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Dalla febbre ''da far salire'' alla vitamina C. Le cure fake ''fai da te'' dei no-vax, i medici: ''Mettono a rischio la vita di chi le pratica''

Il presidente dell'Ordine dei medici, Marco Ioppi: "Queste azioni creano un gravissimo senso di diffidenza nei confronti delle autorità, una situazione molto frustrante. Ci sono probabili reati alla base di questi comportamenti e preoccupa quanto viene promosso e pubblicizzato con tanta leggerezza"

Di Luca Andreazza - 09 gennaio 2022 - 22:01

TRENTO. "Se la febbre sale e non viene adeguatamente combattuta si rischiano le convulsioni, soprattutto nei più piccoli. E se una persona ha un'ulcera o una gastrite può avere un'emorragia, magari una donna con ciclo mestruale intenso, può avere perdite per un mese: fare terapia fuori contesto clinico è estremamente pericoloso". Queste le parole di Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici, che interviene dopo che sui social girano tante fake news e indicazioni di come fronteggiare un'infezione di Covid in modo autonomo. Post che circolano anche in Trentino Alto Adige, come sulla pagina "Sei di Egna se". "La terapia fai da te non solo è controproducente ma pericolosa: nulla di più sbagliato e che danneggia il sistema sanitario perché poi una persona si trova costretta a ricorrere agli ospedali. Ogni paziente ha la propria cartella clinica e la propria storia, solo un professionista può somministrare le cure in scienza e coscienza".

 

Le "indicazioni" suggeriscono di sostituire la tachipirina con l'aspirina, di assumere vitamina C e D ma un approccio di cura, dal cancro al Covid, richiede diagnosi diversificate e soluzioni terapeutiche specifiche. "Purtroppo - evidenzia Ioppi - ci sono le teorie del complotto secondo cui esistono cure che vengono nascoste ai pazienti a causa degli interessi economici di gruppi di potere o la descrizione di rimedi fai da te che sarebbero più efficaci di quelle tradizionali. Questo è un esempio che fa leva sull'ambiguità e che confonde le persone perché riporta alcuni farmaci che effettivamente possono essere prescritti. Ma è davvero ora di smettere di pensare che un medico è servo di un certo tipo di sistema e ormai diventa sempre più frustrante dovere difendere operatori impegnati da quasi due anni e che per missione salvano le vite delle persone. La febbre deve essere curata e i mix di farmaci, anche se di uso comune, possono comportare gravi conseguenze se assunti senza logica e senza un consulto medico: non si può banalizzare in questo modo e la cura va calibrata da un esperto".

A fasi cicliche spuntano le "cure domiciliari". "Quelle serie in Italia esistono e sono quelle che si basano sulle evidenze scientifiche e non su quelle pseudoscientifiche. La vitamina C è utile per il nostro benessere ma non c'è bisogno di integrazione in assenza di carenza e non è la panacea di tutti i mali per quanto riguarda il coronavirus. L'idrossiclorochina non serve nelle forme gravi e non previene l'infezione, soprattutto non ci sono evidenze scientifiche e quindi non viene raccomandata per un motivo. Queste indicazioni che si trovano in rete - aggiunge il presidente dell'Ordine - possono portare a comportamenti potenzialmente pericolosi che mettono a rischio la vita delle persone. Un operatore tiene conto della diagnosi, della tempistica e dei monitoraggi; le terapie fai da te sono dannose e dispiace vedere alcuni professionisti che in qualche modo si lasciano irretire da queste teorie del complotto. La vitamina D per esempio è utile averla a livelli normali ma solo su consiglio di un medico, ma sono tante le proposte che circolano senza basi e che possono nuocere alla persona".

I rischi di ricorrere alla pseudoscienza e pseudomedicina in tema di Covid, ma anche per altre malattie, sono enormi. "Un professionista - dice Ioppi - valuta la situazione e i rischi nel complesso, agisce poi con scienza e coscienza per il bene del paziente: una terapia viene sostanzialmente elaborata su misura. Inoltre ci si trova a dover fare i conti con teorie del complotto e paranoie che distolgono forze e energie: proposte contrarie alle attuali conoscenze e ai dati disponibili. Queste azioni creano un gravissimo senso di diffidenza nei confronti della medicina e delle autorità preposte alla salute pubblica. Ci sono probabili reati alla base di questi comportamenti ma ancora più preoccupante è la pericolosità di quanto viene promosso e pubblicizzato con tanta leggerezza".

 

Operatori impegnati con sforzi enormi nella lotta a Covid, senza dimenticare che alcuni professionisti hanno pagato con la vita il senso del dovere e della responsabilità. "La contestazione delle terapie è frustrante, ma soprattutto condiziona anche la tenuta del sistema sanitario. Distoglie dalla possibilità di intervenire in modo efficace e il risultato è poi il riscorso agli ospedali. Tutti sono liberi di accettare o meno le proposte terapeutiche ma il diritto alla salute deve restare prioritario rispetto a certi comportanti di autodeterminazione che poi si ripercuoto sulle cure degli altri: se per una terapia Covid fai da te si finisce in ospedale, poi magari altri pazienti che hanno effettivamente necessità, come gli oncologici, rischiano di non ricevere le dovute attenzioni", conclude Ioppi.

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