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"Un laboratorio urbano e partecipato" per una "città a misura di bambino". Franceschini (Pd): "Partiamo dai più deboli"

Silvia Franceschini, logopedista candidata alle elezioni comunali del 20 e 21 settembre con la lista del Partito democratico, è stata protagonista di un'iniziativa volta a dar voce ai più piccoli, rendendoli partecipi della costruzione della Trento del futuro. Partendo da un laboratorio, utilizzando il teatro, ha così raccolto delle idee dai bambini su quale città vorrebbero, discutendone poi con i genitori. "Una città a misura di bambino è una città a misura di tutti"

Di Davide Leveghi - 02 settembre 2020 - 13:46

TRENTO. Ragionare con bambini e genitori su una città “a misura di bambino”. È questo l'obiettivo di un laboratorio, che tra teatro e confronto, ha portato il pomeriggio di martedì 1 settembre nella piazzetta di Piedicastello diverse famiglie coi figli a riflettere su un futuro in cui Trento possa entrare nel novero delle città attente alle esigenze dei più piccoli. A organizzarlo, Silvia Franceschini, logopedista e candidata alle prossime elezioni comunali con nella lista del Pd a sostegno di Franco Ianeselli.

 

Nelle difficili settimane che ci aspettano, infatti, tra le legittime preoccupazioni sui rientri a scuola e le sfide educative che impongono le misure anti-contagio, i bambini rappresentano certo una fascia sociale a rischio. Chiusi per due mesi in casa, lontani dai propri amici e soprattutto dalle strutture che ne dovrebbero garantire la formazione, i più piccoli si troveranno a vivere in una quotidianità ben lontana dalla normalità pre-Covid.

 

È proprio questo uno dei temi trattati in un'iniziativa immaginata e organizzata dalla giovane candidata dem, in un luogo a lei particolarmente caro, quella piazza di Piedicastello da poco rimessa a nuovo e centro del quartiere in cui vive ed è cresciuta. “Abbiamo portato colore e vita in una piazza spesso vuota – racconta – dobbiamo ridare a questi luoghi il compito di ospitare momenti di aggregazione e di comunità, facendo leva su dei soggetti come i bambini. Perché una città a misura di bambino è una città a misura di tutti”.

 

 

Sfruttando il teatro, Franceschini e i suoi collaboratori sono riusciti a dar vita ad un laboratorio in cui fossero dapprima i bambini, poi i genitori, a immaginare la città del futuro. Ai più grandi, infatti, il compito di riflettere sulle idee dei più piccoli. “Attraverso alcune tecniche della forma teatrale del 'teatro dell'oppresso' abbiamo raccontato ai bambini una storia, lasciando poi a loro la parola. Amelie è una bambina che vive in campagna e che si trova improvvisamente a doversi trasferire in città. Lì non conosce nessuno, non vede altri bambini, solo le capita di vederne uno seduto in un'auto mentre si trova al semaforo. Ma quando quello diventa verde, anche quel bambino non lo vede più. Visti dei cartelloni per le imminenti elezioni, chiede al papà cosa siano”.

 

“Il padre le spiega cosa sono le elezioni e chi è il sindaco. Allora lei, a quel punto, dice che cosa farebbe se fosse la sindaca. In questo momento diamo la parola ai bambini, che ci hanno detto quale città vorrebbero. Ciò che ne è uscito è una città più viva e più attenta alla comunità. Con attenzione ai parchi giochi e a strutture più creative e in legno per i bambini. Con piscine più grandi. Le idee sono state oggetto di riflessione dei genitori. E a quel punto, allora, si è parlato di casette di legno nei parchi con il fasciatoio e il bagno per i bambini, di una figura preposta a pulire la mattina i parchi giochi, spesso lasciati sporchi”.

 

E altro ancora. “Una città con più fiori e meno scritte sui muri. In cui si recuperasse una struttura come il Cinformi, chiusa dalla Provincia e quindi riaperta con il Comune. Si è parlato di incentivare i beni comuni e di creare spazi di copartecipazione. Di creare luoghi in cui fare aggregazione, concentrandosi anche su fasce a rischio come quella che va dai 10 ai 18 anni, istituendo una figura di educatore in ogni quartiere per fare rete”.

 


 

Lo definisce un “laboratorio urbano e partecipato”, Franceschini, un momento di incontro e confronto con i bambini come soggetto e oggetto della riflessione. “Volevo creare un momento in cui bambini e genitori potessero essere ascoltati e resi partecipi delle decisioni politiche. Dopo il Covid, infatti, i bambini, in quanto soggetto più debole, sono stati messi un po' da parte. Perciò un'iniziativa così vuole offrire un momento di attività diffuse, da portare in quartieri e piazze della città, superando la solitudine in cui spesso ci troviamo sempre più e creando aggregazione”.

 

Rivolto ai bambini tra i 3 e i 12 anni, l'iniziativa nasce dall'interesse della giovane logopedista per i bambini. “Faccio spesso attività laboratoriali, anche con le scuole, nel mio mestiere. Se vogliamo immaginare una città migliore, credo sia necessario partire dai più deboli. Esiste già una rete internazionale di città a misura del bambino, che ogni anno mettono in campo iniziative per rendere più accessibile le città a questi soggetti. Vorrei che Trento, che già è marchio Family, entrasse così nella rete, proiettandosi in una dimensione più europea. Partendo dai quartieri, si può pensare in grande”, conclude.

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