Contenuto sponsorizzato
Belluno
14 novembre | 20:37

Spopolamento in montagna, a rischio il servizio di trasporto per i più fragili nel bellunese: "Volontari? Nei prossimi 5 anni un terzo di loro avrà più di 80 anni"

Il progetto parla di una media di 500 mila chilometri l’anno, dal 2017 ad oggi. Il presidente del Comitato d'Intesa chiede politiche attive per la montagna: "Siamo in difficoltà nel poter garantire il trasporto sociale per l’intera provincia bellunese. Aumento della domanda, ma sempre meno volontari"

di Valentina Ciprian

BELLUNO. Dal mondo del volontariato si alza un grido di aiuto rivolto alle istituzioni, per portare l’attenzione collettiva sul tema sempre più urgente dello spopolamento della montagna. Un problema noto, che affligge la provincia di Belluno e che si ripercuote anche sulla tenuta dei servizi offerti dalle associazioni di volontariato a beneficio della comunità, che oggi sono a rischio perché stretti tra una domanda in deciso aumento e una presenza sempre più ridotta di volontari.

 

Presentando gli ultimi dati relativi al progetto Stacco (Servizio di trasporto e accompagnamento), il presidente del Comitato d’Intesa tra le Associazioni Volontaristiche della Provincia di Belluno Gianluca Corsetti afferma: “Siamo in difficoltà nel poter garantire il trasporto sociale per l’intera provincia bellunese da qui ai prossimi 5 anni”.

 

Eppure si tratta di un servizio centrale, che consente alle persone più fragili di poter accedere ai servizi sanitari, occupandosi di trasportare e accompagnare anziani e soggetti con difficoltà dal proprio domicilio agli ambulatori medici o alle sedi ospedaliere.

 

I numeri presentati oggi in conferenza stampa parlano di una media di 500 mila chilometri l’anno, dal 2017 ad oggi. La proiezione relativa al 2022 riporta un totale stimato di 360 mila chilometri, con 9.554 viaggi e un numero di utenti serviti pari a 1.864, per un impegno orario di 17.426 ore di lavoro. Numeri che tornano vicini al pre-pandemia: solo nel biennio segnato dall’emergenza Covid si è registrata una flessione, anche se il servizio non si è fermato (207.637 chilometri percorsi nel 2020, 296.728 nel 2021). Spicca però un altro dato: il numero dei volontari è sceso progressivamente dai 380 del 2017 ai 254 del 2022.

 

Ripercorrendo con orgoglio i risultati ottenuti negli ultimi 7 anni dal trasporto a chiamata, attivo con successo dal 2004, il presidente tiene per prima cosa a ringraziare pubblicamente i volontari che mettono a disposizione il proprio tempo a servizio della comunità bellunese impegnandosi in questo progetto, apprezzato a livello regionale. Allo stesso tempo, intende cogliere l’occasione per portare alla luce le problematiche che iniziano a farsi sempre più pressanti.

 

“Vorremmo accendere i riflettori su un progetto che è un fiore all’occhiello della provincia di Belluno, nato qui in via sperimentale e poi preso dalla Regione come modello in altre province del Veneto - prosegue Corsetti -. Adesso, è la cartina al tornasole dei problemi del nostro territorio”.

 

Renzo Andrich, vice presidente del Comitato d’Intesa, spiega la situazione sottolineando tre temi fondamentali: “Il primo è che il servizio di trasporto è a rischio sostenibilità per la riduzione progressiva dei volontari. Un'altra criticità è data dall'impegno sempre maggiore che viene richiesto ai volontari, perché certi servizi sanitari che un tempo erano più delocalizzati adesso sono concentrati (e quindi distanze maggiori richiedono un maggior impegno orario, ndr). Il terzo è che questo servizio evidenzia un sommerso, una certa casistica di persone sole che non hanno alcun punto di riferimento, e a cui il volontariato non è in grado oltre un certo limite di farsi carico”.

 

In un territorio come quello bellunese, caratterizzato da una notevole estensione e dalla difficoltà per molti abitanti delle “terre alte” di raggiungere in autonomia le strutture sanitarie, il servizio di trasporto a finalità sociale svolge un ruolo molto importante. Attualmente è reso possibile da una rete di 23 associazioni di volontariato attive in tutta la provincia, coordinate dal Comitato d’Intesa.

 

Il progetto Stacco è finanziato dalla Regione del Veneto (con 110 mila euro all’anno a partire dal 2014 più un contributo speciale di 15 mila euro nel 2021) e dalle Conferenze dei sindaci delle Ulss provinciali, oggi Comitati dei sindaci dell’Ulss 1 (con circa 47 mila l’anno a partire dal 2016). Importi sufficienti a coprire i costi vivi degli automezzi, mentre le risorse restanti sono messe a disposizione direttamente dalle associazioni.

 

“Non chiediamo soldi, ma politiche attive per la montagna, unitarie e non parcellizzate, contro lo spopolamento e la denatalità”. E' questo, in sintesi, l’appello del presidente del Comitato d’intesa, che aggiunge: “Negli ultimi anni questo servizio è stato dato per scontato e invece deve tornare al centro dell’agenda dei Comuni. Se mancano i volontari, se ne dovrà fare carico la pubblica amministrazione, altrimenti alcuni cittadini potrebbero restare esclusi dal servizio sanitario”.  

 

A preoccupare, in prospettiva futura, è la riduzione del numero di volontari, anch’essi anziani. “Nei prossimi 5 anni, un terzo di loro avrà più di 80 anni e da regolamento non potranno più occuparsi del trasporto ma solo, se lo vorranno, dell’accompagnamento - spiega Corsetti -. Pesano difficoltà nel ricambio generazionale, età del pensionamento, spopolamento”.

 

Con la pandemia, poi, “molti volontari hanno deciso di non mettersi più a disposizione - prosegue -, anche per una percepita paura di ammalarsi e perché l’età media stimata è di 70 anni. Oggi ci troviamo, per la maggior parte delle realtà associative, con una diminuzione importante di volontari e con la difficoltà sempre maggiore di trovare risorse uomo. Il periodo post pandemia patisce inoltre la modifica dell’organizzazione e dell’accesso ai servizi ospedalieri, più penalizzante soprattutto in termini di distanze e orari per i familiari impegnati al lavoro, che ha comportato l’aumento delle richieste”.

 

Per i volontari rimasti in servizio è aumentato l’impegno in termini di tempo. La loro diminuzione ha un effetto impattante per il servizio di trasporto, in particolar modo nelle zone montane della provincia, che rischia di non avere più risorse umane per garantire il servizio”, dice Corsetti. Per favorire un ricambio generazionale tra i volontari, il Comitato d’Intesa ha in mente alcune azioni concrete, come l’iniziativa di reclutamento di nuovi volontari che partirà ufficialmente a dicembre.

 

“Promuoveremo azioni e strumenti di sensibilizzazione e incontri nelle realtà non coperte dal servizio. Ci impegneremo a formulare un regolamento che definisca in modo chiaro i compiti dei volontari e i limiti del loro intervento. Infine, amplieremo l’offerta formativa rivolta a tutti i volontari, dalla privacy ai corsi di primo soccorso a guida sicura”, anticipa il presidente. “Alle istituzioni chiediamo un supporto - aggiunge affinché venga agevolato l’accesso alle prestazioni ambulatoriali tenendo conto delle distanze, dell’età degli utenti e anche dei costi, in termini economici e temporali, per le associazioni e i volontari, ad esempio nell’assegnazione degli orari delle visite, oltre che il proseguimento di collaborazione e sostegno”.

 

“Ci impegneremo nell’aumentare il numero dei volontari e nel supportare le associazioni. Cerchiamo però di elevarci dalla situazione attuale e di proiettarci al futuro”, conclude Corsetti. Ed è questo l’appello rivolto anche alle istituzioni del territorio.

 

L’iniziativa del 19 novembre

 

Sabato 19 novembre, alle 15, in Piazza Duomo si terrà un’iniziativa pubblica dedicata al progetto Stacco in provincia di Belluno. L’incontro, oltre a rappresentare un momento di festa e ringraziamento alle associazioni di volontariato che consentono di portare avanti il servizio, sarà anche l’occasione per un confronto dei dati pre e post pandemia e per una discussione sulle prospettive future di questo progetto. Sono stati infatti invitati a partecipare i rappresentanti delle istituzioni (Ulss, Prefettura, Provincia, Comitati dei Sindaci). Interverranno il presidente del Comitato d’Intesa, il referente del Comitato per Stacco Sisto Da Roit e altri rappresentanti e volontari.

 

Il progetto Stacco

Nel 2004 l’allora Ulss 1 di Belluno individua nel Comitato d'Intesa l'ente capofila del progetto. Dopo il primo anno sperimentale, finanziato con fondo regionale, fu deciso di estendere il servizio al territorio dell’allora Ulss 2 di Feltre. Da allora la crescita dei servizi è stata progressiva e costante. Fin dalle origini lo Stacco ha potuto usufruire del supporto da parte dell’allora Csv Belluno per la fase progettuale e di rendicontazione delle attività.

 

Le tipologie si dividono in trasporto a chiamata (verso strutture mediche, socio-sanitarie, di assistenza) e programmato (verso strutture mediche, socio-sanitarie per cicli di terapie, verso luoghi di lavoro, istituti scolastici, e altro). Per quanto riguarda la tipologia di prestazione, si può affermare che praticamente quasi tutti i trasporti vengono effettuati dall’abitazione dei cittadini alle sedi ospedaliere o dei medici di base (nel 2022 la percentuale è del 98%).

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 24 giugno | 13:07
Basta controllare sul sito internet di Trenitalia per accorgersi che dal 20 al 26 luglio il viaggio tra Trento e Verona dura 5 ore tra deviazioni e [...]
Cronaca
| 24 giugno | 12:42
L'allarme è scattato attorno alle 11.40  e sul posto si sono portati i soccorsi sanitari e i vigili del fuoco. Ad intervenire anche il [...]
Cronaca
| 24 giugno | 12:20
L'uomo è riuscito a eludere gli agenti. Al vaglio i filmati delle telecamere del nosocomio
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato