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Maltempo, l'Adige ha toccato i 5,69 metri a San Michele, i vigili del fuoco: ''Più alto che durante Vaia. Grandi preoccupazioni per il ponte ferroviario''

Sono state ore di altissima tensione lungo i corsi d'acqua a causa dei livelli del fiume, ma anche per la corrente impetuosa e i tanti detriti. Il comandante Denis Cuel: "La chiusura dell'A22 ha invaso il paese di traffico e gli spostamenti si sono rallentati. Un gran lavoro anche per allontanare i curiosi dalle zone più pericolose"

Di Luca Andreazza - 31 August 2020 - 20:31

SAN MICHELE ALL'ADIGE. Sono stati registrati livelli dei fiumi più alti addirittura della tempesta Vaia per il Sarca, ma anche per l'Adige: sono stati toccati i 5,69 metri rispetto ai 4,72 metri dell'ottobre 2018 a San Michele. "Tutte e 20 le nostre unità sono state operative praticamente ventiquattro ore su ventiquattro per 2 giorni. La giornata di ieri (domenica 30 agosto) - commenta Denis Cuel, comandante dei vigili del fuoco di San Michele - è stata particolarmente impegnativa, soprattutto per le criticità causate dal fiume".

 

Sono state ore di altissima tensione lungo i corsi d'acqua a causa dei livelli del fiume, ma anche per la corrente impetuosa, tanto che si è temuto per le sorti della struttura che collega il paese di Egna con la stazione e il ponte ferroviario della Trento-Malè a San Michele. "E' stato tra i problemi più grossi - aggiunge il comandante - siamo intervenuti per tagliare le reti a maglie strette per far defluire i tantissimi detriti trasportati dall'Adige e che si sono accumulati. La struttura fortunatamente è riuscita a reggere".

Negli ultimi 30 giorni ha piovuto il doppio rispetto alla media storica, un dato indicativo dell'ondata di maltempo appena trascorsa. L'Adige è esondato in alcuni punti, come sulla strada statale 12 all'altezza del biodigestore di Cadino e nella zona di Egna, in quest'ultimo caso sono state evacuate 320 persone per ragioni di sicurezza. Il Sarca, invece, è uscito in zone di campagna all'altezza del ponte Romano a Ceniga e della strada per Prabi e nell'area di via Torre a Dro (Qui articolo). I vigili del fuoco dei vari territori sono entrati in azione per posizionare barriere di sabbia, reti di contenimento e controllare varie aree a rischio (Qui articolo). "Il raccordo con tutti i corpi è stato costante - dice Cuel - in particolare con i colleghi della piana tra Mezzocorona e Mezzolombardo, Faedo e Zambana".

La Provincia non esclude in queste ore problemi localizzati sulla rete viaria, come nel caso della Trento-Malè (Qui articolo), e per la distribuzione di energia elettrica o altri servizi a causa di frane e smottamenti (Qui situazione aggiornata). In molti Comuni le piste ciclabili sono state chiuse in via precauzionale lungo i fiumi, così come la circolazione sulla tratta autostradale dell'A22 tra Bolzano Sud e San Michele è stata fermata (Qui articolo).

"Il paese era completamente bloccato dal traffico e questo ha avuto ripercussioni sui nostri spostamenti. Le forze dell'ordine - prosegue Cuel - sono state occupate a gestire la viabilità, tutto il sistema è stato impegnatissimo senza sosta e senza tregua per almeno una giornata". Una criticità è stata l'afflusso di curiosi per scattare foto e girare video. "In alcuni casi abbiamo cercato di allontanare le persone dai punti che potevano essere pericolosi, ma non è stato semplice gestire questo aspetto per i tanti interventi da assolvere per tutti i soccorritori impegnati in questa emergenza. Gli alpini, coordinati da Vincenzo Michelon, ci hanno aiutato a preparare i sacchi di sabbia da posizionare nelle aree più a rischio". 

 

 

Oltre al ponte ferroviario, sono state due in particolare le situazioni più complicate da gestire, come il sottopasso della vecchia entrata in paese. "Il passaggio pedonale - continua il comandante - si trova direttamente all'altezza del fiume e quindi si è allagato: siamo riusciti a mettere in sicurezza e drenare l'acqua. Sono in corso le ultime attività per rimuovere anche i detriti". Anche un muro perimetrale alle Cantine Endrizzi ha seriamente rischiato di collassare. "Il rio che proviene da Faedo è un affluente nell'Adige, ma la forza del fiume è stata tale che è risalito per mettere a dura prova la stabilità della struttura. In questo caso abbiamo ricevuto la collaborazione della ditta Inama scavi che ha fornito 4 camion di ghiaia e un escavatore per costruire un argine e mettere in sicurezza l'area".

 

Ore piccole e un grande impegno concluso nel cuore della notte, ma gli interventi non sono ancora terminati. "Monitoriamo e presidiamo il territorio, oltre a concludere alcune attività di controllo. E' necessario un sopralluogo di tenici e vigili del fuoco permanenti per capire come liberare il ponteggio ferroviario: c'è una massa incalcolabile di legname da rimuovere e non si può semplicemente far defluire perché i pilastri del ponte di Nave S. Felice sono molto stretti. Il lavoro prosegue", conclude Cuel.

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