Contenuto sponsorizzato

Violenza di genere, dalla prima "scrittrice" europea alla legge sull'aborto: tanto è stato fatto, tanto rimane ancora da fare

Se ne è parlato durante il webinar "Oltre la violenza: storie di talenti per nuovi sguardi", organizzato dall'associazione Elissa e altre realtà territoriali. Tante le relatrici intervenute, a moderare l'incontro il direttore de Il Dolomiti Luca Pianesi. L'avvocata Filz: "La violenza è sottostimata e avrà bisogno di nuove norme"

Di Arianna Viesi - 11 novembre 2020 - 15:23

TRENTO. Si è tenuto martedì 10 novembre il webinar (qui registrazione) Oltre la violenza: storie di talenti per nuovi sguardi organizzato dall'associazione Elissa, in collaborazione con il Comune di Trento, Fidapa Bpw Italy, L.e.a.f. – Laboratori Esperienziali al Femminile, S.o.s Parole, Golden Brain e Il Dolomiti (QUI ARTICOLO). Durante la serata, moderata dal direttore del nostro giornale Luca Pianesi e inserita nella campagna nazionale Stop violenza, le relatrici hanno cercato di tracciare un quadro di ciò che significa (ha significato e significherà) parità di genere.

 

A dibattere sulla questione tante donne che, da anni, s'impegnano a promuoverla: Beatrice Monticelli, formatrice e counsellor sistemico-relazionale; Annelise Filz, avvocata esperta in diritti umani; Stefania Santoni, ricercatrice esperta in archetipi femminili; Chiara Giusto, esperta della Commissione europea per le donne migranti; Luisa Degasperi, dell'associazione S.o.s Parole. Il compito di inaugurare il seminario è stato invece affidato alla Commissione provinciale pari opportunità della Provincia di Trento. 

 

"Il progetto - spiega Isabella Chirico, psicopedagogista e tra le fondatrici di Elissa (QUI ARTICOLO) - vuole raccontare come si possa passare dalla violenza all'empatia come risposta a questa grande crudeltà. Fondamentali, innanzitutto, gli aspetti di natura preventiva rivolti alla popolazione più giovane: lo facciamo entrando nelle scuole". Alle classi delle scuole medie e superiori che hanno deciso di aderire all'iniziativa sono stati (e verranno) infatti consegnati dei kit speciali: al loro interno i docenti troveranno dei fischietti colorati (simbolo del grido d'aiuto delle vittime di violenza, come spiega Luisa Degasperi del progetto S.o.s. Parole), delle tracce su cui costruire riflessioni individuali e di gruppo, storie speciali e giochi di conoscenza. Da qui i ragazzi partono e partiranno per costruire una cultura della non-violenza producendo foto, video, testi, collages che verranno poi raccolti in un "murales digitale di prevenzione della violenza". Contestualmente, è partita anche una campagna di raccolta fondi che saranno devoluti alla Casa della Giovane di Trento che accoglie e sostiene donne vittime di violenza.

 

 

Quello della violenza sulle donne è un fenomeno, socio-culturale, purtroppo ancora molto radicato. E se è vero che tanto è stato fatto, soprattutto negli ultimi anni, in termini di equità e diritti, molto ancora rimane da fare.

 

Non a caso, quindi, il dibattito ha preso le mosse dalla "visione" di una donna, colta e lungimirante, che seppe immaginare un mondo al femminile, spogliato da disuguaglianze, prevaricazioni e violenze di genere. E' stata Stefania Santoni, dell'associazione L.e.a.f. e ricercatrice esperta in archetipi femminili, a raccontare la straordinaria storia di Christine de Pizan, la prima "scrittrice" della cultura europea. "Con la nostra associazione - spiega la dottoressa Santoni - organizziamo laboratori esperienziali e appuntamenti al femminile che vedono come protagoniste storie di donne. Per questo abbiamo deciso di iniziare con questa donna eccezionale".

