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“Cos’era il fascismo?”: al via la rubrica del Dolomiti per raccontare come il fascismo sia nato nella violenza e nella prevaricazione tra squadrismo e terrore

Il Dolomiti lancia una nuova rubrica storica: “Cos’era il fascismo” racconterà ogni domenica la quotidianità della violenza fascista che sconvolse il Paese nel primo dopoguerra, portandolo fino alla dittatura. Facendo perno su “Un anno di dominazione fascista”, cronaca di Giacomo Matteotti, distribuita clandestinamente, si cercherà di dipingere il clima di quegli anni ricordando a quelli che oggi minimizzano pensando che tolta l'alleanza con il nazismo il fascismo ha fatto anche cose buone, quanto criminale e intriso di violenza fosse sin dalle origini il movimento di Benito Mussolini

Di Davide Leveghi - 29 maggio 2021 - 10:26

TRENTO. Cos’è stato il fascismo? In molti conoscono lo stralcio di discorso con cui Benito Mussolini, fondatore e leader del movimento fascista, rivendicò di fronte al Parlamento e al Paese intero l’assassinio di Giacomo Matteotti. “O signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, io dichiaro qui al cospetto di questa assemblea ed al cospetto di tutto il popolo italiano che assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto”.

 

Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello e non invece una superba passione della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico, morale, a me la responsabilità di tutto questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato con una propaganda che va dall’intervento fino ad oggi”.

 

Era il 3 gennaio 1925 e con quel discorso Mussolini poneva definitivamente fine alla morente democrazia liberale. A ucciderla, appunto, la violenza fascista, culminata in un omicidio che non solo sconvolse il Paese ma rischiò perfino di scompaginare i piani dello stesso fascismo. L’orrore del 10 giugno 1924, quando il deputato socialista Matteotti venne prelevato in strada, rapito, ucciso e fatto sparire, non fu però che un tassello di un percorso cominciato diversi anni prima. Percorso che lo stesso Matteotti aveva minuziosamente seguito.

 

Dalla fondazione dei Fasci di combattimento, il 23 marzo 1919, in poi, il fascismo – poi confluito nel novembre 1921 nel Partito nazionale fascistagiocò un ruolo crescente nel Paese, trasformandosi progressivamente nella forza capace di coagulare attorno a sé le aspirazioni e gli interessi dei ceti dirigenti italiani, dai grandi latifondisti ai grandi industriali, passando per l’esercito e la corte.

 

Il suo carattere principale, specialmente nella fase iniziale, non poté che essere la violenza. Una violenza nata nelle trincee della Grande Guerra. Le agitazioni operaie e contadine, che sempre più spesso sconvolgevano città e campagne, chiedendo diritti e agitando lo spettro della rivoluzione, trovarono nei fascisti la reazione feroce utile alle classi dirigenti per soggiogare i lavoratori e imporre l’ordine e la disciplina. Quando ciò avvenne, il controllo s’impose poi attraverso la repressione e la costruzione di una società che capillarmente doveva raggiungere ogni recondito ambito della vita, sociale e privata. La violenza, dunque, non sparì con il regime totalitario ma cambiò le sue forme.

 

Nondimeno, è sotto gli occhi di tutti come nel senso comune – astorico e appiattito sul presente – l’interpretazione del fascismo si limiti a giudicare i “passi falsi” del regime (il “fascismo defascistizzato” di cui parla Emilio Gentile) – dalle leggi razziali all’entrata in guerra – bypassando totalmente le fasi che portarono al governo i fascisti. Attorno al nostro passato fascista, d’altronde, circolano ancora fake news prodotte in gran parte dallo stesso regime, pericolose tanto più perché rischiano – come ricorda Francesco Filippi nella premessa del suo fortunato Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo di gettare “la base per un futuro totalitario”.

 

Cos’era il fascismo”, tuttavia, non è una rubrica che si proponga lo scopo di inserirsi nel dibattito su cosa sia ora il fascismo e sugli eventuali segni di una sua presenza nell’attualità. Al di là delle interpretazioni – difformi e contrarie – sulla questione, questa rubrica de il Dolomiti vuole semmai tracciare a partire da un libro (ma non solo) la scia di sangue che il fascismo, movimento e regime, lasciò nel Paese a partire dalla sua comparsa.

 

Seguendo per quanto possibile una cronologia, ma ricorrendo anche ad incursioni permesse dagli anniversari, la rubrica cercherà ogni domenica di raccontare frammenti di quella violenza distruttrice che batté la strada all’instaurazione di un regime ventennale. Il tutto facendo riferimento e perno ad un volume redatto da chi, nel contrastare questa oscena violenza, sacrificò la propria esistenza, elevandosi a simbolo dell’antifascismo: Giacomo Matteotti.

 

Un anno di dominazione fascista, volume pubblicato e distribuito clandestinamente nel febbraio del 1924, non è però che il punto di partenza di questo progetto, il “pianeta” attorno a cui gireranno diversi “satelliti” utili a illustrare il fascismo nelle sue diverse fasi e nei differenti contesti. Cronaca e racconto della “mistica” della violenza dunque, per cercare di far comprendere quale fosse il cuore di un’ideologia che ha profondamente segnato il ‘900 e che non manca di proiettare le sue ombre sul presente.

 

In un altro fortunato volume del 2019 (Me ne frego), David Bidussa parla della violenza fascista come di un linguaggio e di una mentalità. Rifiuto del compromesso, intransigenza, perfino goliardia nelle forme in cui si umilia il nemico (l’olio di ricino), sono aspetti di quest’uso sistematico della violenza. Aspetti che non possono che saltare all’occhio nella cronaca degli anni che portarono l’Italia a conoscere la soppressione delle libertà e il totalitarismo.

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