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Il regime sotto la lente di Matteotti: l’analisi di abusi, speculazioni e violenza in “un anno di dominazione fascista”

Nel 1924 Giacomo Matteotti pubblica un saggio in cui analizza il fascismo in tutte le sue sfaccettature. Il quadro che emerge è quello di un regime che si fonda sull’abuso e che agisce in senso fortemente contrario alle classi più povere. Ecco il contenuto di “Un anno di dominazione fascista”, uscito pochi mesi prima che il deputato socialista venisse ucciso. Prosegue la rubrica “Cos’era il fascismo”

Foto tratta dal web
Di Davide Leveghi - 12 giugno 2022 - 14:50

“Il Governo fascista giustifica la conquista armata del potere politico, l’uso della violenza e il rischio di una guerra civile, con la necessità urgente di ripristinare l’autorità della legge e dello Stato, e di restaurare l’economia e la finanza salvandole dall’estrema ruina. I numeri, i fatti e i documenti raccolti in queste pagine dimostrano invece che mai tanto, come nell’anno fascista, l’arbitrio si è sostituito alla legge, lo Stato asservito alla fazione, e divisa la nazione in due ordini, dominatori e sudditi. L’economia e la finanza italiana nel loro complesso hanno continuato quel miglioramento e quella lenta ricostruzione delle devastazioni della guerra, che erano già cominciati ed avviati negli anni precedenti; ma ad opera delle energie sane del paese, non per gli eccessi o le stravaganze della dominazione fascista; alla quale una sola cosa è certamente dovuta: che i profitti della speculazione e del capitalismo sono aumentati di tanto, di quanto sono diminuiti i compensi e le più piccole risorse della classe lavoratrice e dei ceti intermedi, che hanno perduta insieme ogni libertà ed ogni dignità di cittadini” (da Un anno di dominazione fascista di Giacomo Matteotti, 1924)

 

TRENTO. Il 10 giugno 1924, su ordine del presidente del Consiglio Benito Mussolini, il deputato socialista Giacomo Matteotti veniva sequestrato e ucciso dal gruppo della Ceka fascista (QUI l’articolo). Una decina di giorni prima il capo del Partito socialista unitario si era distinto per un accesissimo discorso in Aula in cui aveva denunciato soprusi e brogli nelle recenti elezioni (QUI l’articolo). Quelle parole, dunque, finirono per segnare il destino di Matteotti, assassinato mentre si accingeva a rincarare la dose puntando il dito sulla maxi-tangente pagata al governo dall’azienda statunitense Sinclair Oil.

 

Se nel dopoguerra – e sotto traccia anche durante il regime – la memoria di Matteotti s’è venuta cristallizzando nella figura del martire dell’antifascismo, ciò si dovette non solo alla tragica fine; la vita del deputato polesano, infatti, fu interamente dedicata alla difesa dei lavoratori e alla lotta per il socialismo. Entrato in politica in tenera età, Matteotti si spese dapprima a favore della neutralità italiana durante la Grande Guerra, venendo successivamente eletto per ben tre volte (1919, 1921 e 1924) come rappresentante della circoscrizione Ferrara-Rovigo. Fu qui che “Tempesta”, così chiamato dai compagni per l’atteggiamento battagliero e irremovibile, lottò instancabilmente a difesa dei più deboli.

 

Strenuo oppositore della violenza squadrista, Matteotti per questo non fu certo risparmiato. Sequestrato e umiliato, costantemente minacciato e boicottato, il capo del Psu mantenne un atteggiamento coerente fino all’ultimo, lavorando instancabilmente per denunciare i soprusi fascisti e il vero volto del regime (QUI un approfondimento). A testimoniare questo impegno, nondimeno, ci fu la pubblicazione di un saggio, Un anno di dominazione fascista, in cui il carattere innovativo del regime viene minuziosamente presentato nell’interminabile lista di abusi effettuati dai fascisti dopo la Marcia su Roma.

 

L’analisi di Matteotti unisce diversi aspetti del governo fascista: c’è il linguaggio altisonante e prepotente; il modus operandi dei decreti legge che trasforma in normale l’eccezionale, distruggendo la fragile impalcatura liberale, così come il frontale attacco alle libertà di stampa e d’espressione; c’è, infine, lo smascheramento del carattere borghese del regime, che nonostante lo sbandierato appoggio alle classi sociali più deboli continua a favorire il grande capitale e gli speculatori.

 

Dal fascismo è inoltre vantato il fatto del minore numero di scioperi: 156 nel primo anno fascista, 680 nell’anno antecedente con una riduzione come da 10 a 1 nel numero degli scioperanti. È indubitato che il bastone e l’assoluta assenza di libertà di organizzazione e di riunione impediscono materialmente anche lo sciopero

 

Un anno di dominazione fascista si apre proprio con l’analisi della situazione economica e finanziaria. Dai cambi alla circolazione bancaria, dalla bilancia commerciale ai profitti e salari, Matteotti ricostruisce un quadro da cui emerge un regime in forte continuità con l’epoca precedente, capace nondimeno di adottare come propri dei risultati più che altro dovuto alle oscillazioni e alle contingenze del mercato. È il “miracolismo fascista”, come lo chiama il deputato socialista, che “s’illude di influire immediatamente sulla economia con la volontà politica”, ottenendo tra l’altro risultati economici ben diversi da quelli sbandierati ai quattro venti.

 

C’è inoltre la retorica favorevole ai ceti inferiori, operai e contadini, ben presto palesatasi menzognera. Di nuovo, più che altro, c’è il controllo ferreo del mondo del lavoro, attuato grazie alla ristrutturazione dei sindacati e all’abolizione dei diritti dei lavoratori (QUI un approfondimento).