 

La storia (anche letteraria), si sa, è parca di figure femminili, sempre relegate ai margini, socialmente e culturalmente costrette ad un mutismo che, ai nostri occhi, risulta assordante. Christine de Pizan nacque a Venezia nel 1365. Figlia di Tommaso da Pizzano, uomo colto e accorto, ben presto si trasferì con la famiglia alla corte di Carlo V, dove il padre era stato convocato come astrologo. Qui, in un ambiente vivace, stimolante e cosmopolita, Christine ricevette un'educazione inconsueta per l'epoca (nella quale, ca va sans dir, l'istruzione era di esclusivo appannaggio maschile). Ebbe così l'opportunità di studiare i classici e di dedicarsi alla scrittura: economia, politica, morale furono al centro dei suoi interessi.

 

La sua opera più significativa (ed emblematica) è però La città delle Dame, con la quale Christine immaginò una società utopica popolata da sante, eroine, poetesse, regine, una società retta da ragione e giustizia (non a caso personificate da figure femminili). Nella città vagheggiata da Christine le donne hanno pari diritti e dignità degli uomini. Hanno, soprattutto, voce. Christine fu, insomma, una donna straordinaria. Diresse un proprio scriptorium (fu "a capo" di una schiera di amanuensi e illustratori che avevano il compito di trascrivere le sue, e altrui, opere). Per una donna della sua levatura intellettuale e morale era impensabile una separazione tra saperi femminili (rilegati alla dimensione domestica) e maschili (votati alla dimensione pubblica).

 

Quella di Christine è solo una delle tante storie di donne rimaste per troppo tempo nell'ombra. C'è, nelle storie, una potenza ancestrale e rivoluzionaria. Il mito, le fiabe, le favole toccano, infatti, corde dell'inconscio altrimenti inaccessibili. I personaggi sono archetipi, ripetono schemi, raccontano la collettività e si fanno, così, attivatori dell'apprendimento (non a caso un detto latino recita de te fabula narratur, "la favola parla di te"). Ed è proprio attraverso le storie, spiega Beatrice Monticelli, formatrice e counsellor sistemico- relazionale dell'associazione L.e.a.f., che vengono costruiti i laboratori al femminile. "Nella nostra formazione - dice - cerchiamo di lasciare spazio al mondo emotivo. Le storie sono uno spazio per vivere le emozioni e uno strumento di apprendimento esperienziale. Come possiamo utilizzare le storie per crescere? Leggendole, riscrivendole, scrivendone di nuove. L'augurio è che la storia di Christine possa essere fonte di ispirazione e portare le storie delle donne nel mondo".

 

Christine visse più di seicento anni fa. Da allora molte cose sono cambiate e molto è stato fatto. Ma, come ricorda Annelise Filz, avvocata esperta in diritti umani, molto ancora resta da fare. "Per molti secoli - spiega l'avvocata - il ruolo della donna è rimasto subalterno rispetto all'uomo. La storia dei diritti delle donne si dipana in questi ultimi cento anni, e c'è ancora tanta strada da percorrere"

 

Basta, infatti, tornare alla fine dell'Ottocento per trovare una donna totalmente priva di diritti. All'epoca le donne non avevano diritti ereditari, non potevano testimoniare in tribunale né firmare contratti, non potevano votare e dipendevano totalmente dalle figure maschili di riferimento (padre, fratelli, marito). Parte dall'Inghilterra il primo movimento femminista, quello delle suffragette, che oltremanica ottenne il diritto di voto per le donne nel 1918.

