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Una battaglia incisa nelle strade parigine. Sul Baldo il 14 gennaio 1797 Napoleone apriva le porte alla conquista della penisola

Le armate napoleoniche infliggevano una sonora sconfitta all'esercito austriaco nei pressi del paesino di Rivoli Veronese, aprendo le strade alla conquista di Mantova e al patto di Tolentino con cui si strapparono diversi territori allo Stato pontificio. Il Tirolo si avviava invece verso l'invasione francese

Di Davide Leveghi - 14 gennaio 2020 - 17:21

TRENTO. Quella che si combatté il 14 gennaio 1797 fu una battaglia tanto significativa dall'essere scolpita nella toponomastica centrale parigina. L'ascesa di Napoleone, protagonista indiscusso delle campagne d'Italia, ad astro nascente della Repubblica in armi nata dalla Rivoluzione, veniva sigillata dalla vittoria di Rivoli, paesino veronese al limitare del Lombardo-Veneto austriaco, segnando non solo l'accrescimento del suo prestigio ma pure l'accelerazione delle conquiste rivoluzionarie.

 

Alle soglie del Tirolo, tra i pendii del Monte Baldo e le dolci colline a sud del Lago di Garda, il generale corso otteneva la sua prima importante vittoria d'annientamento, sconfiggendo un esercito in evidente superiorità numerica e aprendosi le strade verso lo Stato pontificio e verso Vienna. Lanciata contro i francesi per rompere l'assedio di Mantova, l'armata asburgica avrebbe subito una sonante sconfitta, da cui presto i napoleonici avrebbero tratto sommo giovamento.

 

Sfruttando la posizione strategica del piccolo paese veronese, Napoleone fu in grado di fronteggiare uno schieramento avverso superiore numericamente, dando prova delle sue capacità tattiche. Prendendo in contropiede gli austriaci, delle colonne francesi conquistano alcuni avamposti, attaccate duramente dai nemici che paiono prendere il sopravvento. Le azioni combinate dei sottoposti di Napoleone, però, ribaltano quella che pare avviarsi verso una pesante sconfitta.

 

Artiglieria e cavalleria svolgono un ruolo decisivo nella battaglia di Rivoli, seminando panico e confusione tra gli austriaci. Il numero dei caduti dà idea della rotta austriaca: sono 13mila circa gli uomini caduti o feriti, contro ai circa 4000 francesi. Tutte le colonne montane austriache sono annientate, solo quelle del fondovalle si ritirano, perdendo le insegne reggimentali, gettate dai francesi nel lago.

 

L'avanzata verso Mantova subiva l'accelerazione decisiva. Il centro strategico per la difesa del Lombardo-Veneto cadeva il 2 febbraio, aprendo le porte al controllo napoleonico su tutta l'Italia settentrionale. Ma i francesi, soprattutto, dirigevano la loro attenzione vero Roma. L'insurrezione di Bologna contro il dominio pontificio e la proclamazione della Repubblica Cispadana precedettero la firma da parte di Pio VI del Trattato di Tolentino con cui lo Stato della Chiesa cedeva a Napoleone ogni territorio a nord di Ancona, oltre che l'enclave avignonese.

 

Numerose opere d'arte vennero portate in Francia, mentre l'Italia centrosettentrionale s'avviava intera verso la costituzione della Repubblica "sorella" della Cisalpina, istituita ufficialmente nel giugno del 1797. Vienna, su cui s'addensavano le minacciose nuvole dell'avanzata napoleonica, decidette allora d'accettare un patto che avrebbe riempito di rabbia e delusione molti giacobini italiani – celebre fu lo sconforto del poeta Ugo Foscolo. Con il Trattato di Campoformio dell'ottobre 1797, l'Austria riconosceva ai francesi il possesso della Lombardia in cambio di Venezia, dell'Istria e della Dalmazia, concludendo inoltre l'esperienza della prima coalizione sorta per iniziativa dei sovrani europei a seguito della decapitazione del re di Francia Luigi XVI il 21 gennaio 1793.

 

Il Tirolo a questo punto avrebbe sofferto a sua volta l'invasione napoleonica. I vescovati di Trento e Bressanone, secolarizzati, sarebbero stati travolti, la reazione popolare pronta a scoppiare dopo alcune prime sommosse contrarie all'avanzata francese e rivoluzionaria. Solo nel 1810 Trento sarebbe stata legata alle sorti del neonato Regno d'Italia, così come il territorio su fino a Bressanone, incluso in quel Dipartimento dell'Alto Adige – nome che indicava un preciso riferimento geografico, cioè l'alto corso del fiume che passava poi per Verona, capitale del Dipartimento dell'Adige – che avrebbe scritto negli annali della storia successiva un nome al centro di annose e furiose battaglie.

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