "Sono i debris flow - evidenzia il geologo - un rapido movimento di grandi quantità di materiale e detriti misto all'acqua. In generale i dissesti sono eventi complicati da prevedere e per questo ci sono le 'carte della pericolosità', ma sono soprattutto anche difficile da fermare. Nei prossimi giorni invece ci potrebbero essere frane e smottamenti innescati dalla perturbazione appena trascorsa che ha sicuramente appesantito il terreno e il substrato roccioso. E' importante, per esempio, nelle escursioni e lungo le vie ferrate".

 

debris flow o colate detritiche sono un tipo di frana che consiste nel movimento verso valle di materiale detritico anche di notevoli dimensioni misto all'acqua. "La pericolosità di questi eventi - spiega Demozzi - è dovuta alla velocità di propagazione e alla notevole forza di impatto che potrebbe danneggiare anche gli edifici. I debris flow si sviluppano ungo le incisioni e gli impluvi, canali anche se privi di torrenti e apparentemente innocui. Se ci sono temporali estivi forti e violenti è necessario restare lontani da queste zone perché la frana è repentina e molto rapida. E' tra i dissesti più pericolosi".   

Questi fenomeni sono ormai studiati un po' ovunque. "Le reti paramassi - dice il presidente dell'Ordine dei geologi - non possono bloccare completamente queste colate per la conformazione acqua mista a fango e detriti. E' importante quindi la prevenzione e l'informazione sui territori: pulizia degli impluvi e delle aste torrentizie, ma anche interdire le zone vicino a queste aree se necessario e diramare i segnali d'allarme. Le indicazioni della protezione civile però devono essere seguite anche dalla popolazione, turisti compresi: se c'è un allerta meteo le escursioni in montagna devono essere evitate, anche quelle facili e semplici. E se è pericoloso transitare lungo gli argini dei fiumi non si dovrebbe andare a scattare foto e video sulle sponde". 

 

I crolli di roccia, le colate o i debris flow in realtà ci sono sempre stati, fanno parte dell'evoluzione geomorfologica delle nostre montagne. Oggi, però, un ruolo importante viene ricoperto dall'urbanizzazione e dall'antropizzazione del paesaggio. "L'ultima glaciazione - continua il presidente - è terminata tra i 10 e i 15 mila anni fa e la morfologia attuale si è modella nelle ultime migliaia di anni".

 

Un esempio è la valle dell'Adige. "E' stata costruita dalle numerose esondazioni  del fiume - sottolinea l'esperto - che hanno accumulato centinaia di metri di depositi alluvionali. L'antropizzazione è particolarmente diffusa e ampia rispetto al passato, questo aumenta l'impermeabilità del suolo e la rete pubblica ormai vecchia non consente uno smaltimento ottimale. La presenza diffusa di insediamenti e infrastrutture aumentano drasticamente le possibilità che un evento naturale colpisca direttamente i manufatti umani".

Il Trentino nell'analisi del territorio è all'avanguardia tra ricorso ai satelliti, laser scanner e droni, ma si può fare di più. "Le amministrazioni sono molto attente - aggiunge Demozzi - ma serve un passo in avanti. Negli ultimi anni, anche a causa del cambiamento climatico, assistiamo a queste perturbazione intense e violente: il sistema di Protezione civile interviene sulla diretta, mentre i geologi sulla prevenzione. Le relazioni geologiche spesso vengono ancora viste come un aggravio burocratico, ma gli studi di compatibilità geologica sono ormai vitali, soprattutto in montagna. Anche se all'occhio umano non è visibile nell'immediato i corsi d'acqua, la pioggia, la neve, il ghiaccio e il vento erodono continuamente il terreno e modificano spesso in modo impercettibile la morfologia".

Anche se in un'area la situazione attuale non presenta criticità apparenti, un geologo inquadra comunque il contesto, studia i pericoli connessi e analizza la storia geologica, interpreta il territorio e ipotizza quindi una futura evoluzione della zona.

 

"Gli studi di compatibilità geologica non hanno un valore assoluto nel senso che occorre puntare di più sulla prevenzione - dice - le reti paramassi devono essere periodicamente controllate e svuotate dai detriti, ma anche talvolta sostituite, altrimenti nel tempo si deformano, deperiscono e cedono. Gli alvei dei torrenti devono essere puliti regolarmente".

 

Una proposta fatta dall'Ordine regionale è quella di un censimento delle opere di mitigazione degli eventi naturali sui territori. "In questo modo ci potrebbe essere un modello unico per l'intera provincia e sarebbe più semplice programmare le manutenzioni e i controlli, azioni importantissime insieme alla cura e al presidio del territorio. La maggior parte dei geologi sono liberi professionisti e abbiamo proposto alla Provincia di integrare il bonus Covid-19 con incarichi per portare avanti questo lavoro, ma a oggi non abbiamo novità", conclude Demozzi.

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