Storia della (vera) famiglia de Gli Incredibili: ''Tre di noi con febbre a 40, abbiamo avuto paura senza mai poter sapere se fosse Covid perché il tampone arriva alla fine quando stai bene''
Alessandra e Alex sono la mamma e il papà della famiglia che ha fatto sorridere tantissime persone in questi giorni difficili con i loro doppiaggi del film d'animazione Pixar. Ecco chi sono e cosa hanno passato in queste settimane di malattia e di quarantena forzata con i loro figli, con l'aiuto dei vicini di casa e degli amici, il sostegno di un'infermiera premurosa via telefono e le paure per il futuro anche per non aver fatto i tamponi quando sarebbe servito
LEVICO. ''Ci sono stati dei momenti anche duri, di sconforto, di paura, soprattutto quando tre di noi, uno dopo l'altro, sono arrivati ad avere anche 40 di febbre per giorni e nessun medico era ancora venuto a visitarci. E resta una grande pecca di tutto questo sistema: il fatto che il fatidico tampone non venga fatto che alla fine a certificare che non c'è più il virus e quindi la verità sue questa malattia, per le famiglie comuni che non sono state ricoverate, non si saprà mai''. A parlare è Alessandra moglie e madre della famiglia de Gli Incredibili.
Lei, assieme a suo marito Alex e ai loro due figli, sono appena usciti da una lunga quarantena forzata, fatta di febbri, timori di essere stati colpiti da questo terribile virus che ha strappato migliaia di vite, di infermiere che ogni mattina telefonava loro per sapere come stavano, di amici e vicini di casa che li hanno sostenuti lasciando fuori dalla porta verdura, frutta, qualche piccolo regalo per il morale e, infine, l'idea di darsi al doppiaggio e di trasformare alcuni spezzoni de Gli Incredibili, uno dei film d'animazione della Pixar più riusciti, in una sorta di ''cronache dalla quarantena'' in salsa trentina.
La presentavano così: ''Metti una maestra, un falegname, una figlia e un figlio adolescenti chiusi in casa per due settimane. Che fare dopo l'ennesima partita a briscola, a rubamazzetto, a scala quaranta? Nei momenti difficili è sempre bene avere la capacità di concedersi una risata. In famiglia ci confrontiamo, discutiamo, litighiamo ma cerchiamo sempre di trasmettere ai nostri ragazzi l'idea che nella vita ironia ed auto-ironia sono due ancore di salvezza irrinunciabili (QUI FOCUS)''. E allora eccola la famiglia de Gli Incredibili nata da ''una storia di quarantena - ci spiegano - come tante in questo momento nel mondo, ma come ogni storia unica''.
''È iniziato tutto con una prima malattia di nostro figlio - ci racconta Alessandra - seguita da quella di Alex (il padre ndr) poi nostra figlia maggiore, infine io che sono risultata essere quella a cui si sono manifestati i sintomi più lievi. È stato tutto molto veloce, un turbinio di eventi, febbre, dottoressa, punture, che ci hanno portato ad essere segnalati all'Azienda Sanitaria come potenzialmente contagiati e hanno fatto scattare la quarantena, chiamata anche isolamento fiduciario. Purtroppo non essendo del settore sanitario non è previsto il tampone per le famiglie e ancora oggi non possiamo che raccontarvi di aver fatto due tamponi alla fine per poter essere liberati cioè rimessi in libertà, 14 giorni dopo la scomparsa degli ultimi sintomi. Insomma noi la verità su questa malattia, come tante altre famiglie comuni che non hanno avuto ricoveri, non la sapremo mai''.
Ogni mattina, comunque, presentando i sintomi influenzali la famiglia veniva chiamata dal personale dell'Apss. ''Si trattava di un'infermiera molto gentile - racconta ancora Alessandra - che ci chiedeva il decorso dei sintomi e ogni più piccolo dato medico, giorno per giorno. Devo dire che ormai ci eravamo affezionati e siccome ci piace ridere è successo anche un fatto buffo è interessante. Un giorno l'infermiera ha chiesto ad Alex come stava e se si sentiva meglio e lui per scherzare le ha detto: 'Sì sì io molto meglio ma me moglie l'è zidiosa' (mia mogli è scontrosa ndr). E, aggiungo io, ci mancherebbe con il virus in casa mi sembrava il minimo - prosegue Alessandra sorridendo -. Ma l'infermiera è stata davvero premurosa. Ha chiesto ad Alex di passarmi il telefono e mi ha detto di andare in un'altra stanza chiedendomi se andava tutto bene come coppia, tra moglie e marito, e mi ha dato alcuni consigli, dicendomi che non era il momento di litigare, ma che dovevamo essere forti e pazienti. Le ho spiegato, allora, che Alex scherzava ed eravamo tranquilli ma la cosa l'ho trovata, comunque, molto bella: l'infermiera si era interessata anche anche a come stavamo vivendo all'interno della casa. Un'attenzione davvero straordinaria''.
D'altronde vivere in quarantena, e lo hanno sperimentato in tanti in questi giorni, non è senz'altro facile, anche se ci si vuole bene, anche se si è persone energiche, positive e allegre. ''Nel nostro caso sono stati 19 giorni diventati poi 26 con i primi 7 di malattia - racconta ancora Alessandra - sotto stress, in agitazione, senza poter decidere di farsi visitare, aspettando tempi e protocolli stabiliti e poi dovendo dipendere dagli altri, chiedere farmaci, medicine, beni di prima necessità agli amici considerando, ovviamente, che i nonni sono reclusi in casa e che gli over 70 non sono proprio le persone giuste da mandare a fare la spesa, se non in caso estremo. Ma, fortunatamente, siamo stati aiutati da amici e vicini di casa. Abbiamo ricevuto frutta e verdura in regalo, qualche dono per tirarci su di morale come libri, abbonamenti per i film in condivisione, henné per i capelli e tutto quello di cui avevamo bisogno. Così abbiamo lasciato i volontari a chi è anziano o solo''.
Come detto ci sono stati anche i momenti duri e di sconforto soprattutto quando tre di loro hanno visto salire la febbre fino quasi a 40 gradi e nessun medico è andato a visitarli. ''Per fortuna - racconta ancora - con l'aggravarsi dei sintomi di nostra figlia, la dottoressa si è presentata a casa, con le dovute precauzioni, e la situazione è svoltata, anche psicologicamente perché essere lasciati soli è davvero terrificante. Fare le diagnosi al telefono non è certo rassicurante. Aver visto misurare la saturazione dell'ossigeno è stato qualcosa che ci ha rasserenati molto''.
Ci sono state anche delle criticità di ordine economico e il fatto che la loro economia familiare ha risentito moltissimo di questo lungo periodo non lavorativo. ''Alcune misure, anche private o semi private - prosegue Alessandra - per chi è stato in quarantena (assicurazioni, fondi, ecc) prevedono che vi sia un'ospedalizzazione ma soprattutto un tampone positivo, cosa che per noi, e per un'infinità di altre famiglie trentine, è impossibile, perché il tampone viene fatto solamente in uscita, 14 giorni dopo la scomparsa dei sintomi, per poter togliere le famiglie dall'isolamento fiduciario. Quindi, come molti altri, nessuno di noi possiede i tamponi del momento della malattia e dei sintomi. Questa è una grande pecca per più ragioni: perché non consente di verificare realmente chi sia immunizzato, né consente di poter spedire la documentazione alle assicurazioni, né consente di poter accedere ad alcuni fondi straordinari''.
Come lavoratori a Gli Incredibili non resta che accedere al contributo di 600 euro dello Stato ''ma chi potrà colmare il Gap economico tra quelli che la quarantena l'hanno fatta stipendiati e quelli che la quarantena l'hanno fatta a zero reddito? Per fortuna - conclude Alessandra - la creatività e il buonumore non ci sono mai mancati, abbiamo letto molto e ascoltato buona musica (abbiamo consumato l'album della band trentina Orcomondo. Ascoltatelo anche voi) e in queste settimane siamo riusciti a fare delle risate e del sorriso la nostra miglior cura, perché si sa che ridere fa buon sangue''.
Sono arrivate i doppiaggi e anche se ci sono state alcune critiche ''soprattutto al nostro quarto video: siamo stati attaccati nel giro di mezz'ora da un troll che ha iniziato a commentare in maniera violenta, con tanto di parolacce e insulti, sotto i nostri post: cose davvero becere, tra cui "puzzate", ma non ci facciamo scoraggiare. Ma adesso - chiosa - chissà che dopo questa barzelletta del 'tampone sì, tampone no, tampone positivo, negativo, il tampone ce l'hai o non ce l'hai' non ci venga voglia di fare anche una quinta puntata''.














