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Dal "vichingo" Jake Angeli ai Celti della Lega, quando il Medioevo diventa uno strumento politico. Di Carpegna Falconieri: "Non è mai stato presente come adesso"

Riferimenti e simbologie medievali sono elementi costanti nel discorso politico, specialmente di estrema destra. In ogni contesto, però, questo fenomeno globale assume connotazioni specifiche. Il medievista Tommaso di Carpegna Falconieri: "Il Medioevo non è mai stato presente come adesso, e gli storici sono in trincea"

Di Davide Leveghi - 16 gennaio 2021 - 12:29

TRENTO. Il 6 gennaio 2021 a Washington un gruppo di sostenitori del presidente uscente Donald Trump assalta il Campidoglio contestando il risultato delle elezioni presidenziali vinte dallo sfidante democratico Joe Biden. All'interno, si sta tenendo la seduta che conferma il risultato elettorale, quando il cordone della polizia viene facilmente superato, aprendo le porte e i corridoi di uno dei luoghi più rappresentativi della democrazia a una vera e propria orda.

 

A rubare la scena è una figura abbigliata con un accrocco di vestiti. A petto nudo nonostante le temperature polari, Jake Angeli – poi identificato come uno dei tanti pseudonimi di Jacob Anthony Chansleyporta un copricapo al confine fra l'avventuriero Davy Crockett e un vichingo, con tanto di corna e di code di procione. “Sciamano di QAnon”, Angeli guida l'assalto, attirando immediatamente l'attenzione dei media e guadagnandosi perfino una (incomprensibile) gara ad accaparrarsi i natali – una finta Ansa gli “appioppa” delle origini nonese, in specifico di Cloz.

 

I riferimenti al Medioevo nordico, d'altronde, non sono certo una novità nel mondo dell'estrema destra. “Esiste una vastissima letteratura in proposito – spiega lo storico medievale Tommaso di Carpegna Falconieri, specializzato proprio nell'uso politico e pubblico della storia medievale e nel cosiddetto 'medievalismo', cioè lo studio delle rappresentazioni successive del Medioevo – l'utilizzo di simbologie desunte da caratteri medievali non è nuovo nell'estrema destra. Pensiamo alle rune utilizzate dai nazisti o anche dai gruppi eversivi di destra italiani come Ordine nuovo”.

 

“Fenomeno conosciuto e studiato in Europa e Gran Bretagna, è esploso anche negli Stati Uniti diventando massmediatico – prosegue – le idee di razze nordiche, ariane e pure si esprimono nell'uso di questi riferimenti, portando con sé una concezione razzista. Se vogliamo, già alla fine del '700 si diffonde l'anglo saxonism, costruito su un immaginario di un'Inghilterra e una Scozia ancestrali e bianche, che escludono il meticciato”.

 

I processi non sono nuovi, dunque, ma rispondono ad esigenze particolari in contesti temporali e geografici diversi, declinandosi in diverse forme. “Sono processi antichi ed è molto interessante vedere come si esprimano nelle diverse culture – spiega di Carpegna Falconieri – la Lega nord, ad esempio, si rifaceva al mito celtico. Il celtismo in Italia veniva visto come equivalente degli scenari nordici, pensiamo all'utilizzo della croce celtica. Nei Paesi anglosassoni il discorso è diverso, se non ribaltato. Una simbologia celtica veniva utilizzata invece dai movimenti New Age e progressisti”.

 

Cosa suscita allora un Mario Borghezio con l'elmo da vichingo o un Jake Angeli che scimmiotta uno sciamano in uno storico medievista? “Purtroppo le scene di Washington non mi hanno meravigliato – confessa – i movimenti radicali hanno trovato una sponda nell'ultima amministrazione americana, con voci marginali che sono tornate a farsi sentire. Pensiamo al Ku Klux Klan, il cui foglio di riferimento si chiama non a caso 'The Crusader', 'il crociato'. Il Medioevo viene utilizzato per la politica contemporanea, proponendo in questo caso un abbigliamento che ha gli stessi riferimenti delle scritte e degli inni riportati sulle armi del terrorista neozelandese che ha sparato nelle moschee o di Breivik che diceva di essere un templare”.

