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Michele Daves, disoccupato e volontario, ora distribuisce viveri ai bisognosi: "A fine giornata ho la consapevolezza di aver fatto una cosa utile per la mia comunità"

"Prima di essere licenziato lavoravo con i migranti nella convinzione che aiutare gli stranieri significhi aiutare noi stessi. Chi lavora nel sociale è gente che ha a cuore tutta la comunità, tutti quelli che ne hanno bisogno, non certo una sola categoria. E ora ci preoccupiamo dei nostri anziani esattamente come prima ci preoccupavamo degli stranieri o dei senzatetto"

Pubblicato il - 22 maggio 2020 - 11:06

TRENTO. Michele Daves ha quarant'anni, attualmente è disoccupato e, perciò, impiega il suo tempo con il volontariato. Michele ha iniziato la collaborazione con Pronto Pia durante il lockdown e ora prosegue alla guida del furgone per le consegne di pacchi viveri che il Comune, in collaborazione con gli Alpini, svolge grazie ai volontari. Ma non è nuovo al volontariato. Infatti, collaborava già con Atas (Associazione trentina accoglienza stranieri) e attualmente si impegna sia nell’associazione “Il gioco degli specchi”, sia con Pronto Pia, la rete cittadina che coordina l'assistenza agli anziani e alle persone fragili. E, come afferma lui stesso, ha intenzione di proseguire in questo tipo di attività finché non troverà un altro lavoro.

 

Come stanno le persone che segui al momento? Com’è la situazione?

Consegno i pacchi di viveri e, girando per la città, si vede che si sta iniziando a ripartire. Le persone che aiutiamo sono sempre le stesse. Le richieste di aiuti alimentari sono salite all’inizio dell’emergenza, ma ora sembra si siano stabilizzate. Si vedrà nei prossimi mesi se le conseguenze economiche della chiusura totale porteranno a un maggior bisogno anche di beni di primaria necessità.

Come hai iniziato a fare servizio per Pronto Pia?

All’inizio mi ero iscritto nella lista per consegnare spese e farmaci, e poi mi hanno contattato per le consegne del Banco alimentare. Proprio nel primo periodo di chiusura totale siamo stati coinvolti perché gli Alpini avevano bisogno di supporto nelle consegne. Al furgone degli Alpini si è poi aggiunto quello delle Attività Sociali del Comune. È tutto raddoppiato anche perché prima la gente andava al punto di recupero a prendere il pacco, poi non è stato più possibile. L’emergenza c’è ancora, non è finita, e quindi è meglio recapitare le spese nel giroscale senza far uscire le persone.

 

Com’è stata l’esperienza?
Da queste settimane di volontariato mi porto via la gratitudine di una buona fetta dell’utenza. Ci ringraziano come se fossimo noi a donare il pacco dei viveri, in realtà noi lo consegniamo e basta, è il Banco alimentare che li prepara e raccoglie le offerte attraverso le collette. Alla fine della giornata ho la consapevolezza di aver fatto una cosa utile per la mia comunità.

 

Perché ti sei appassionato al volontariato?
Perché lo faccio da sempre, mi interessa il sociale, ho studiato per questo e prima di essere licenziato lavoravo con i migranti, li aiutavo ad inserirsi e a cercare un'occupazione, nella convinzione che aiutare gli stranieri significhi aiutare noi stessi. Nel servizio che stiamo facendo assieme agli Alpini ci siamo trovati in molti ex-operatori del Cinformi. Questo dimostra che chi lavora nel sociale è gente che ha a cuore tutta la comunità, tutti quelli che ne hanno bisogno, non certo una sola categoria. E ora ci preoccupiamo dei nostri anziani esattamente come prima ci preoccupavamo degli stranieri sui barconi o dei senzatetto.

 

Le domande e risposte sono a cura dell'iniziativa del Comune "La Trento che si aiuta - I volontari raccontano"

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