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"Ho creato oltre cento strumenti musicali a partire da oggetti di uso quotidiano", dai 'tamburi delle Alpi' al 'MaxiCube', le percussioni di Max Castlunger

La storia di Max Castlunger è quella di un musicista che ha viaggiato in lungo e in largo alla scoperta del mondo e dei suoi strumenti musicali. Dopo anni di studi e un dichiarato amore per il mondo delle percussioni, l'uomo ha iniziato a lavorare con i materiali di recupero, arrivando a creare il suo "MaxiCube"

Di Sara De Pascale - 28 novembre 2022 - 18:18

BOLZANO. "La musica racconta il carattere di un popolo e permette di approcciare e comprendere le persone". È alla luce d'innumerevoli viaggi alla scoperta del mondo ma sopratutto dei suoi strumenti musicali che Max Castlunger è giunto a tale considerazione, colma dell'amore, in particolare, "per le percussioni, che ormai da anni colleziono in casa mia - anticipa a Il Dolomiti - quasi mille strumenti provenienti da ogni 'angolo' del Pianeta che ho scoperto e voluto imparare a suonare". 

 

Figlio di un papà musicista e di una mamma insegnante, Castlunger è cresciuto all'insegna della passione per la musica e di quello per la didattica che ha unito, facendone lavoro a tempo pieno: "Insegno da vent'anni nelle scuole dove propongo laboratori dedicati alle percussioni. Insieme, mi dedico all'attività concertistica e alle esposizioni di tutti gli strumenti che ho raccolto nel tempo", precisa il musicista.

 

"Il mio interesse per le percussioni è nato quando avevo 15 anni, dopo lungo tempo dedicato al clarinetto, che suonavo nella banda del paese dove sono cresciuto - ricorda Max -. Poi, un giorno, ho avuto la possibilità di provare i tamburi tunisini e marocchini, innamorandomi così delle percussioni, un modo completamente diverso di fare musica, senza spartiti scritti da altri, avendo la possibilità di essere liberi e di poter improvvisare". Senegal, Turchia, Capo Verde e Indonesia: questi, soltanto alcuni dei luoghi visitati da Castlunger "per studiare, conoscere e imparare a suonare strumenti completamente diversi. Partendo dall'India, dove ho mi sono dedicato alla musica classica indiana e al flauto alla Benares music academy, sono finito anche alle Hawaii alla scoperta delle più svariate percussioni". 

 

Dopo 10 anni di "studi a Bologna fra corsi e l’Accademia do ritmo afroeira", Castlunger ha deciso, alla luce di quanto appreso, di mettersi in gioco iniziando a creare i propri strumenti musicali da sé: "Durante i miei viaggi ho avuto la possibilità di conoscere percussioni di vario tipo, costruite spesso con materiali poveri o oggetti di uso quotidiano", precisa.

 

Materiali di recupero o oggetti usati ai quali il musicista ha deciso di dare nuova vita, trasformandoli in modi per 'fare' musica: "In questi anni ho creato innumerevoli strumenti che fanno parte del mio progetto 'Upcycling music', attraverso il quale organizzo anche esposizioni: in primis, i 'tamburi delle Alpi', ricavati dai tronchi della val Badia e dei tamburi giganti costruiti con botti del vino delle cantine di Terlano (Bolzano)". 

In totale, gli strumenti realizzati da Max, "sono un centinaio (alcuni dei quali nella FOTO COPERTINA ndr)", ai quali si è aggiunta una recente idea, nata nei "momenti di lockdown quando, costretto a casa, ho dato il meglio di me, elaborando il mio "MaxiCube"a partire da un tavolino da salotto piccolo e basso, trasformato in uno strumento a percussione a tutti gli effetti". 

 

Un'idea che, condivisa sui social e online, in poco tempo ha attirato l'attenzione in particolare della ditta "Rubner Holding Ag" di Chienes che produce infissi e porte in legno, "la quale si è detta disponibile a realizzare dei MaxiCube per me, potendo così venderli al pubblico - dichiara Castlunger -. Uno strumento 'casalingo' è diventato a tutti gli effetti professionale, grazie a pezzi magistralmente creati dall'azienda, che in seguito assemblo io personalmente".

Il "MaxiCube", grazie alla ditta "Rubner" è così divenuto un cubo di 40 centimetri per 40, "piccolo e comodo, che si ispira al 'cajon' utilizzato in Spagna per gli spettacoli di flamenco o in Perù. La mia versione produce 8 diversi suoni, incorporando potenzialmente al contempo il lavoro di due percussionisti. Il legno di larice compone lo scheletro dello strumento su cui il musicista può sedersi, mentre i lati sono fatti rispettivamente di pioppo, faggio e betulla", specifica. 

 

"Ad oggi ne sono stati realizzati 20, dei quali 10 proposti sul mercato a inizio novembre con una risposta molto buona, tanto che sono già stati tutti venduti - precisa Max -. A gennaio, arriveranno altri pezzi. Nel frattempo, il 10 dicembre, proporrò un pomeriggio nel "Drum center" della zona industriale di Bolzano durante il quale sarà possibile provare il "MaxiCube", ricevendo indicazioni su come suonarlo", conclude entusiasta.

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