 

Gli usi della simbologia medievale sono distorti e piegati a rappresentazioni di identità radicali e politiche di estrema destra – continua – e da questo punto di vista la Lega, a posteriori, ha perfettamente mostrato la sua natura. Così fa il neofascismo. Un elemento interessante, come dicevo, sta poi nella declinazione che ognuno dà a quei riferimenti. Solo in Italia, ad esempio, si pensava che Tolkien fosse uno scrittore fascista, mentre negli anni '60 negli Usa era considerato al contrario un rappresentante del mondo ambientalista e hippie. Le declinazioni locali, nondimeno, sono parte di un fenomeno che è invece globale e che è appunto l'uso ideologico e distorto di immaginari attribuiti al Medioevo e che in realtà non hanno nulla a che fare”.

 

Ma perché questo tipo di rappresentazione riesce a colpire così tanto l'opinione pubblica? “Hanno una fortissima presa perché toccano delle corde, degli immaginari e degli archetipi radicati nella nostra cultura – risponde il professore – archetipi come l'eroe, il guerriero solitario, il giusto, il cavaliere, il barbaro puro. I simboli che usano vogliono rappresentare la purezza”.

 

Il ruolo dello storico, di fronte a questi casi, diviene dunque decisivo, per smascherare l'uso distorto del passato e decostruire i miti e i pregiudizi - riguardo alla simbologia leghista, una ricerca dello storico Paolo Grillo ha dimostrato l'inesistenza storica della figura di Alberto da Giussano, "l'eroe di Pontida" che avrebbe sconfitto il Barbarossa e che campeggia ancora nel simbolo della Lega. Tra questi, quello duro a morire del vichingo con “l'elmo cornuto”. “L'elmo dei vichinghi non ha mai avuto le corna – racconta il medievista romano – è una rappresentazione da Medioevo inventato. La responsabilità di questa falsità storica è riconosciuta ai costumisti del Ciclo dell'Anello di Wagner. In realtà il copricapo dei vichinghi era simile a quello diffuso nella Russia medievale, con il paranaso e gli 'occhiali' simili a quelli di un motociclista”.

 

Lo storico ha come missione quella di comprendere, capire, storicizzare i fenomeni e descriverli. Il mestiere dello storico non è quello dell'erudito che studia il passato per il passato ma di uno studioso che parte dai bisogni del presente e si occupa anche di cose che hanno grande impatto nella società contemporanea. C'è un dibattito negli Usa riguardo a questi temi del Medioevo nordico e dell'uso politico, in cui si accusano gli storici di stimolare questa situazione parlando di un Medioevo bianco. In questo caso, si scivola verso le distorsioni del politicamente corretto. Come si fa infatti a parlare del Medioevo inglese o nordico se non come di un Medioevo bianco? La guerra alle statue è un discorso che si intreccia, perché caricare il passato di elementi del presente, che non gli competono, è a sua volta una deriva. Il passato non può essere addomesticato quando non coincide con le nostre aspettative”.

 

Il personaggio di Jake Angeli, dunque, non è che l'espressione di un Medioevo inventato e ritagliato su misura. “Egli deforma il passato, riempiendolo di valori che pensa abbia avuto ma non ha avuto – conclude – per questo il Medioevo non è mai stato così presente come adesso e gli storici, anche medievisti, sono sulla breccia o se vogliamo in trincea. Quando uno storico affronta queste questioni lo fa con spirito di conoscenza e non con spirito censorio. Deve classificare il fenomeno e per questo credo che al momento questa categoria sia impegnata fortemente dal punto di vista etico e civico”.

 

Tommaso di Carpegna Falconieri è un ricercatore e docente di Storia medievale all'Università di Urbino. Nel 2020 è uscito il suo libro Nel labirinto del passato: 10 modi di riscrivere la storia (Laterza), concentrato proprio sulle manipolazioni e le falsificazioni del passato. 

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