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Una "Ceka fascista" per eliminare i nemici del fascismo: chi erano e per chi agivano gli assassini di Matteotti?

In questo secondo approfondimento di “Cos’era il fascismo”, rubrica de il Dolomiti sulla violenza scatenata contro gli oppositori a partire dal primo dopoguerra, si raccontano alcuni dei protagonisti dell’omicidio Matteotti. Gli esecutori del sequestro e della barbara uccisione sono soggetti attivi fin dagli albori del movimento, squadristi feroci che agirono per conto di un’organizzazione segreta, precursora dell’Ovra, la polizia politica del regime

Di Davide Leveghi - 06 June 2021 - 15:46

Oggi in Italia esiste una organizzazione pubblicamente riconosciuta e nota nei suoi aderenti, nei suoi capi, nella sua composizione, nelle sue sedi, di bande armate, le quali dichiarano apertamente (hanno questo coraggio, che io volentieri riconosco) che si prefiggono atti di violenza, atti di rappresaglia, minacce, violenze, incendi, e li eseguono non appena avvenga, o si pretesti che avvenga, alcun fatto commesso dai lavoratori a danno dei padroni o della classe borghese. È una perfetta organizzazione della giustizia privata” (Giacomo Matteotti, discorso alla Camera del 31 gennaio 1921)

 

Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni” (Giacomo Matteotti, conclusione del discorso alla Camera del 30 maggio 1924)

 

TRENTO. Sorpreso in lungotevere Arnaldo da Brescia, mentre si sta dirigendo alla Biblioteca di Montecitorio, l’onorevole Giacomo Matteotti, segretario del Partito socialista unitario, viene ripetutamente colpito prima di essere caricato su una Lancia Lambda. Nonostante i tentativi di divincolarsi e la strenua resistenza opposta ai suoi sequestratori, il deputato polesano viene montato a forza sull’auto, che si allontana a gran velocità in direzione della campagna romana.

 

Sull’auto si scatenerà a quel punto una furibonda rissa, con Matteotti deciso a non darla vinta e a liberarsi dalla presa dei rapitori. Albino Volpi, lodigiano, pluri-pregiudicato ed attivo membro dello squadrismo lombardo, gli assesta diversi pugni con lo scopo di quietarlo, prima di sferrargli una mortale coltellata al costato. Il deputato socialista, fiero difensore delle classi lavoratrici e per questo indomabile oppositore delle violenze fasciste, muore durante il tragitto.

 

Ma chi erano i suoi sequestratori e per conto di chi agirono? Cominciati ancora nel 1922, poco dopo l’ascesa del fascismo al governo – culminata nella Marcia su Roma, mito fondativo del regime (QUI un approfondimento) – i rapporti fra lo squadrista Amerigo Dumini, il capo dell’ufficio stampa di Mussolini Cesare Rossi e il segretario del Pnf Giovanni Marinelli diventano sempre più intensi. L’attività del fascista toscano, nato negli Usa, medaglia d’argento al valor militare e mutilato di guerra, si sviluppa all’estero, dove per conto dei suoi finanziatori traffica in armi e spia i fuoriusciti.

 

Dumini è stato fra i promotori dei Fasci a Firenze. È brutale, spregiudicato e intransigente, e nel corso dei primi anni di attività squadristica ha già potuto contare su diversi omicidi (tra cui quello, a Carrara, del socialista Renato Lazzeri e di sua madre, intervenuta per difenderlo), spedizioni intimidatorie e perfino il sequestro di un parlamentare, il repubblicano Ulderico Mazzolani, costretto a ingurgitare l’olio di ricino.

 

Per conto di Rossi e di Marinelli, Dumini diventa il vertice di un’organizzazione informale e segreta nata per colpire gli oppositori. Ribattezzata “Ceka del Viminale” – nome mutuato dalla polizia politica bolscevica – la squadra guidata dallo squadrista toscano può contare sulla copertura della presidenza del Consiglio. Con Dumini, gli altri membri del sodalizio criminale si muovono, stipendiati dall’ufficio stampa del capo del governo, come se fossero giornalisti.

 

Il 12 marzo 1924, la Ceka fascista punisce il dissidente Cesare Forni, colpevole d’aver dato vita ai Fasci nazionali, lista formata da sansepolcristi e fascisti di sinistra in contrapposizione al Listone. Alla stazione di Milano, Forni – poi unico eletto in Parlamento nella sua lista dissidente – viene sottoposto ad un brutale pestaggio da parte di Dumini, Volpi e Malacria. Il 10 giugno dello stesso anno, a seguito dell’infuocato discorso in aula di Matteotti sulle violenze e i brogli nelle elezioni di aprile (QUI il racconto) e delle sue scomode ricerche sulle tangenti al governo da parte dell’azienda petrolifera statunitense Sinclair Oil, è il turno del deputato socialista, che viene eliminato dalla scena.

 

Questa volta l’incontro di Matteotti con i fascisti è fatale. Non era la prima volta, infatti, che il socialista polesano veniva a contatto con le violenze nere, che già avevano cercato di farlo desistere dai suoi propositi, tra intimidazioni, sequestri ed agguati.

 

Questa volta ad agire con Dumini, ci sono anche Amleto Poveromo, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Albino Volpi. Quest’ultimo, soggetto particolarmente attivo nello squadrismo milanese, ha contribuito a fondare la Federazione nazionale degli Arditi d’Italia, il Fascio milanese ed il gruppo Arditi di guerra fascisti. Volpi ha partecipato sin dall’inizio alle azioni squadriste, dall’assalto alla sede dell’Avanti! agli scontri con i socialisti, forza dominante nella roccaforte lombarda.

 

Il 16 giugno del 1924, è fermato mentre cerca di scappare in Svizzera con un passaporto falso fornitogli dalla questura di Roma; quattro giorni prima, ad essere arrestato durante un tentativo di fuga, è invece il capo della Ceka fascista, Dumini, tradotto subito al carcere di Regina Coeli. Se gli “scagnozzi”, da una parte, verranno poi condannati nel processo di Chieti, dall’altra il sequestro e l’omicidio avrebbero prodotto un vero e proprio terremoto. A traballare seriamente, per la prima volta, era la figura da molti individuata come mandante (anche in sede storiografica): Benito Mussolini.

 

CONTINUA il giorno 10 giugno, anniversario dell’uccisione di Giacomo Matteotti.

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