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Dai soldati trentini (in divisa austriaca) travolti dai russi alle conseguenze sul fronte tirolese: il Trentino e l’Offensiva Brusilov

Il 4 giugno 1916, il generale dell’esercito zarista Aleksej Brusilov lancia un’offensiva tesa ad alleggerire il peso sugli alleati degli attacchi tedeschi a Verdun e austro-ungarici in Trentino. L’azione ottiene i risultati desiderati ma la Russia si avvicinerà a passi serrati verso la rivoluzione

Di Davide Leveghi - 04 June 2021 - 11:39

TRENTO. In guerra per il re, la repubblica o l’imperatore, milioni di uomini sacrificarono la loro vita – in gran parte senza eccessivo entusiasmo – nell’enorme bagno di sangue che fu la Grande Guerra. A differenza del secondo conflitto mondiale, in cui l’ideologia giocò un ruolo decisivo sia nella mobilitazione degli eserciti che nell’accrescimento della violenza – scaricata in larga parte sulla popolazione civile – quella combattuta fra il 1914 e il 1918 fu una guerra in cui i soldati vennero in gran parte trascinati nell’incomprensibile macelleria.

 

Masse di contadini vissero la guerra come una catastrofe naturale e solo l’alacre lavoro degli organi di propaganda avrebbe offerto ai comandi lo strumento efficace per plasmare le truppe, ricorrendo spesso ad una vera e propria disumanizzazione del nemico – come visibile nella sterminata mole di documenti, manifesti e così via.

 

Nello scacchiere europeo, dove la guerra fu combattuta in un estenuante gioco di posizione, i piani dei due schieramenti in campo vennero decisi a tavolino, non mancando di subire degli inevitabili rivolgimenti. A scompaginare il conflitto, infatti, ci avrebbe pensato la rotta della Russia zarista, in cui il desiderio di pace diffuso tra la popolazione e le truppe si intrecciò con la spinta rivoluzionaria di alcune forze politiche attive nell’Impero.

 

Ben prima che ciò accadesse (il trattato di Brest-Litovsk, con cui si sancì la pace fra Russia e Imperi centrali, con la sconfitta della prima, fu firmato solamente il 3 marzo del 1918), l’Impero zarista aveva collezionato diverse disfatte, travolto dalle impetuose offensive nemiche prima, poi - appunto - progressivamente indebolito dagli sconvolgimenti interni.

 

La più grande vittoria russa, invece, fu ottenuta nell’estate del 1916 e nonostante le immense distanze che separano i territori in questione finì per essere intrinsecamente legata alla storia nella Grande Guerra del Trentino. Ma perché? Le ragioni, fondamentalmente, sono due: da una parte perché in quei lontani e sconosciuti territori all’estremo oriente del continente europeo combatterono migliaia di soldati trentini-tirolesi, in divisa austroungarica, dall’altra perché quell’offensiva guidata dal generale russo Brusilov incise non poco nell’efficacia dell’attacco austriaco sul fronte trentino.

 

Per quanto riguarda i soldati trentini – per cui ci vengono in soccorso alcune dense pagine de I dimenticati della Grande Guerra dello storico lagarino Quinto Antonelli – il conflitto sul fronte orientale appare particolarmente traumatico. Le difficoltà mostrate dall’esercito austro-ungarico nelle fasce centro-meridionali del fronte orientale appaiono palesi, specialmente di fronte all’avanzata impetuosa delle truppe tedesche più a nord. Sorpresi dall’invasione della Prussia orientale da parte dei russi, i comandi tedeschi guidano la resistenza nell’estate del 1914, ricacciando indietro i nemici e infliggendo loro delle durissime sconfitte a Tannenberg (agosto) e nei pressi dei Laghi Masuri (settembre).

 

Alle schiaccianti vittorie tedesche, come detto, non corrisposero delle altrettanto evidenti avanzate austro-ungariche. Il cosiddetto “rullo compressore” russo travolse le truppe dell’imperatore Francesco Giuseppe in Galizia, rendendo necessario l’arrivo in soccorso dei tedeschi. Nella primavera-estate del 1915, l’attacco austro-tedesco ricaccia indietro i russi, che l’anno precedente avevano conquistato all’Impero la grande città di Leopoli, capitale della Galizia.

 

Con l’offensiva scatenata fra le città di Gorlice e Tarnów, nell’attuale Polonia, gli Imperi centrali riuscirono a scongiurare ogni pericolo di invasione dell’Austria-Ungheria e a costringere i russi a ritirarsi oltre il confine pre-bellico. Al tempo stesso, Varsavia e il grosso della Polonia finivano sotto il controllo germanico, così come la Lituania. Nel 1915, infine, l’entrata in guerra dei bulgari permetteva alla Germania di alleggerire la propria presenza ad est, concentrando nuovamente le truppe sul fronte occidentale.

 

Il 1916 è anno di grandi offensive. Mentre i tedeschi cercano di fiaccare le resistenze francesi a Verdun (febbraio), il generale zarista Aleksej Brusilov dà manforte agli alleati sferrando un consistente attacco tra le paludi di Pryp’’iat’ e la Bucovina, su un fronte di circa 350 chilometri. Con un’azione combinata di massicci bombardamenti delle linee nemiche e di incursioni di rapide squadre di fanteria d’assalto, i russi arrivano a minacciare nuovamente la Galizia austriaca.

 

In uno scenario apocalittico, i soldati trentini consegnano ai propri diari il racconto di quella guerra tremenda. Di fronte a scene raccapriccianti, per molti tra gli italiani d’Austria, presenti al momento sul fronte, si prospetta la possibilità di abbandonare le armi e di consegnarsi al nemico. Le ragioni sono svariate, dall’ “infinita stanchezza all’assoluta estraneità alle ragioni della guerra”. “Il gesto della diserzione – scrive Antonelli – rappresenta qui un atto di vera e propria rivolta anti-militare”, che “quasi mai si trasforma in una presa di posizione filo-italiana”.

 

Molti sono i trentini che periscono in quell’occasione. La sola Austria-Ungheria, fra il giugno e il settembre del ’16, perderà fra feriti, prigionieri e morti circa 1 milione e 500mila uomini, con numeri paragonabili nello schieramento opposto. L’impeto dell’attacco, però, finisce per perdere forza in virtù delle grandi difficoltà di rifornimento del fronte da parte dei russi – sul cui territorio già si prefiguravano le avvisaglie della rivoluzione. Giunti ai piedi dei Carpazi e indeboliti dall’arrivo delle truppe tedesche, distolte da Verdun, i russi si fermano.

 

Nondimeno, l’offensiva del generale Brusilov finirà per ottenere dei risultati. Non solo i tedeschi persero forze nell’attacco a Verdun, ma anche gli austro-ungarici dovettero concentrare importanti energie per fermare l’avanzata russa, sottraendole all’attacco scatenato sugli Altipiani e sul Trentino meridionale (QUI un approfondimento). L’esercito regio italiano poté quindi contare sugli effetti dell’offensiva Brusilov, attutendo il colpo e impedendo che le proprie truppe dislocate sul fronte isontino rimassero isolate dall’invasione del Veneto.

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