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"Siccità e inondazioni sono sempre più frequenti", l'Uganda tra cambiamento climatico e pandemia. Acav: "In un anno abbiamo rimesso in funzione 80 pozzi"

Acav, che da 40 anni opera nella regione del West Nile in Uganda, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua racconta cosa hanno significato due anni di pandemia per l'Africa, dove non era garantito l'accesso a questo bene primario. Floretta: "L'agricoltura dipende completamente dal clima, ma sono sempre più frequenti siccità e inondazioni"

Di Francesca Cristoforetti - 22 March 2022 - 18:12

TRENTO. “Lo scorso anno abbiamo rimesso in funzione circa 80 pozzi, in scuole o centri di pubblica utilità. L’acqua è un bene che non è scontato per tutti”. Parla così Pierluigi Floretta, direttore dell’org Acav (Associazione centro aiuti volontari​) che opera nella regione del West Nile in Uganda da 40 anni, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua (World Water Day) celebrata da ben 30 anni. Per Acav questa ricorrenza è ogni anno il momento buono per fare il punto sulle iniziative di cooperazione che realizza nel Nord dell’Uganda.

 

“Siamo impegnati sul fronte ‘acqua’ in prima linea, soprattutto da quando è iniziata la pandemia il problema si è acuito. In Paesi dove l’accesso all'acqua non è garantito, non è un caso che siano nate nuove varianti: la diffusione di un virus dipende dall’incapacità di prevenirla”.

L’acqua inoltre è un bene fondamentale anche per l’economia agricola del Paese, e soprattutto per i piccoli agricoltori, il cui raccolto dipende completamente dal clima: “Con il cambiamento climatico siccità e inondazioni sono sempre più frequenti, ma da questo dipende tutta l’agricoltura”.

 

L’organizzazione opera sul territorio africano da molto tempo, aggiunge Floretta, “cercando di avvicinarci al lavoro delle amministrazioni locali sia per dare continuità che per dare maggiore impatto a ciò che facciamo, nel settore agricolo, educativo e dell’acqua”. Si cerca infatti di aiutare a gestire, “utilizzare e rendicontare in modo efficiente i fondi che vengono messi a disposizione per formare le capacità dei locali e renderli indipendenti”.

Acav ha realizzato migliaia di pozzi per fornire acqua sicura alle comunità e ai villaggi. “Grazie a questo – spiega il presidente Giorgio Boneccher – si è visto che le malattie spesso mortali per i bambini, legate all’uso dell’acqua infetta, sono diminuite costantemente ed è nel contempo aumentata la scolarizzazione delle bambine e delle ragazze”. L’organizzazione, prosegue Floretta, “ha un team di tecnici con cui può scavare pozzi ex novo, o rimetterli in funzione in strutture scolastiche che stanno ripartendo in collaborazione con le organizzazioni locali”.

 

Poi per la pandemia il governo ugandese ha chiuso le scuole per quasi due anni”. La decisione ha avuto un impatto terribile sui bambini e sulle bambine, e “non è difficile constatare che la dispersione scolastica è di nuovo in aumento”.

 

La prevenzione in tutto il mondo occidentale si basava sull’igiene e il distanziamento, sottolinea anche Floretta: “Ma che cosa si poteva fare in un paese dove l’acqua corrente è un privilegio di chi risiede in città e persino l’acqua dei pozzi, relativamente sicura, non è disponibile per tutti? La via dello sviluppo è davvero ardua e incerta, si fanno dei passi avanti e poi di colpo tutto sembra inutile e provvisorio”.

 

E intanto avanza un nuovo grande e “forse irreparabile sconvolgimento, che colpisce i paesi dove si lotta ancora contro la fame non meno di quanto colpisca la nostra agricoltura meccanizzata, evoluta, globalizzata: il cambiamento climatico”.

 

Una popolazione che cresce a un ritmo che è tra i più alti del mondo, “una percentuale di giovani che arriva al 70%, la povertà e il sottosviluppo di una grande parte della popolazione, il cambiamento climatico: sono gli ingredienti per una crisi locale ma che inevitabilmente si ripercuoterà sul mondo, anche su di noi”.

 

Anche in Uganda si registra un incremento progressivo delle temperature accompagnato dal cambiamento del regime delle precipitazioni, con minor stagionalità delle piogge e incremento di eventi estremi: “Siccità e inondazioni – racconta il direttore – flagellano queste regioni tropicali, dove mancano tutte le infrastrutture adatte ad attenuarne gli effetti, come i sistemi di irrigazione e rete di canali per il deflusso delle acque piovane”.

 

Nella zona del West Nile, “l’agricoltura dipende dal clima, non dall’irrigazione che è una sorta di lusso. Mentre noi abbiamo mezzi e le tecnologie l’Africa non ne ha e se c’è qualcuno che investe quelle sono le grandi aziende, non i piccoli contadini”. Uno scenario in cui l’agricoltura dipende dalle piogge, “che a volte per loro significa anche non mangiare”.

 

Per questo, conclude il direttore, “pur nella gravità del momento che stiamo vivendo, con la pandemia e la guerra che stravolgono la nostra vita e interpellano la nostra coscienza, sarebbe un errore dimenticare le emergenze che costantemente si aggravano nel mondo. Nella loro ritualità stanca, le giornate mondiali come quella dell’acqua ci invitano a non distogliere lo sguardo e a non rallentare l’impegno”.

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