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L'abitato di Lasino diventa il ''paese dei zuconi'': ritorna la festa della zucca tra leggende popolari, piatti golosi, fiabe e ricerche storiche

Questo fine settimana la Pro loco di Lasino ripropone la festa della zucca. In calendario tante sfizioserie, un mercato contadino, la sfida tra vini artigianali, vinificati nella "caneva de casa", per dimostrare l’inventiva, la spontanea genialità dei contadini del paese

Di Nereo Pederzolli - 02 October 2021 - 11:30

MADRUZZO. Due giorni decisamente "zuconi". Parola e concetto scritto con una sola ‘c’ per ribadire nel contempo identità paesana e una sana goliardia. Lasino diventa "paese dei zuconi". O meglio: spazio rusticano di scambi a base di zucche. Con i ‘lasineri’ orgogliosi di essere testardamente "zuconi".

 

In realtà la sagra di questo fine settimana è un'iniziativa della Pro loco – idea del mitico presidente Piero Bassetti – per giocare sulla fonetica. A partire da quella di pronunciare Lasino con la ‘elle’ seguita dall’apostrofo che scandisce le successive 5 lettere: l’asino. Bestiola ingiustamente ritenuta zucona, intesa come "ignorante". Il gioco tra Lasino, l’asino e le cocurbitaceae è stato immediato.

 

Per sancire l’arguzia di quanti abitano nel paese della valle dei laghi dove per anni si omaggiavano gli asini con sfide e sfilate rusticane. Omaggiando l’intelligenza indomita degli asini. Come quella dei lasineri. Dove ilarità, istrioneria, buone pratiche contadine s’intersecano da tante stagioni con godibili sagre popolari. Come questa delle zucche.

 

Tra le vie del borgo da qualche anno inserito nell’ambito comunale di Madruzzo non saranno in scena solo le forme più strane dei frutti della sterminata famiglia vegetale delle Cocurbite. Varietà simboliche o meglio assurte a simboli da leggende popolari, da stimoli golosi, pure da fiabe e ricerche storiche. Tutte avvolte nel mistero. Proprio come la magia della zucca.


Nessuno ha stabilito con certezza l’origine di questa semplice quanto succulenta bontà. Le zucche sono citate da storici e filosofi come Plinio, nel primo secolo dopo Cristo. Dunque si conoscevano – e si mangiavano – molto, ma molto prima della scoperta dell’America. Perché in Messico si sono trovate ancestrali quanto originarie sementi. Diffuse nel Nuovo Mondo a partire dal 1600.

 

Facili da coltivare e piante generose, sia in qualità che in quantità. Forme bizzarre e altrettanto sostanziose. Hanno contribuito a battere la fame durante carestie e conflitti bellici. Hanno ispirato ricette di gastronomia popolare, sono diventate ingrediente innovativo per elaborazioni culinarie di cuochi istrionici, personaggi che hanno messo la loro testa geniale ("gran zucca") al servizio della sincera umiltà cocurbitacea.

 

Zucche, Lasino, golosità. La festa soddisfa curiosità e stimola la voglia di assaporare – appositi stand gastronomici sono pronti per servire manicaretti speciali – ma anche interrogarsi sul significato di essere "zuconi". Quella sana testardaggine che nulla ha da spartire con l’ignoranza. Proprio come l’ingiusta definizione della bestiola che richiama Lasino.

 

In calendario tante sfizioserie, un mercato contadino, la sfida tra vini artigianali, vinificati nella "caneva de casa", per dimostrare l’inventiva, la spontanea genialità dei contadini del paese. Tutt’altro che asini, neppure banali zuconi.

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