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Uccisa da un carabiniere l’8 marzo 1925 a soli 13 anni, la storia ritrovata di Anna Vivaldelli la cui vita si è interrotta su un campo di Dro

Una ricerca che ha messo insieme tanti pezzi di un mosaico per ricostruire la storia “perduta” di Anna Vivaldelli, uccisa a Dro l’8 marzo 1925. A quasi un secolo di distanza, in occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, ricostruiamo questa vicenda grazie ai documenti, le lettere e le testimonianze dell’epoca

Foto gentilmente concesse dalla Biblioteca di Dro-Archivio immagini
Di Tiziano Grottolo - 08 March 2021 - 05:01

DRO. “Storia e memoria sono due cose completamente diverse”, dice lo storico Alessandro Barbero. E sicuramente ha ragione. “La storia – aggiunge, sempre Barbero – si basa sulla memoria solo nella misura in cui per sapere cosa è successo devi fartelo raccontare da chi c’era”. Ciò vale in particolar modo per quelle “piccole storie”, vicende personali e di famiglie, che magari hanno segnato un’intera comunità ma che risultano comunque troppo “marginali” per entrare in un libro di storia e, con il passare del tempo, finiscono per essere eliminate anche dalla memoria collettiva. Talvolta però restano delle tracce, piccoli tasselli utili per ricostruire un mosaico più grande e complesso. Spesso sono le stesse persone coinvolte a scolpire un ricordo affinché un determinato fatto non venga dimenticato. Uno dei metodi più antichi, ma ancora oggi largamente utilizzato, è quello di incidere un brandello di memoria nella pietra. È proprio così che inizia la riscoperta della “storia” di Anna Vivaldelli uccisa a soli 13 anni l’8 marzo del 1925. A quasi un secolo di distanza ricostruiamo questa vicenda in occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna.

 

Qui Anna Vivaldelli da Dro a soli 13 anni di vita si spense l’8 marzo 1925. Innocentemente uccisa per rivivere in Dio eternamente. I genitori posero”. È questo il messaggio posto su una lapide che si trova in località Trez a Dro, vicino al fiume Sarca. Un messaggio che non può passare inosservato. A maggior ragione se ad averlo notato è Sonia Migliorati, artista che ha fatto della danza una delle sue ragioni di vita e da sempre impegnata in prima fila in vari progetti contro la violenza di genere. Possibile in tanti anni di passeggiate non essersi mai accorti di quella lapide? Naturale a quel punto iniziare delle ricerche, per saperne di più. Ricerche che hanno coinvolto direttamente anche la redazione de Il Dolomiti.

 

Le prime informazioni sono frammentarie, talvolta contrastanti. Di certo c’è che la giovane è stata uccisa in circostanze violente. Pare che a sparare sia stato un carabiniere. Non è chiaro nemmeno quante persone fossero presenti al fatto. Un piccolo trafiletto pubblicato su Il Brennero, quotidiano dichiaratamente fascista, del 10 marzo 1925 recita: “Triste fatto di sangue. Un carabiniere uccide una ragazza con una rivoltella. Ieri verso le ore 16 un carabiniere uccideva con un colpo di rivoltella alla fronte la tredicenne Vivaldelli Anna. Il fatto avvenne in campagna in prossimità del paese. Non si può per ora precisare come si sia svolto. Da quanto narriamo però altri due bambini presenti al fatto sembra trattarsi di un efferato delitto. La popolazione di fronte a questo caso è rimasta calma e addoloratissima. Da queste colonne alla famiglia orbata della miglior speranza vada il nostro cordoglio”. Tralasciando il fatto che la data riportata è errata il quotidiano fascista pone l’accento sulla calma mostrata dagli abitanti ma ciò non corrisponde alla verità. Si tratta di una della tante veline del regime per oscurare le contestazioni.

LE FOTO. Uccisa l’8 marzo 1925 a soli 13 anni, i documenti che raccontano la storia ritrovata
La lapide in località Trez a Dro (cliccare sull’immagine per vederla in alta definizione)
L'articolo pubblicato su il quotidiano fascista Il Brennero
Un manifesto funebre
La lettera della maestra
La ballata di un ignoto cantastorie
Anna Vivaldelli alla sua prima comunione
I funerali di Anna Vivaldelli

Il fatto più importante che successe in quegli anni, quello che tutti i giorni ripenso e tutte le notti mi sogno è questo. È l’8 marzo del 1925, con tre compagne sono a pascolare le capre, stiamo raccogliendo le viole. Con me ci sono i gemelli. Poco lontano c’è il carabiniere con la sua fidanzata”. A parlare è Alma Vivaldelli, sorella di Anna, le sue parole sono sopravvissute fino a oggi grazie unintervista raccolta dalla ricercatrice locale Mariarosa Rizzonelli. Il prezioso documento fa parte di un lavoro più ampio curato dalla stessa Rizzonelli per conto della Biblioteca di Dro, all’interno del quale vennero raccolte una serie di testimonianze basate su altrettante interviste biografiche alle anziane del paese. Un lavoro che contiene la summa della memoria collettiva del comune del Basso Sarca. 

 

Tornando invece al 1925, i ragazzini si sa, amano il gioco: è probabile che qualcuno abbia schernito il carabiniere, forse colto in atteggiamenti amorosi. “Lui, quando ci vede alza la pistola in aria – ora a ricordare è di nuovo Alma – così, per spaventarci. Ma la sua fidanzata, gli abbassa il braccio ‘che fai?’ gli dice e fa deviare il colpo in canna dritto verso la testa di mia sorella. Tutte scappano urlando: ‘corri, corri Alma, i a copà to sorela’. Io mollo i miei fratellini e mi avvicino a lei, la chiamo: ‘Anna, Anna’, non mi risponde, una cosa che non si può dimenticare, mai, mai”.

 

La voce corre veloce in paese, è un periodo turbolento, il Trentino in pochi anni ha vissuto il passaggio dall’Impero Asburgico al Regno d’Italia e poi alla dittatura fascista. Fuori dalla caserma dei carabinieri si raduna una piccola folla. Il padre di Anna non si dà pace. Volano parole di rabbia “abbasso i carabinieri”, forse anche “abbasso l’Italia”. Il padre di Anna viene arrestato ma in prigione ci resta poco, la gente protesta, s’infuria, i carabinieri sono costretti a liberarlo per evitare che la protesta degeneri in rivolta. Poi ci fu il processo, la parte meno chiara della vicenda. Quasi sicuramente si tenne a Verona ma le carte sono andate distrutte e non c’è traccia nemmeno agli Archivi di Stato.

 

“Il giudice – ricostruisce Alma nell’intervista – un giovane anche lui, domandò ai miei genitori quale pena infliggerebbero all’imputato e mia mamma rispose che non serviva mandarlo in carcere, la sua pena, e quella dei suoi genitori di conseguenza, sarebbe stata quella di sentirsi un assassino. Mia madre lo perdonò, con generosità, e lui tutti gli anni il giorno dell’anniversario della morte le scriveva un telegramma: ‘prego, imploro perdono’. La mia famiglia non ebbe risarcimento in denaro per quanto accaduto: gnanca na lira, sol oci da pianzer”. L’evento ebbe un grande impatto sulla comunità, tanto che per il funerale venne fatta arrivare appositamente una carrozza, sicuramente fuori dalla portata della famiglia Vivaldelli e della maggior parte di quelle trentine. La famiglia non si riprese mai dal terribile lutto, la stessa Alma per molti anni ebbe problemi di salute a causa dello shock, mentre il padre morì pochi anni dopo consumato dal dolore. Della tragedia rimane traccia anche in una ballata, composta da un ignoto cantastorie, e in un lettera scritta dalla maestra di Anna e letta durante il funerale. Ci sono anche due foto, una del funerale (anche questa una circostanza inconsueta) l’altra della piccola Anna il giorno della prima comunione che aveva fatto a Braunau dove era stata sfollata con la famiglia durante la Prima guerra mondiale. Materiali che ci sono stati messi a disposizione dalla cortesia di Dino Sommadossi responsabile della biblioteca che ha aperto a Il Dolomiti le porte dell’archivio storico di Dro.

 

Delle lettere del carabiniere purtroppo non resta più nulla: “Furono distrutte da mia nonna Tullia (la madre di Anna e Alma ndr) – spiega la nipote Paola Palmucci – assieme ad altri oggetti che custodiva gelosamente”. Ora però, da questa ricerca iniziata un po’ per caso, potrebbe perfino nascere uno spettacolo. Sonia Migliorati e Maria Vittoria Barrella con la compagnia teatrale “La Burrasca” ci stanno pensando: “Sarebbe interessante – sottolinea Barrella – riuscire a creare un racconto che, partendo da un fatto locale, possa affrontare dei temi attuali e universali. Non è la prima che lavoriamo in un contesto simile creando una storia attingendo dalla cronaca locale”. Le due artiste quindi sono all’opera e presto potrebbero arrivare nuove notizie in merito. “Una storia così interessante – conclude Migliorati – merita di essere raccontata e tramandata e in nessun modo dimenticata”.

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