"No plastica, qui acqua in bottiglia in vetro riutilizzabile". La giovane Antoniolli alla guida di una delle più antiche osterie della città: "Usiamo materiali biodegradabili"
Il ristorante Al Vò, nato nel 1345, è gestito da quattro generazioni dalla famiglia Antoniolli. La titolare: "Noi abbiamo investito tanto sul fronte della sostenibilità ambientale. Promuoviamo materiali come il mater-bi, bioplastiche completamente biodegradabili e compostabili. L'impronta femminile nella ristorazione è fondamentale"

TRENTO. "L'ospitalità e l'accoglienza sono i nostri punti forti insieme alla sostenibilità ambientale". Parla così la giovane titolare Anna Antoniolli, alla guida dell'esercizio tra i più antichi di Trento insieme alla sua famiglia, il ristorante Al Vò nell'omonimo vicolo. Insieme alle sue altre tre colleghe, Lucia Dell'Antonia de Il caminetto a Primiero San Martino di Castrozza, Giada Miori de La Casina a Drena e Viviana Conzatti de Il Barone a Nomi, ha ricevuto il premio 2022, "La ristorazione trentina è donna". Sempre in quest'occasione, un titolo speciale era stato assegnato alla più giovane delle partecipanti, Eleonora Carrara del ristorante Al Bersaglio a Cles.
Tutti locali che si sono contraddistinti in quanto a innovazione e rispetto per l'ambiente. "Noi abbiamo investito tanto su questo fronte - spiega Antoniolli, classe 1990 -. Nel nostro locale ai nostri clienti proponiamo solo bottiglie in vetro lavabili e riutilizzabili che riempiamo con acqua microfiltrata spinata da un dispenser, sia per acqua gasata che naturale, fredda o a temperatura ambiente. Evitiamo l'acqua in bottiglie di plastica".
La grande svolta era arrivata durante la pandemia, quando molti ristoranti si devono convertire all'asporto. "Ancora adesso, a emergenza conclusa - prosegue -, abbiamo cercato di mantenere l'asporto, promuovendo materiali come il mater-bi, quindi bioplastiche completamente biodegradabili e compostabili".
Lei, Antoniolli, rappresenta "la quarta generazione" dei gestori dell'antica osteria, aperta nel 1345 quando era stata chiamata 'ad Signum Rotae'". La storicità rimane ancora oggi un tratto distintivo del ristorante, "il più antico della città", sostiene la titolare "e le tre accoglienti sale a volta ne sono la dimostrazione". Rimane forte il legame con il territorio e con le tradizioni: "Cerchiamo di proporre un menù con prodotti a chilometro zero, con ricette tipiche del territorio rivisitate e attualizzate con creatività".
Sul ruolo delle imprenditrici nella ristorazione Antoniolli non ha dubbi: "E' un premio sicuramente 'stimolante' - conclude Antoniolli -. Io lavoro da tanto nell'azienda di famiglia e questa è stata un'occasione per mettersi alla prova. Le imprese nell'ambito della ristorazione in mano alle donne in Trentino stanno crescendo. L'impronta femminile in questo settore è fondamentale".















