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Il giorno in cui il mondo conobbe El Salvador e Honduras: la sanguinosa guerra del football

Il 14 luglio 1969 le truppe salvadoregne invadevano il vicino Honduras. La ragione? Le autorità di Tegucigalpa, contravvenendo a degli accordi internazionali, avevano espulso circa 300mila cittadini di El Salvador. Ad acuire la tensione, però, ci aveva pensato anche una tripla sfida per l’accesso ai Mondiali di Messico ’70. Ecco come scoppiò, si svolse e si concluse la sanguinosissima "guerra del football"

Di Davide Leveghi - 25 luglio 2021 - 11:12

«I due governi sono rimasti soddisfatti della guerra, perché per qualche giorno Honduras e Salvador hanno riempito le prime pagine dei giornali di tutto il mondo e suscitato l'interesse dell'opinione pubblica internazionale. I piccoli Stati del Terzo, del Quarto e di tutti gli altri mondi possono sperare di suscitare qualche interesse solo quando decidono di spargere sangue. Strano ma vero».

Ryszard Kapuściński, "La prima guerra del football e altre guerre di poveri"

 

TRENTO. Seimila vittime, quindicimila feriti, e tutto questo in sole “cento ore”. È questa la storia della guerra del football, il breve ma sanguinoso conflitto che vide affrontarsi i deboli e poveri Stati centroamericani di Honduras ed El Salvador. Era il 14 luglio del 1969, quando l’espulsione di circa trecentomila salvadoregni da parte delle autorità di Tegucigalpa rovesciò la prima tessera del domino.

 

I due Paesi, terra d’espansione delle grandi multinazionali americane della frutta, si caratterizzavano infatti per un’accesa rivalità, dovuta sia a ragioni storiche che a ragioni geografiche. Ed in questa cornice, malgrado ciò, di fronte all’eccesso di popolazione salvadoregna, l’Honduras, più grande ma più arretrato, decideva qualche anno prima di accettare grandi masse di contadini proveniente dal Paese vicino. Un accordo, noto come la Convenzione bilaterale sull’immigrazione, aveva sancito l’apertura delle frontiere tra i due Paesi.

 

Nel 1969, però, le pressioni sul presidente honduregno Oswaldo López Arellano da parte dei campesinos portarono alla decisione di fare carta straccia della Convezione. Trecentomila contadini salvadoregni, stabilitisi in Honduras per lavorare la terra ed innalzare il livello tecnologico dell’agricoltura locale, venivano invitati a tornare in patria, creando non poche difficoltà al governo di San Salvador.

 

Come avvenuto in altri luoghi e tempi – si veda alla sfida tra Dinamo Zagabria e Stella Rossa di Belgrado del 13 maggio 1990 (QUI un approfondimento) – fu il calcio a canalizzare la forte tensione. La seconda tessera del domino, infatti, cadde proprio quando all’espulsione dei campesinos salvadoreños seguì la doppia sfida di Concacaf (la federazione calcistica dell’America centrale e settentrionale) utile a qualificarsi ai Mondiali di Messico ’70.

 

Honduras e San Salvador si sarebbero dovute affrontare nella semifinale delle qualificazioni. La doppia sfida, giocata fra l’8 e il 15 giugno, si svolse in entrambi casi fra violentissimi scontri. I tifosi impedirono ai propri avversari di dormire e di allenarsi. Nella partita di ritorno, giocata all’Estadio de la Flor Blanca di San Salvador, i giocatori honduregni furono addirittura accompagnati in blindato fino allo stadio. La folla inferocita aveva mostrato infatti quanto fosse disposta a spingersi di fronte agli odiati vicini, dopo aver linciato il giovane connazionale a cui era stato dato il compito di accompagnatore della nazionale honduregna.

 

Tra sassaiole, tafferugli, reciproci insulti, il clima di tensione fra i due Paesi salì alle stelle. Una vittoria per ciascuno, però, portò le due nazionali a doversi nuovamente scontrare in campo neutro, così da decidere chi dovesse passare e giocarsi l’ingresso ai Mondiali contro Haiti, vincitrice nella doppia sfida con gli Usa. “Campo di battaglia” di quella che si dimostrò essere ben più che una semplice partita di calcio, fu dunque l’Estadio Azteca di Città del Messico.

 

Militarizzato per l’occasione con lo schieramento di oltre cinquemila agenti di polizia, il terreno di gioco vide infine trionfare El Salvador, con un gol nei tempi supplementari dopo una sfida combattutissima. Il grande spiegamento di forze, però, non impedì che le due tifoserie venissero in contatto. Dagli scontri sugli spalti, poi, si passò rapidamente alla guerriglia urbana. Le relazioni diplomatiche, intanto, si deterioravano definitivamente: la sera stessa della partita di spareggio, giocata il 27 giugno 1969, l’Honduras decideva di rompere le relazioni diplomatiche con El Salvador. La "guerra del football", così battezzata dal giornalista polacco Ryszard Kapuściński, presente in Honduras al momento dello scoppio della guerra, aveva così inizio.

 

Il 14 luglio le truppe di fanteria salvadoregne invadono il vicino Honduras, sfondando la debole resistenza del nemico. I pochi e obsoleti aerei dell’aviazione di El Salvador prendono il volo, arrivando perfino a bombardare la capitale honduregna, Tegucigalpa. Ma, ben presto, saranno proprio gli honduregni a dimostrare la loro superiorità nei cieli, non disdegnando di utilizzare un’arma resa celebre dall’esercito statunitense proprio in quel momento a migliaia e migliaia di chilometri di distanza, il napalm. La violenza del conflitto, se ne deduce, fu tremenda.

 

Di fronte all’estrema violenza degli scontri, l’Organizzazione degli Stati americani impose a gran voce il cessate il fuoco. Era la tarda serata del 18 luglio, solamente quattro giorni ma poco meno di seimila morti dopo l’apertura delle ostilità. L’attrito fra San Salvador e Tegucigalpa, tuttavia, fu lungi dallo sciogliersi in un accordo di pace. Per settimane, infatti, la tensione si trascinò fra scontri alla frontiera, minacce, intimazioni a eliminare le ragioni stesse dello scoppio della guerra, l’imposizione cioè ai contadini salvadoregni di lasciare il suolo honduregno.

 

È il 5 agosto, quando le truppe salvadoregne riattraversano la frontiera, ripristinando lo stato antecedente al conflitto. Molto più numerose furono le vittime sia militari che civili fra gli honduregni, mentre gli sfollati raggiunsero l’incredibile quota di cinquantamila persone. In pochi, ristabilita la pace, furono i salvadoregni disposti a tornare in Honduras, dopo che l’Oas aveva imposto a quest’ultimo il risarcimento dei contadini spodestati. Solo il 30 ottobre del 1980, Tegucigalpa e San Salvador sarebbero giunti alla pace.

 

Presente sul luogo, come detto, il maestro del giornalismo Ryszard Kapuściński avrebbe scritto: “I piccoli Stati del Terzo, Quarto e di tutti gli altri mondi possono sperare di suscitare qualche interesse solo quando decidono di spargere sangue. Triste ma vero”. Per la prima volta, infatti, quei due miseri e sconosciuti Paesi del centroamerica trovavano spazio sulla cartina del mondo.

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