 

In Italia, com'è noto, ci si arrivò (molto) dopo. Con gli uomini al fronte, le donne iniziarono a lavorare fuori casa (e a conquistarsi, a fatica, un'indipendenza sociale ed economica) durante la Prima Guerra Mondiale. Questo processo di emancipazione venne, però, bruscamente interrotto dall'avvento del Fascismo. Mise radici ad esempio, proprio in questi anni, il cosiddetto ius corrigendi (il potere correttivo riservato al pater familias che poteva ricorrere anche alla forza per "correggere" la donna). Scorrendo la storia civile e penale dell'ultimo secolo è facile notare come tante acquisizioni (che, oggi, riteniamo diritti inalienabili) costarono in realtà fatica e (troppo) tempo. Solo nel 1975, ad esempio, venne riconosciuto il reato di stupro. Ma, si badi bene, come reato contro la morale e non contro la persona. Erano, infatti, il padre o il marito a poter richiedere un risarcimento in caso di violenza in quanto, paradossalmente, considerati soggetti lesi.

 

Il diritto di voto per le donne, in Italia, arrivò solo nel '46. Quell'anno, in Parlamento, entrarono 21 donne e nella Commissione dei 75 che scrisse la Costituzione solo 5. Eppure, quelle cinque donne riuscirono a portare nella nostra carta costituzionale articoli importantissimi per i loro (e nostri) diritti (l'art. 3 che sancisce l'uguaglianza; l'art. 19 sull'uguaglianza all'interno della famiglia; l'art. 31 dedicato alla maternità; l'art. 37 che sancisce la parità nel mondo del lavoro ecc.). Solo nel 1963 le donne entrarono in magistratura e, vent'anni più tardi, nel 1981, poterono accedere ai concorsi di polizia, nonostante continuassero ad essere in vigore leggi che, regolando i criteri di accesso a determinati lavori, indirettamente le penalizzavano.

 

Si dovette aspettare il 1968 per arrivare ad una sentenza che dichiarò  incostituzionale il reato di adulterio previsto soltanto per la donna. Molti passi avanti vennero poi compiuti negli anni '70: è del 1971 la legge a  tutela della maternità che introdusse, tra l'altro, un'indennità di maternità, del 1975 il corpus del diritto di famiglia che eliminò lo ius corrigendi, sancendo il superamento della figura maschile come pater familias e stabilendo la parità tra coniugi (da allora si parla di potestà genitoriale). Nel 1978, poi, arrivò la legge 194 sull'aborto che liberò la donna dagli aborti clandestini e rese legittima l'interruzione volontaria di gravidanza. Tre anni più tardi, nell' '81, venne abolito il matrimonio riparatore. E' solo del 1991 la legge sulle pari opportunità, legge con cui si iniziò a parlare di quote rosa.

 

"Soprattutto negli ultimi vent'anni - conclude Filz - molto è stato fatto in termini di diritti delle donne, ma c'è ancora molto da fare. La violenza è sottostimata, nascosta, e avrà bisogno di una serie di nuove normative per uscire allo scoperto. Oggi abbiamo tante leggi ma spesso questi diritti rimangono sulla carta e devono ottenere autorevolezza. E' necessario capire il senso e la portata di queste leggi. Solo in questo modo riusciremo a fare in modo che questi diritti siano rispettati".

 

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 22 dicembre 2020
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

17 gennaio - 19:26

Sono 332 le persone che ricorrono alle cure del sistema ospedaliero di cui 47 pazienti sono in terapia intensiva e 46 in alta intensità. Oggi sono stati comunicati 4 decessi di cui 3 in ospedale

17 gennaio - 19:26

Mentre ci sono territori che vedono confermata in toto la loro fornitura il Trentino dimezza i suoi numeri. L'assessora: ''La campagna di vaccinazioni anti Covid in Trentino va avanti come previsto, per lo meno nell’immediato''. Domani il richiamo per i primi vaccinati del 27 dicembre

17 gennaio - 21:08

I sindacati intervengono dopo che la Provincia a trazione leghista è uscita nuovamente sconfitta in tribunale per quanto riguarda il criterio di almeno 10 anni di residenza per accedere alle case Itea. Grosselli, Bezzi e Alotti: "Solo una Giunta come quella trentina poteva concepire una misura così indegna. La Pat disapplichi la norma o dovranno pagare la sanzione di tasca propria"

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato