Contenuto sponsorizzato

“O tu santo Manganello”: metodi, strategie ed obiettivi dello squadrismo. Perché fu la violenza fascista a trionfare?

Nel primo dopoguerra, le agitazioni e gli scioperi del Biennio rosso trovano una progressiva risposta nella violenza fascista. L’uso della forza da parte delle squadre, però, non è spontaneo e mal organizzato come quello di contadini ed operai, bensì metodico. Si colpiscono gli organismi dei lavoratori con lo scopo di annientarli. I nemici vengono così zittiti grazie anche alla complicità delle forze dello Stato. Continua la rubrica “Cos’era il fascismo”

Di Davide Leveghi - 13 giugno 2021 - 11:55

Il Partito fascista derivò dallo squadrismo l’organizzazione, l’ideologia, la mentalità, lo stile di comportamento e di lotta” (da Fascismo. Storia e interpretazione, di Emilio Gentile)

 

O tu santo Manganello/ tu patrono saggio e austero/ più che bomba e che coltello/ coi nemici sei severo/ di nodosa quercia figlio/ ver miracolo opri ognor/ se nell’ora del periglio/ batti i vili e gl’impostor/ Manganello, Manganello/ che rischiari ogni cervello/ sempre tu sarai sol quello/ che il fascista adorerà” (da 50 stornelli per giovani fascisti con aggiunte e canti di camicie nere, di Asvero Gravelli)

 

TRENTO. “L’arco vitale del fenomeno (squadristico, ndr) copre quattro intensi anni, suddivisibili in altrettante fasi, intimamente connessi con le vicende politiche del movimento fascista e dell’Italia”. Illustra così, la vita dello squadrismo, lo storico Mimmo Franzinelli, fra i principali studiosi del fenomeno. In una periodizzazione precisa inquadra le caratteristiche di uno degli aspetti metodici, sistematici ed essenziali del fascismo, la violenza delle squadre.

 

Sono queste, infatti, il braccio armato che prepara l’ascesa al potere del partito, uscito (non senza difficoltà) dalla fase movimentistica solamente nel novembre del 1921 – mentre la fondazione dei Fasci di combattimento risale al 23 marzo 1919. A una prima fase caratterizzata da una matrice urbana, antiborghese e nazionale, dall’autunno del 1920 lo squadrismo sfrutta la risacca del movimento socialista, uscito sconfitto dal Biennio rosso. Con il sostegno degli agrari, prende progressivamente spazio nelle campagne.

 

In una terza fase, con la cocente sconfitta nelle elezioni del 1921, le squadre intensificano la violenza. Con il cosiddetto “patto di pacificazione” – che vede i socialisti e alcuni dirigenti del fascismo, tra cui lo stesso Mussolini, cercare una soluzione per mettere fine alla violenza politica – lo squadrismo si impone con la forza, dimostrando la diffusa contrarietà della base a qualsiasi compromesso con il nemico interno.

 

È in una quarta fase, dunque, che lo squadrismo si è fatto movimento di massa, capace di occupare intere città, di incidere sulle sorti delle amministrazioni e di imporsi definitivamente sulle sinistre. Il fascismo, postosi come “avanguardia della reazione borghese e antiproletaria”, si “accredita come difensore della borghesia produttiva e dei ceti medi, arrogandosi il monopolio del patriottismo con mentalità e metodi di tipo massimalista, cioè integralismo ideologico, faziosità settaria, intransigenza violenta” (Emilio Gentile).

 

Colpite e prostrate le organizzazioni operaie e contadine, lo squadrismo liquiderà anche lo Stato liberale – con l’occupazione di Trento e Bolzano, ad esempio, imporrà l’allontanamento del commissario civile Luigi Credaro, liberale favorevole ai diritti della minoranza tedesca e all’autonomia della Venezia Tridentina (QUI un approfondimento). Ma come si spiega la spropositata violenza scatenata contro gli avversari e decisiva nello spianare la strada verso la presa del potere?

 

L’Italia del dopoguerra è caratterizzata da un clima di violenza diffusa. Eredità di una guerra tremenda, vissuta con un grande sacrificio di uomini e lo choc della tecnologizzazione e della massificazione della morte, la violenza assume caratteri di massa nella campagna e nelle città industriali. Il cosiddetto Biennio rosso vede il Paese sconvolto dagli scioperi e dalle proteste popolari, a cui la forza pubblica risponde con una pesante repressione.

 

Tale violenza, tuttavia, non conta su un’organizzazione programmatica. Le agitazioni sono spontanee, non vi sono né strategia politica coerente né una direzione verso cui muovere complessivamente le azioni. Anzi, lo scontro frontale fra le organizzazioni dei lavoratori, dominate dalle correnti massimaliste, e le forze dell’ordine finiscono per creare un solco incolmabile, in cui si inserirà proprio la reazione delle opposte bande armate.

 

Il senso di sconfitta dei socialisti, palpabile già nella seconda metà del ’20, assume i contorni della disfatta di fronte alla crescente presenza fascista, che monta il livello di scontro opponendo una violenza cieca, spropositata, brutale. Vengono colpiti i vertici delle organizzazioni operaie e contadine, disarticolando le strutture sindacali e politiche. Le spedizioni punitive annullano il nemico, lo umiliano, lo annientano agli occhi dell’opinione pubblica.

 

Soprattutto, lo squadrismo può contare sul sostegno delle istituzioni liberali. Le coperture dello Stato sono garantite dalle simpatie diffuse nelle forze di pubblica sicurezza e armate, nella magistratura e nei palazzi del potere. Anche quando le istituzioni liberali fecero pressioni sul fascismo, affinché facesse rientrare nei ranghi il più palese illegalismo (ad esempio con il “patto di pacificazione” dell’agosto 1921), lo squadrismo più intransigente oppose la logica del manganello. Nessun compromesso con il nemico, ma violenza cieca per annientarlo.

 

Racconta sempre Franzinelli, nel suo indispensabile Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista. 1919-1922, che dall’utilizzo dei camion nelle spedizioni punitive del primo squadrismo, si passò nel 1922 all’utilizzo dei mezzi pubblici, in particolare dei treni. Senza biglietto, sprezzanti con gli infidi ferrovieri – tradizionalmente legati al movimento socialista – gli squadristi ostentavano l’impunità, padroni incontrastati sul suolo nazionale.

 

Protagonisti nelle squadre furono soprattutto reduci, studenti, ufficiali e giovani sedotti dall’estrema violenza. Baldanzosi e impuniti, poterono allargare a macchia d’olio la loro azione, investendo città e campagne, Camere del lavoro e fabbriche, sedi di partito e di giornali. Nelle spedizioni punitive – nate da vere o presunte provocazioni – non correvano d'altronde eccessivi rischi. “Contrariamente alle apparenze – scrive sempre Franzinelli – le spedizioni punitive non comportavano grandi pericoli, grazie a una serie di fattori: l’organizzazione militare, il folto numero di partecipanti, il notevole grado di mobilità assicurato da camion e automobili, la disorganizzazione dei militanti di sinistra, la connivenza delle forze dell’ordine, lo scarso impegno della magistratura nel perseguire questo genere di reati”.

 

Culmine e mito fondativo del fascismo fu infine la Marcia su Roma, evento tutt’altro che di rottura e preparato proprio dallo squadrismo (QUI un approfondimento). Logorati gli avversari attraverso il diffuso e massiccio utilizzo della violenza, le squadre dovettero subire un inevitabile inquadramento, teso ad arginare le forme più estreme e ad incanalare i risultati verso la direzione dell’edificazione della dittatura. Nel 1923, dunque, nacque la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, che assorbì le squadre d’azione.

 

Scrive Emilio Gentile (principale storico vivente del fascismo): “Lo squadrismo non era soltanto una forza armata, ma era anche una mentalità, una cultura politica, uno stile di vita fondato sull’esaltazione della violenza, della virilità, delle virtù marziali, che ebbero espressione non soltanto nella organizzazione militaresca delle squadre e nei metodi terroristici di lotta politica, ma anche in un vistoso apparato di riti, miti, simboli, inni e canti che divennero uno dei caratteri principali del Partito fascista”.

 

Il fascismo, salito al governo del Paese e fattosi regime, interiorizzò la lezione, la mentalità e i metodi dello squadrismo. Il culto dei “martiri”, morti nella “rivoluzione fascista”, rimarrà un carattere centrale nell’abbondante ventennio del fascismo al potere.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 30 luglio 2021
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
31 luglio - 18:26
Da marzo sono stati registrati 157 decessi per Covid, mentre a luglio sono 17 i pazienti ricoverati negli ospedali trentini. L'importanza dei [...]
Cronaca
31 luglio - 17:07
Il sopralluogo è avvenuto mercoledì. Secondo le ultime informazioni i carabinieri avrebbero verificato alcuni aspetti che sono emersi nel corso [...]
Cronaca
31 luglio - 16:18
Ad ufficializzare la decisione una nota del presidente Fugatti nella quale spiega di aver scelto il dirigente del Dipartimento salute per le sue [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato