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"Tutti i reati sono in diminuzione, dagli omicidi alle rapine", eppure il Nord Est si (ri)scopre favorevole all'autodifesa, anche con armi da fuoco

Sono stati pubblicati da Demos - Osservatorio sul Nord Est i dati relativi alla percezione di sicurezza. Il 63% degli intervistati si è detto d'accordo con l'affermazione: "Se una persona trova dei ladri in casa ha sempre il diritto di difendersi anche usando delle armi". Il consenso pare trasversale: non incide l'età, la classe sociale o il livello d'istruzione. La vera differenza la fa l'orientamento politico

Pubblicato il - 16 gennaio 2020 - 15:42

TRENTO. "La nuova antropologia dell'insicurezza cozza con i dati statistici: l'Italia è il paese più sicuro di sempre, tutti i reati sono in diminuzione, dagli omicidi alle rapine, e questo bisogno radicale di sicurezza è una spia", così Massimiliano Valerii direttore del Censis, ieri a Trento per un incontro dal titolo "Oltre la società del rancore - i dati per capirla, le idee per curarla".

 

Eppure Trentini, Veneti e Friulani non sembrano pensarla allo stesso modo. E' stato pubblicato infatti da Demos - Osservatorio sul Nord Est un rapporto che tratteggia un quadro allarmante (e falsato). Quanto emerge è che il Nord Est, evidentemente, non si sente sicuro: il 63% degli intervistati, infatti, si è detto d'accordo con l'affermazione "Se una persona trova dei ladri in casa ha sempre il diritto di difendersi anche usando delle armi".

 

Detto in soldoni significa che più di una persona su due, se trovasse un ladro in casa propria, riterrebbe sempre un proprio diritto difendersi, anche usando una pistola o un fucile.

 

E' stata approvata lo scorso marzo in via definitiva dal Senato la legge sulla legittima difesa che è andata a modificare l'articolo 52 del codice penale.

 

"Va detto che c'è già una norma sulla legittima difesa nel codice penale. Una norma molto chiara che riconosce non punibile la persona che, per difendere sé o altri, sia costretta intervenire di fronte a un pericolo imminente. Il nostro ordinamento da sempre riconosce la legittima difesa come una causa di non punibilità. Ma (ed è qui il nodo) la difesa perché sia legittima deve essere proporzionata al pericolo di un'offesa ingiusta. La valutazione della proporzionalità è necessariamente lasciata ai giudici, a delle indagini ed eventualmente a un processo penale Una regola generale che vale non solo per i furti in appartamento ma per qualsiasi situazione in cui qualcuno subisca un pericolo imminente", aveva spiegato a Il Dolimiti Andrea De Bertolini, presidente dell'Ordine degli Avvocati trentini, poco prima dell'approvazione della nuova norma.

 

Le modifiche apportate alla norma hanno allargato, come si suol dire, le "maglie" della proporzionalità. "La difesa da parte della persona in pericolo - aveva spiegato ancora De Bertolini - deve essere proporzionata all'offesa subita; non può essere maggiore. Faccio un esempio: nel caso in cui si uccida una persona che minaccia di dare un pugno difetterebbe certamente il requisito della proporzionalità. Peraltro, già l'attuale disciplina prevede che si tenga conto delle specifiche circostanze in cui il pericolo si è manifestato e anche, per un'applicazione più ampia della legittima difesa, delle circostanze per errore supposte dalla potenziale vittima dell'aggressione. Dunque, un sistema di regole già capace di dare piena risposta alla necessità di tutelare le vittime di aggressioni ingiuste come per esempio certamente sono cittadini che subiscano intrusioni in casa da parte di criminali" (QUI ARTICOLO).

 

Nel 2018, nelle zone interessate dal sondaggio, l'attesa per questo provvedimento era alta: il 71% degli intervistati si diceva sempre favorevole all'autodifesa, anche con armi da fuoco. Oggi, a qualche mese dall'entrata in vigore, il dato è sceso di 8 punti percentuali ma il consenso rimane ancora molto ampio e, soprattutto, trasversale.

 

 

Sono più gli uomini ad essere d'accordo con la legittima difesa (66%), meno le donne (59%). Anche le fasce d'età sembrano incidere poco (o nulla) sulla percezione d'insicurezza e sul sostegno alla legittima difesa: il dato si ferma al 56% per gli under 25, tra i 25 e i 34 anni sale al 68%, 66% per la fascia 35-44 e 68% per la fascia 45-54. Scende a 62% per coloro che hanno tra i 55 e i 64 anni e al 56% per gli over 65.

 

Anche il livello d'istruzione sembra incidere poco su questi dati. E' a favore della legittima difesa il 67% degli intervistati con la licenza elementare, il 61% di coloro che hanno la terza media e il 63% di chi è in possesso di un diploma o di una laurea. Non incide nemmeno la fede, a quanto pare. Si dichiara a favore della legittima difesa (anche con armi da fuoco) il 53% di chi frequenta assiduamente la Messa e il 66% di chi lo fa saltuariamente o si dichiara non praticante/credente. 

 

Quindi, qual è il vero discrimine? Stando ai dati raccolti da Demos a fare (veramente) la differenza è l'orientamento politico. E' favorevole alla legittima difesa il 38% degli elettori del Pd, il 43% degli elettori di partiti minori e il 45% di chi voterebbe Italia Viva. Riscuote invece più consensi tra i sostenitori del M5s (59%) e tra chi si rifugia nell'area grigia dell'incertezza (57%).

 

I consensi maggiori, però, arrivano da chi si riconosce nello schieramento di centrodestra: è convinto che si possa e si debba rispondere, anche con le armi, per legittima difesa il 66% degli elettori di Forza Italia e il 76% di quelli di Fratelli d'Italia. Il dato schizza tra gli elettori della Lega: l'82% si dice favorevole alla legittima difesa, anche con il ricorso alle armi da fuoco.

 

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