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Mondiali di Cortina, le associazioni piantano un abete rosso al cantiere. Confindustria: ''Ambientalisti da salotto, non rappresentano la montagna''

Oltre un centinaio di persone tra Mountain wilderness e Cai, Wwf, Italia Nostra, Peraltrestrade e altri movimenti si sono radunati al piazzale dell'Alexander Hall e quindi si sono recati nell'area del cantiere, questo nonostante le restrizioni imposte dalla Questura di Belluno, per protestare contro le opere previste in particolare per la kermesse iridata. Dura presa di posizione degli industriali

Di Luca Andreazza - 21 luglio 2020 - 15:58

CORTINA. Un abete rosso piantato vicino al cantiere della nuova seggiovia che collegherà il centro di Cortina alle 5 Torri. Questa l'azione delle associazioni per manifestare contro gli interventi previsti per i mondiali di sci alpino del 2021 e, si apprende, anche per le Olimpiadi 2026. Duro il commento degli industriali bellunesi: "Ambientalisti da salotto, non rappresentano la montagna di chi vuol rimanere a lavorare e vivere".

 

Oltre un centinaio di persone tra Mountain wildernessCai, Wwf, Italia Nostra, Peraltrestrade e altri movimenti si sono radunati al piazzale dell'Alexander Hall e quindi si sono recati nell'area del cantiere, questo nonostante le restrizioni imposte dalla Questura di Belluno, per protestare contro le opere previste in particolare per la kermesse iridata che nelle scorse settimane ha ottenuto il via libera definitivo (Qui articolo).

 

I rappresentanti del mondo ambientalista hanno illustrato il percorso che ha portato all'assegnazione dei mondiali a Cortina: 3 candidature fallite con la quarta ottenuta solo perché tutte le altre località avevano rinunciato a causa della netta opposizione dei cittadini espressa tramite referendum.

 

"Anche a Cortina si era svolto il referendum - dice Luigi Casanova, presidente di Mountain wilderness - invalidato dalle istituzioni in quanto aveva partecipato il 40% dell’elettorato attivo e il 90% dei votanti si era espresso per il 'No'. In seguito diverse delegazioni avevano avuto incontri, cordiali, con la Fondazione 2021. Si era trattato di incontri formali, conoscitivi, che avrebbero dovuto portare a delineare un percorso consolidato di relazioni trasparenti e propositive tra le parti. Questo fondamentale passaggio non è più avvenuto, nonostante la partecipazione fosse un obiettivo previsto e auspicato dalla farsesca Carta di Cortina del 2016".

 

Gli ambientalisti si sono mostrati preoccupati in particolare per la zona Tofana di Mezzo e Rumerlo, interessate da una parte dalla sistemazione delle piste e della viabilità, e dall'altra dalla costruzione dello stadio di arrivo per le gare di sci alpino. Contro ogni proclama fatto prima dei lavori, accusa l'associazione, l'organizzazione per i Mondiali Cortina 2021 avrebbe stravolto la montagna e le zone boschive senza alcun rispetto per l'ambiente e il paesaggio (Qui articolo).

"Molti di questi cantieri sono superflui - aggiungono le associazioni - la costruzione delle opere sembra aver seguito la massificazione scientifica dello sconvolgimento ambientale e dei suoli, nessuna opera del passato, non più usata, è stata demolita. Per raggiungere questo obiettivo si sono violate le normative europee riferite a Rete Natura 2000, direttiva Uccelli e Habitat, la Carta del Paesaggio, la Convenzione delle Alpi in ben 5 dei 9 protocolli (Difesa dei suoli, Foreste, Paesaggio e aree protette, Mobilità, Turismo). Inoltre è stata violata la Costituzione italiana laddove si tutela il paesaggio e dove si esplicita che i processi partecipativi dei soggetti interessati devono essere favoriti dalle istituzioni".

 

Il mondo ambientalista ha commentato anche il provvedimento adottato dalla Questura. "Un precedente pericoloso - prosegue Casanova - che incide sui più elementari diritti democratici della società italiana. Sembra proprio che si sia inchinata alle pressioni che probabilmente sono state avanzate dalla Fondazione Cortina 2021 o da amministratori pubblici".

Ora il lavoro dell’associazionismo consisterà nel raccogliere documentazione per inoltrare all’Unione Europea e alle stesse Federazioni sportive l’illustrazione delle inadempienze nei confronti delle direttive europee. "Quanto avviene a Cortina - evidenziano gli ambientalisti - dimostra in modo evidente che le Alpi non dispongono di luoghi idonei a sostenere i grandi eventi sportivi internazionali".

Nella seconda parte della manifestazione statica in località Cianzoppè in zona 5 Torri, i partecipanti hanno messo a dimora un abete rosso di 8 anni, nato da sementi autoctone: "Una pianta simbolo dell’azione propositiva sempre sostenuta dalle associazioni e dai cittadini italiani sensibili all’ambiente, una pianta mondiale", spiega Casanova.

E' arrivata anche la presa di posizione di Confindustria Belluno Dolomiti. "L’aver piantato un abete rosso - commenta Lorraine Berton - come gesto simbolico è effettivamente emblematico di come l’ambientalismo ideologico e da salotto guardi la montagna secondo gli stereotipi e gli interessi di chi vive in pianura e in città. Una visione distorta e pericolosa perché rischia di pregiudicare il futuro di chi vuole continuare a lavorare e vivere in queste aree. I montanari, quelli veri, sanno benissimo che nelle nostre zone gli alberi sono troppi e non serve piantarne altri".

 

La numero uno degli industriali bellunesi presiede inoltre il Tavolo tecnico "Sport e grandi eventi" a livello nazionale. "Queste manifestazioni sportive - spiega Berton - sono una grande opportunità per il futuro del nostro territorio. Non solo per la visibilità planetaria che avremo, ma anche, e soprattutto, per le opere infrastrutturali che saranno realizzate, per affrontare la vera emergenza della nostra provincia: l’inadeguatezza delle infrastrutture fisiche e virtuali. Questo significa strade migliori, una ferrovia efficiente, nuovi collegamenti sciistici e banda larga ovunque".

 

Un modo, per gli industriali, per evitare l'isolamento della montagna bellunese e cercare di mettere un freno allo spopolamento. "Nei giorni scorsi – prosegue Berton – abbiamo letto numeri a dir poco allarmanti: solo nel 2019 duemila giovani avrebbero lasciato la nostra provincia. E' un pezzo di futuro che ci lascia. Dobbiamo tamponare questa emorragia e rendere il nostro territorio più attrattivo e più competitivo. Dobbiamo creare le condizioni perché le nostre imprese restino a produrre qui, garantendo occupazione e benessere diffuso. Dobbiamo favorire uno sviluppo sostenibile e inclusivo della montagna, investendo in tecnologia, competenze e green economy".

 

Nell'ultimo week-end si sono registrati forti criticità sull'asse viario bellunese. "Abbiamo visto - conclude Berton - cosa significhi avere una rete infrastrutturale inadeguata con la viabilità in tilt su A27, Alemagna ma anche sull’Agordina. Chiedo agli ambientalisti: quanto inquina una macchina in coda? Qual è il costoanche paesaggistico, di una montagna che si spopola? Quali proposte alternative avanzano, piantare altri alberi? Rispetto le idee di questi signori, ma mi sento in obbligo di dire che non rispecchiano il parere della stragrande maggioranza dei bellunesi. Il nostro territorio ha bisogno di investimenti soprattutto ora: l’emergenza economica derivante dalla pandemia coronavirus rischia di darci il colpo di grazia e accentuare le nostre fragilità strutturali".

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