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Scuola, oltre l'80% dei docenti precari non passa il test scritto al concorso: ''Sistema da rivedere: non rende l'idea della preparazione e della capacità di insegnare''

Una quota altissima di respinti, molti docenti precari con anni di esperienza alle spalle, che ripropongono i dubbi sul modello di prova. Cinzia Mazzacca (Flc Cgil): "Le domande a risposta multipla sono una modalità estremamente nozionistica su un programma estremamente esteso. Non ha alcun senso, serve una profonda revisione a cominciare dalla formazione e dai percorsi universitari"

Di Luca Andreazza - 01 aprile 2022 - 06:01

TRENTO. "Il sistema di reclutamento e di abilitazione è completamente da rifare e da riorganizzare, così non si può più andare avanti". Questo il commento di Cinzia Mazzacca, segretaria della Flc Cgil, sul concorso per i docenti. Le varie procedure di selezione sono in corso ma il dato che lascia perplessi è l'altissimo tasso di bocciatura dei candidati che hanno partecipato ai test.

 

I dati non sono ancora disponibili perché le prove non sono finite ma quanto emerge è che circa l'80% dei partecipanti non ha superato l'ostacolo della prova scritta. Si parla anche di docenti che esercitano da diversi anni, e che si sono iscritti ai concorsi per oltre 32 mila posti di ruolo riservati ai neolaureati e ai precari delle scuole medie e superiori, che non sono riusciti a passare il test. I primi dati in possesso a sindacati e associazioni sono piuttosto simili in tutta Italia e il Trentino non fa eccezione.

 

Una quota altissima di respinti, molti docenti precari con anni di esperienza alle spalle, che attualizzano i dubbi sul modello di prova. "La novità di quest'anno - dice Mazzacca - è quella che le domande a risposta multipla (un test a crocette) sono state utilizzate per la prova scritta, anziché per quella pre-selettiva. Una modalità estremamente nozionistica su un programma estremamente esteso. Questo sistema consente di ottenere un risultato in modo veloce ma non può misurare la preparazione di un docente o la capacità di tenere la classe e di insegnare. Questo metodo non è corretto e in definitiva non ha alcun senso".

 

La prova viene valutata con un punteggio massimo di 100 punti. Per superarla bisogna raggiungere almeno 70 punti: 50 domande in 100 minuti, 1 ogni 2 minuti. Il docente che supera la prova scritta affronta poi quella orale. Il punteggio finale consente di formare la graduatoria definitiva che tiene conto anche della valutazione dei titoli conseguiti negli anni.

 

"Inoltre - spiega la segretaria della Flc Cgil - da un paio di anni non ci sono più le prove per ottenere l'abilitazione e questo comporta una corsa a partecipare a questi concorsi. Ma il sistema è completamente da rivedere perché non corrisponde alla realtà del settore. Il concorso ordinario viene bandito talmente raramente che è nei fatti straordinario e il concorso straordinario ogni tanto tiene conto dei titoli e in altri casi segue criteri diversi: manca coerenza e organicità. Così è assolutamente inutile: tutto diventa casuale, un insegnante o un neolaureato va incontro alla frustrazione perché non vengono riconosciute le competenze, le esperienze e il bagaglio di professionalità maturato negli studi o nelle classi. Il sistema di reclutamento è assolutamente da rivedere, come dimostrano i risultati di questi concorso. La chiave è quella di puntare sulla formazione e prevedere dei percorsi chiari e strutturati, già durante l'università". 

 

Insomma, una riforma in grado di valutare le competenze e la reale attitudine all'insegnamento. "Per il ciclo primario si prevede già un percorso ad hoc, mentre per le medie e per le superiori non ci sono corsi specifici o specialità. A mancare - evidenzia Mazzacca - è proprio una formazione strutturata, coerente e organica in grado di rendere consapevole un laureando sulla strada da intraprendere durante gli studi. I giovani devono essere messi nelle condizioni di poter valutare il percorso migliore, mentre i docenti che già esercitano da anni devono poter avere l'opportunità di stabilizzarsi e mettere a frutto le competenze".

 

Bisogna ricordare che il concorso ordinario scuola secondaria (come quello per l‘infanzia e primaria) era stato già bandito nel 2020 con una struttura diversa: due prove scritte e una orale. Era prevista anche una prova pre-selettiva “nel caso in cui il numero dei candidati sia superiore a quattro volte il numero dei posti messi a concorso e comunque non inferiore a 250”, recitava il vecchio bando.

 

Poi la modifica della struttura delle prove contenuta nel decreto sostegni bis che introduce la prova scritta a risposte chiuse computer based prima di una prova orale. Un modello che segue la strada della semplificazione dei concorsi pubblici voluta dal ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta.

 

E in questo contesto è uscito il concorso a quiz al centro della polemica. Struttura che era stata individuata per entrare all’interno della riforma del reclutamento da effettuarsi nell’ambito del Pnrr: infatti, nella relazione relativa agli interventi sul Piano nazionale ripresa e resilienza elaborata dal governo a fine 2021, veniva espressamente riportato che ci sarebbe stata una prima fase della riforma del reclutamento.

 

"Una riforma del reclutamento e dell'abilitazione è assolutamente fondamentale. Il sistema deve essere cambiato il prima possibile per ridare slancio e dignità a un servizio tanto essenziale quanto delicato. E' necessario sviluppare percorsi razionali, strutturali e coerenti: non ci si può più affidare al caso come avviene oggi", conclude Mazzacca. 

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