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Sempre più verso un turismo di massa: a San Giovanni di Fassa eliminati i bus-navetta così si sono spinti sugli impianti di risalita i visitatori

La vicenda affonda le radici a fine 2018, quando il Comune ha scelto di eliminare il servizio navetta di pulmini che dall’abitato di Pera portava al Rifugio Gardeccia, per questioni ambientali e di sicurezza stradale. A due anni di distanza, si capisce come la ragione della scelta fosse puramente economica

Di Lucia Brunello - 09 ottobre 2020 - 16:50

SAN GIOVANNI DI FASSA. In un modo o nell’altro, le nostre Dolomiti hanno testimoniato quanto il fenomeno turistico degli ultimi anni sia mutato configurandosi come sempre più di massa, e generalmente orientato alla quantità più che alla qualità.

 

Uno dei tanti esempi che confermano questa tendenza ce lo offre il Comune di San Giovanni di Fassa, in Val di Fassa, con uno caso abbastanza particolare di indirizzamento dell’offerta turistica.

 

La vicenda affonda le radici a fine 2018, quando il Comune di Vigo di Fassa (oggi diventato San Giovanni di Fassa) ha scelto di eliminare il servizio navetta di pulmini che dall’abitato di Pera portava al Rifugio Gardeccia, punto di partenza per eccellenza di numerose escursioni all’interno del gruppo del Catinaccio.  

 

Per il prezzo contenuto (10 euro il costo del biglietto andata e ritorno) e l'orario decisamente elastico, con il primo pulmino in partenza alle 7:15 di mattina e l’ultimo alle 19:30, il servizio era molto apprezzato e usufruito da turisti di tutte le tipologie: dalle famiglie con bambini che, una volta al Gardeccia, sceglievano di fermarsi lì e di stendersi sui prati, agli alpinisti scalatori ed escursionisti con mete più o meno ambiziose.

 

A interrompere bruscamente l'attività di questa realtà che durava da oltre 30 anni, è stata la decisione del Comune di potenziare gli impianti di risalita, notoriamente non molto utilizzati, che da Pera portano al Ciampedie (a circa 45 minuti a piedi dal rifugio Gardeccia).

 

Nonostante gli effetti tangibili del cambiamento climatico e gli inverni sempre più anomali e con poca neve, le amministrazioni montane sembra non vogliano smettere di insistere sul turismo sciistico invernale, proprio come dimostra ciò che sta accadendo nel bellunese con il progetto del Grande Carosello (articoli qui e qui). 

 

Anche il Comune di San Giovanni (socio della società Catinaccio Impianti a Fune SpA) non ha voluto essere da meno, puntando tutto sulle seggiovie di Pera, e quindi decidendo di ritirare la concessione a l’unico concorrente diretto: il servizio pulmini.

 

Le polemiche di turisti ed escursionisti affezionati non si sono fatte attendere, e non si sono certo fermate davanti al tentativo da parte del Comune di giustificare la rimozione delle navette come una scelta motivata dalla sicurezza stradale e assunta anche in ottica ambientale. Partendo da quest’ultima giustificazione, che un impianto di risalita (con annesso un bacino idrico e tutto il sistema d'innevamento artificiale) possa essere presentato come più ecologico di un servizio bus-navetta attivo per un terzo dell’anno, è decisamente poco credibile.

 

Ma i veri dubbi sono sorti sul fronte "sicurezza stradale". Ad oggi, infatti, sono oltre 400 i permessi privati di accesso alla strada su cui operavano i pulmini. Permessi che nessuno però in questi due anni ha pensato di ritirare, vista la pericolosità del percorso.

 
A voler fare qualche ricerca in più, sembra proprio che la motivazione principale possa essere un’altra. Per esempio, guardando ai bilanci della società Catinaccio Impianti a Fune SpA, emerge come questa sia attualmente indebitata per via dei numerosi finanziamenti fatti per ammodernare gli impianti di Pera. Senza contare inoltre che, in cantiere, sembrerebbe esserci anche un nuovo progetto, nello specifico il collegamento funiviario Pera-Pozza, "strategico per la società Catinaccio - come si legge nel bilancio 2019 - in quanto in inverno la collegherebbe direttamente allo Skitour Panorama e all'alta Val di Fassa".

 

Un investimento importante dunque, e che pur non stonando con quelle che sono le dinamiche di gestione aziendale di una società di questo tipo, potrebbe fare pensare che questa, volendo rientrare quanto prima degli investimenti, abbia scelto di eliminare l’unica altra fonte di concorrenza per l’accesso al gruppo del Catinaccio, così da poter godere dei vantaggi tipici di chi offre un servizio in condizioni essenzialmente di monopolio e catturando, stando ai dati della “Dolomiti Rent a Car” (società che negli ultimi trent’anni ha gestito il trasporto con i pulmini), parte di una fetta di mercato da oltre 30 mila turisti a stagione.  

 

A questo vanno aggiunti poi gli effetti dati dall’aumento del prezzo del biglietto (19 euro per adulto tramite le seggiovie di Pera, contro i 10 delle navette). Il risultato sui ricavi si è visto immediatamente, con una crescita totale di oltre 700 mila euro nel 2019. 

 

Nel 2019, l’orario di apertura degli impianti di risalita è stato dalle 7 alle 19.30, per rendere la “transizione” dal servizio navetta più indolore. Chiaramente però, tenere aperti gli impianti anche negli orari con meno flusso ha portato a maggiori costi, e così, quest’estate, per massimizzare ulteriormente il vantaggio economico, il servizio ha subito la riduzione di orario dalle 8 alle 18, suscitando molte polemiche. Sembra un lieve cambiamento, ma per un escursionista, avere anche solo un'ora in più di cammino, può fare una grossa differenza. 

 

Nuovamente, quindi, come già visto accadere, l’interesse dell'appassionato di montagna più esigente è stato completamente trascurato, favorendo un turismo di massa, concentrato in determinati periodi della giornata e finalizzato all’ottimizzazione dei costi. Nel caso specifico, questo emerge chiaramente anche dalla qualità della manutenzione dei sentieri in Catinaccio. Gli unici "importanti" sembrano essere solo quelli che portano ai rifugi, tutto il resto è dismesso o trascurato.

 

Ad ogni modo il mercato in un certo senso sembra aver reagito. Quest'estate sono infatti stati in moltissimi a rivolgersi ai bus-navetta che salgono da Campitello di Fassa al rifugio Micheluzzi in Val Duron, di fatto diventato il punto di partenza più comodo per salire al rifugio Antermoia (qui articolo).

 

Con la sorpresa di nessuno, ad oggi sembra che le cose non cambieranno, anche perché l'attuale politica basata sui grandi flussi di turisti sembra dare buoni risultati, e in valle e tra i rifugisti del Catinaccio (eccetto uno) nessuno si lamenta.

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