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Appena compiuti 79 anni, scrive all'Apss per sapere quando potrà avere il vaccino e gli rispondono di informarsi sui media. "Dov'è l'efficienza trentina?"

Adriano Pellegrini è un commercialista che pochi giorni fa ha compiuto 79 anni. Per "farsi un regalo" ha scritto all'Azienda sanitaria chiedendo quando avrebbe potuto fare il vaccino. Di risposta si è sentito dire di informarsi sui media e sui giornali. "Dove è finita l'efficienza trentina?"

Di Davide Leveghi - 29 gennaio 2021 - 05:01

TRENTO. Mentre l'Italia e il Trentino, come tanti territori europei, assistono al tira e molla sui vaccini, con le grandi aziende produttrici incapaci di mantenere fede alla propria promessa e i conseguenti ritardi sulle previsioni e sui programmi, i cittadini guardano al futuro covando ancora la speranza. La luce in fondo al tunnel, continuano a ripetere autorità politiche e sanitarie, si vede, anche se molti si chiedono dove si debba guardare per vederla.

 

Speranzoso di ricevere il vaccino e di poter contare su una “corazza, per sé e per gli altri”, Adriano Pellegrini ha voluto scrivere all'Azienda provinciale per i servizi sanitari per poter avere un'idea, almeno vaga, di quando avrebbe potuto ottenere la prima somministrazione. Per farlo, ha atteso lo “scoccare” dei suoi 79 anni.

 

“Armato” di pec, con la mail del lavoro – a 79 anni Pellegrini continua saldamente a svolgere il ruolo di commercialista – ha deciso di rivolgersi direttamente a chi la campagna di vaccinazione la gestisce, attendendo che gli venisse data una risposta. Una volta ottenuta, però, il sapore che gli è rimasto in bocca è stato decisamente amaro.

 

“Da una vita, come commercialista, mi dedico alla gestione – racconta al nostro giornale – conosco quel mondo e quando vedo che la qualità gestionale scade nell'infantilismo da cittadino mi arrabbio. Perché non si dà al cittadino una risposta efficiente, perché il servizio pubblico non è in grado di dare risposte serie ai cittadini?”.

 

Alla domanda via mail, infatti, Pellegrini ha ricevuto una risposta inaspettata. Raggiunto al telefono da una voce di una giovane ragazza, si è sentito dire che da parte dell'Apss non esistono indicazioni in proposito e che, per avere chiarimenti, l'unica soluzione dovesse essere “informarsi sulla stampa e la televisione”. “E' questa la qualità dell'organizzazione della sanità provinciale trentina?”, si è subito interrogato il commercialista 79enne.

 

Mi aspettavo che chi gestisce la sanità avesse un cronoprogramma per dare informazioni ai cittadini – incalza – mi aspettavo un servizio pubblico efficiente. Alla serietà del pubblico, invece, si è sostituito il talk show in cui l'assessora dà spettacolo. Ma non è questo il servizio alla comunità. Ci vogliono efficienza e rispetto per i cittadini”.

 

La risposta della giovane dall'altra parte della cornetta assomiglia molto a una toppa peggiore del buco. “Non potendo mettere l'inefficienza su carta hanno deciso di farmi chiamare da una ragazza che era in imbarazzo a rispondermi. Mi sarei aspettato una responsabile della comunicazione preparata e invece era una voce imbarazzata. L'ho ascoltata e mi sono messo a ridere. Non c'è altro da fare che ironizzare su questa pubblica inefficienza”.

 

Nell'esperienza lavorativa, d'altronde, Pellegrini ha modo quotidianamente di scontarsi con le misteriose strade della burocrazia e della scarsa efficienza. “Con il mio lavoro sono anche coinvolto emotivamente, dovendo gestire la contabilità di aziende che nel momento in cui si rivolgono al pubblico incontrano un muro grande come una casa – continua – anche nel piccolo le strutture pubbliche dovrebbero dare una rispondenza più efficiente ai cittadini”.

 

Se sul futuro dell'economia il commercialista vede nero, dall'altra, non senza qualche critica a chi gestisce i vaccini, la speranza non manca. “Da cittadino mi sono sempre battuto contro le ingiustizie e come stanno gestendo la questione del vaccino a livello di brevetto e di distribuzione è un insulto alla democrazia. E' possibile che esista una censura della conoscenza? Al di là di questo però, io vorrei solo poter avere una corazza che protegga me e gli altri”.

 

Non sono più un ragazzino, seppur mi senta come tale, e ho vissuto con grande preoccupazione tutta questa storia. Preoccupazione per i contatti, per la famiglia, per gli altri. È un momento buio in cui speriamo di tornare a vedere il solo. Fino a quando non siamo vaccinati, però, siamo delle micce accese”, conclude.

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