Per il Covid aveva perso il lavoro ma da Ibris trovava la ''pizza sospesa''. Ora che è stata assunta è lei a pagarla per chi ha bisogno
La storia condivisa da Ibrahim Songne, titolare del locale Ibris in via Cavour a Trento. "Ci ha commosso. Il piccolo gesto di donare una pizza può davvero dare una possibilità in più a chi è in difficoltà in questo momento"

TRENTO. "Grazie di cuore a tutti quelli che ci hanno supportato nella nostra iniziativa. Il piccolo gesto di donare una pizza può davvero dare una possibilità in più a chi è in difficoltà in questo momento". Così Ibrahim Songne, titolare del locale Ibris in via Cavour a Trento, che condivide sui social la storia di Mara, una sua affezionata cliente, e rilancia così la "pizza sospesa".
"La signora Mara si è trovata, purtroppo, senza occupazione a causa del Covid. Da settembre - dice il titolare di Ibris - veniva a mangiare grazie alla 'pizza sospesa', facendo girare anche la voce tra i suoi amici. Da poco, però, ha trovato una occupazione, e dopo la prima settimana le hanno dato un piccolo stipendio. E' venuta a comprare il pasto e in più ha voluto lasciare una pizza pagata per aiutare qualcuno che possa trovarsi nella sua stessa situazione".
Una situazione che accomuna purtroppo diverse persone in questi mesi difficili a causa della crisi innescata dall'emergenza coronavirus. "E' la seconda volta che accade un fatto simile - aggiunge Ibrahim - ma la storia di Mara ci ha veramente commosso e abbiamo voluto raccontarla".
Un'iniziativa, quella della "pizza sospesa" già avviata nel corso del lockdown, un esempio di solidarietà. E' un'iniziativa alla quale chiunque può contribuire per garantire a persone fragili un pasto caldo. "Mia mamma mi ha sempre insegnato a condividere quello che ho – aveva raccontato Ibrahim a Il Dolomiti – così in questo periodo particolare ho pensato di fare la mia parte senza aspettare che intervenga lo Stato”.
Un gesto semplice che però può fare la differenza e tutto nella massima condivisione. “La gente a Trento è buona e vuole donare, però è necessario essere trasparenti così sullo scontrino segno sia il nome di chi lascia qualcosa per gli altri sia di chi ne beneficia, poi pubblichiamo anche le foto sui social. È un modo per far vedere dove vanno i soldi e serve a creare un’interazione, in questo modo si può percepire che si sta aiutando concretamente una persona, con un nome” (Qui articolo).
Il ragazzo di 28 anni è arrivato dal Burkina Faso a Trento appena 12enne. Dopo la gavetta tra un'officina e il panificio-pasticceria Sosi, con i soldi risparmiati è riuscito ad aprire il suo locale "Ibris" in pieno centro del capoluogo (Qui la sua storia).


