 

Cioè nessun governo ha fatto tanto e deplorevole abuso dei decreti legge quanto il Governo fascista

 

“Il decreto legge salvo casi eccezionalissimi, è il frutto dell’improvvisazione e dell’impreparazione; è il frutto di quell’impulsività e precipitazione che è uno dei maggiori pericoli”. E ancora: “Il decreto legge è la via tortuosa alla quale ricorrono quelle classi o quelle temporanee e permanenti associazioni di particolari interessi, le quali aspirano a conseguire vantaggi a danno di altre classi o della collettività sociale, vantaggi che per la via maestra della legge non riuscirebbero a ottenere”.

 

Parte così la sezione dedicata all’abuso dei decreti legge. Citando l’ex presidente del Senato Tommaso Tittoni, Matteotti mostra coi numeri alla mano il massiccio ricorso fascista a questo strumento eccezionale. Se dal 1901 al 1911 i decreti legge comprendevano una media annuale di 4, dalla guerra in poi le statistiche segnavano un netto incremento: 419 di media annuale fra il 1915 e il 1921, 103 nei soli 8 mesi di governo Facta e ben 517 nei 12 mesi di governo Mussolini (a cui si sommavano “i quasi 800 decreti emanati per la legge dei pieni poteri”).

 

Con estrema dovizia, il resoconto matteottiano riporta i diversi settori in cui il regime utilizza lo strumento del decreto legge. Dalla politica tributaria all’istituzione della Milizia (QUI l’articolo), dalla politica economica a quella operaia, dai servizi alla scuola, non c’è campo in cui il fascismo non sia intervenuto attraverso il decreto legge. Ampio ricorso venne ad esempio fatto nella lotta centralista contro ogni autonomia locale; anche in questo caso, la denuncia di Matteotti trova sostanza nel dettagliato e interminabile elenco di amministrazioni comunali sciolte “semplicemente perché non fasciste o non gradite ai fascisti locali”. “E l’ordine pubblico – incalza – viene tutelato non con la punizione di coloro che, armata mano, assalgono o minacciano i Municipi, ma cacciando i legittimi amministratori che resistono”.

 

1922, 11 Novembre. «Se la dittatura non è stata instaurata, la Camera è pregata di non nutrire illusioni. Se farà dei mali passi sarà soppressa»

Tre giorni dopo il congresso di Napoli prendemmo Roma e cominciammo l’opera di rastrellamento e di pulizia che non è ancora finita e che deve continuare

 

Scrive lo storico Emilio Gentile in Fascismo. Storia e rappresentazioni: “Lo squadrismo non era soltanto una forza armata, ma era anche una mentalità, una cultura politica, uno stile di vita fondato sull’esaltazione della violenza, della virilità, delle virtù marziali, che ebbero espressione non soltanto nella organizzazione militaresca delle squadre e dei metodi terroristici di lotta politica, ma anche in un virtuoso apparato di riti, miti, simboli, inni e canti che divennero uno dei caratteri principali del Partito fascista”.

 

L’esaltazione della violenza e del sopruso caratterizzano le citazioni scelte da Matteotti e inserite nell’appendice del libro dedicata alle “parole dei capi”. È una scelta precisa, che denota quanto il linguaggio fascista rappresenti il carattere di un’ideologia improntata sul culto dell’azione. Un culto totale, nato nelle trincee e riportato fra le fabbriche, in campagna e in città; un culto che si nutre d’un linguaggio della sopraffazione, che non tollera né dissenso né critiche.

 

NOVEMBRE 1922. Abbiategrasso – Squadre fasciste sciolgono violentemente l’assemblea dei panettieri che discute problemi sindacali, ed impongono ai presenti di iscriversi nei sindacati fascisti. Il sottoprefetto, d’accordo coi fascisti, impone agli amministratori la cessione della Casa del popolo”

“I fatti sopra elencati non rappresentano che una parte e un esempio delle manifestazioni dello illegalismo fascista, continuate nel primo anno di Governo fascista. L’illegalismo è ormai piuttosto un fatto permanente che specialmente in alcune zone d’Italia si è sostituito a qualsiasi legge e a qualsiasi garanzia e organo della legge, imponendosi ai cittadini con la violenza o ormai anche solo con la minaccia”.

 

Mese mese, paese per paese e città per città, Matteotti registra nella “cronaca dei fatti” gli episodi di violenza fascista. È una scia di soprusi, di omicidi spesso impuniti, di spedizioni e devastazioni di luoghi d’incontro e di organizzazioni antifasciste. L’impressione, leggendo l’infinito elenco, è di un mondo che crolla di fronte ai colpi dello squadrismo, che nonostante la presa del potere e le pretestuose promesse mussoliniano di porre fine all’illegalismo continua a operare anche dopo la Marcia su Roma (QUI un approfondimento). Un mondo in cui – e Matteotti dedica non a caso una sezione – non c’è più spazio nemmeno per la libera stampa, attaccata con le armi prima e piegata con i decreti legge poi.

 

La prevaricazione, spesso messa in campo con “l’aperta complicità delle autorità governative”, trova nel caso di Molinella, piccolo Comune del Bolognese, un luogo esemplare della conquista fascista degli spazi, fisici e ideali. Lo scopo è “sottomettere i cittadini che legittimamente resistevano”, attraverso bastonamenti, spedizioni, assalti, ultimatum. Dal settembre ’22 al dicembre ’23, Matteotti riporta gli innumerevoli episodi di violenza squadristica nella zona, violenze per cui i responsabili, “sempre denunciati all’autorità di Pubblica Sicurezza”, non scontano “neppure un giorno di carcere”.

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