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Da Seul '88 e Abbagnale a 90 Minuto e Sydney con ''Alè Antonio che sei il più forte del mondo, Alè Beniamino'', tanti auguri a Giampiero Galeazzi

Il suo percorso giornalistico iniziò quando ancora non aveva terminato la propria carriera sportiva. Galeazzi, prima d’intraprendere definitivamente la carriera da giornalista, è stato un eccellente atleta, un canottiere

Di Daniele Loss - 18 maggio 2021 - 20:09

TRENTO. In tanti, tutt’ora, sostengono che il 25 settembre 1988, all’Italia dovesse essere assegnata una quarta medaglia d’oro olimpica. Sì, perché oltre a Carmine e Giuseppe Abbagnale e al timoniere Peppino Di Capua, anche Giampiero Galeazzi avrebbe sicuramente meritato di mettersi al collo la medaglia del metallo più pregiato.

 

Con la sua telecronaca, entrata sin da subito a far parte della storia del giornalismo sportivo italiano, i milioni di telespettatori (sì, perché alle Olimpiadi tutti gli italiani diventano tifosi degli azzurri, indipendentemente dalla disciplina) che assistettero a quella gara, quella del “Due Con”, si sentirono lì, a Seul e tutti quanti si sentirono un po’ Abbagnale.

 

 

Oggi “Bisteccone”, così ribattezzato dal giornalista Gilberto Evangelisti per la sua imponente mole, compie 75 anni, metà dei quali trascorsi come giornalista sportivo in Rai, prima in radio e poi in televisione.

 

Il suo percorso giornalistico iniziò quando ancora non aveva terminato la propria carriera sportiva. Sì, perché Galeazzi, prima d’intraprendere definitivamente la carriera da giornalista, è stato un eccellente atleta. Ovviamente un canottiere: vinse sia il campionato italiano nel singolo nel 1967 che nel doppio con Giuliano Spingardi nel 1968 e, nello stesso anno, partecipò alle selezioni per le Olimpiadi di Città del Messico del 1968.

 

La successiva edizione dei Giochi Olimpici, quelli tristemente noti di Monaco del 1972, li seguì da inviato sul campo per la radio e, per un imprevisto occorso al collega Petternella, effettuò la sua prima radiocronaca di canottaggio.

 

Passato alla televisione si dedicò inizialmente al tennis (quante edizioni della Coppa Davis abbiamo sentito raccontate dalla sua voce e il suo “Alè” seguito dal nome di battesimo del tennista in questione, ripetuto decine di volte durante le dirette, era diventato un tormentone per gli appassionati. 

 

Tennis, ma ovviamente anche canottaggio, il suo sport, quella disciplina di cui è stato sempre molto competente e super appassionato: ha seguito sei edizioni dei Giochi Olimpici, da Los Angeles 1984 ad Atene 2004.

 

E, per l’appunto, in occasione dell’Olimpiade di Seul del 1988, Galeazzi si ritrovò a commentare l’impresa dei fratelli Abbagnale che, a dire la verità, un oro olimpico nel “Due Con” l’avevano già vinto a Los Angeles, ma non con la telecronaca di “Bisteccone”, che contribuì a rendere unico e incredibile il successo dei fratelli di Castellammare di Stabia e del timoniere Di Capua.

 

Ma non è finita, perché c’è una seconda telecronaca di Galeazzi che ha fatto e fa tutt’ora storia. Dodici anni dopo l’impresa degli Abbagnale a Seul, c’è da commentare la gara di Antonio Rossi e Beniamino Bonomi nel K2 1000 metri ai Giochi Olimpici di Sydney. Ebbene dietro al microfono c’è ancora lui, perché con anche con gli altri sport d’acqua con remo (o pagaia) il feeling è comunque incredibile.

 

 

Galeazzi non lo sa ancora che la sua performance dietro il microfono contribuirà a rendere grandissimo il successo del duo italiano e il suo “Alè Antonio che sei il più forte del mondo, Alè Beniamino” è un’espressione che tutti conoscono e ricordano. Così come resta indelebile nella mente degli sportivi italiani il momento in cui i due fenomenali atleti tagliarono il traguardo, conquistando la medaglia d’oro: Galeazzi finì la gara praticamente senza voce, allo stremo delle forze. Per poi tirare il fiato e ripartire, visibilmente emozionato.

 

Nella sua carriera anche tantissimo calcio: per tanti anni è stato l’inviato di punta della Rai per i big match del campionato e, per otto anni, condusse 90° Minuto, il contenitore per eccellenza della domenica calcistica della Rai, quando le partite andavano in scena tutte la domenica allo stesso orario.

 

E, nel suo personale curriculum, c’è anche un servizio non sportivo di grandissima importanza: nel 1986 era inviato a Reykjavìk per il match di Coppa dei Campioni tra Valur e Juventus. Ebbene, in quella circostanza Galeazzi seguì in prima persona anche l’incontro tra Gorbačëv e Reagan, dando prova di enorme versatilità, ma non pensò, nemmeno per un secondo, di abbandonare, il mondo sportivo. Tanti auguri “Bisteccone”.

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