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Vaccini anti-Covid, l'Università di Verona si dissocia dal professor Bellavite dopo l'intervento a Di Martedì e lui risponde: "Lavoro ancora con l'ateneo ed ho citato dati documentati"

La replica del professore dopo l'intervento del rettore dell'Università di Verona: "Lavoro ancora con l'ateneo come 'cultore della materia', mi sono recentemente occupato di Covid con due pubblicazioni su riviste internazionali e ho citato dati documentati"

Pubblicato il - 08 maggio 2021 - 13:47

VERONA. ''L’Ateneo si dissocia totalmente, pertanto, dalle posizioni espresse dal prof. Paolo Bellavite, durante la trasmissione “Di Martedì” sul canale televisivo LA7 del 4 maggio scorso, in cui sono stati tra l’altro citati dati non documentati. Autorevoli colleghi presenti nello studio hanno, fortunatamente, messo in luce le incongruenze e le inesattezze riportate durante l’intervista''.

 

Queste le parole con cui Pier Francesco Nocini, rettore dell'Università di Verona, si è dissociato dalle posizioni espresse da Paolo Bellavite, già docente di Patologia Generale all'ateneo veronese, che ha parlato della vaccinazione anti-Covid come di "una vera e propria sperimentazione", affermando che non ci sarebbe la "certezza sulla vera relazione tra beneficio e rischio". Ecco quindi di seguito la replica integrale del professor Bellavite alle parole del rettore:

 

"L’Ateneo afferma che il sottoscritto “non risulta avere alcuna collaborazione attiva con nostri gruppi di ricerca, tantomeno in ambito COVID-19” ma tale affermazione non è corretta per due motivi: 1) come molti altri professori, dopo il pensionamento lavoro ancora all’Università di Verona (Dipartimento di Medicina, Sezione di Patologia Generale) nella veste ufficiale di “cultore della materia” (vedi https://www.dm.univr.it/?ent=persona&id=960&lang=it) e negli ultimi quattro anni sono stato referente scientifico di un programma di ricerca di immunofarmacologia, 2) tra i diversi argomenti di cui mi sono recentemente occupato c’è anche il COVID-19, su cui ho pubblicato già due lavori nella letteratura scientifica internazionale, precisamente uno in agosto 2020 sul potere antivirus degli agrumi, un altro nel marzo 2021 sul meccanismo dei danni cardiovascolari del vaccino.

 

Stupisce che illustri colleghi, che si pregiano di studiare un vaccino “italiano”, non li conoscano. Ovviamente non contesto all’Ateneo il fatto che esprima opinioni, anche prevalenti, diverse dalla mie. Ma nel comunicato si afferma che avrei citato “dati non documentati” e che autorevoli colleghi avrebbero “messo in luce le incongruenze e le inesattezze riportate durante l’intervista”, senza dire quali. In realtà i dati sugli effetti avversi sono ben documentati, come lo è la differenza tra i diversi metodi di farmacovigilanza, che ho menzionato.

 

Tutti sanno che in queste trasmissioni televisive si hanno pochi minuti (a volte pochi secondi) per spiegarsi e nessuno ha tempo, ovviamente, di citare la bibliografia scientifica che sta dietro alle proprie affermazioni. Oltretutto non mi è stata più data la parola, contrariamente a quanto concordato in anticipo coi giornalisti. Ovviamente io la bibliografia la conosco e posso fornirla a chiunque fosse interessato, compreso chi, senza conoscerla e senza interpellarmi, ha steso un comunicato che potrebbe ledere la figura scientifica di un medico, cultore della materia, afferente alla stessa Università".

 

 

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