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VIDEO SERVIZIO. Conciare le pelli in modo sostenibile. I fratelli Baruchelli: "Produciamo enzimi per una lavorazione ecologica. Da 'rifiuto' possono diventare prodotto"

I fratelli Dario e Mauro Baruchelli sono i titolari di Biodermol, che nel 2020 ha ottenuto un brevetto per la depilazione enzimatica delle pelli, per non impiegare agenti chimici come il solfuro. Da questa lavorazione si possono generare nuovi prodotti come tessuti non tessuti e filati in miscela con altre fibre naturali, come la lana

Di Francesca Cristoforetti e Marco Todarello - 20 marzo 2022 - 20:39

TRENTO. “Le pelli degli animali posso diventare un ‘rifiuto da riutilizzare. Partendo da questo punto, noi produciamo degli enzimi per consentire la loro lavorazione in modo ecologico”. A parlare sono i fratelli Dario e Mauro Baruchelli, titolari di Biodermol Ambiente, l’azienda a conduzione famigliare impegnata nel campo delle biotecnologie applicate allo sviluppo di formulazioni a base di enzimi e microrganismi per l’industria conciaria.  

 

“Siamo convinti che sia possibile sostituire – aggiungono – in svariati processi industriali, l’utilizzo di sostanze chimiche con prodotti a base biologica completamente biodegradabili. Ricordiamoci che la pelle è uno scarto della macellazione a scopo alimentare che diventa rifiuto che a sua volta andrebbe smaltito. La lavorazione della pelle dunque nobilita un rifiuto”.

L’azienda nasce originariamente negli anni ’40 da Umberto Molignoni, il nonno degli attuali titolari di Biodermol, che fonda Biochemo Spa, azienda che si occupa della produzione di enzimi destinati all’industria farmaceutica. Nel 1989 Giorgio Baruchelli rileva il ramo dell’impresa e fonda Biodermol, specializzata nella produzione di enzimi e ausiliari per l’industria conciaria.

 

Da fine anni ’90 la ditta passa in mano ai due fratelli Dario e Mauro, che la indirizzano verso il settore delle biotecnologie e della sostenibilità ambientale, sviluppando le loro attività in differenti ambiti industriali, tra i quali anche la depurazione delle acque, bioattivatori per ottimizzare la degradazione della sostanza organica e l’abbattimento degli odori.

Sono due infatti i brevetti internazionali ottenuti: il primo nel 2010, per la decontaminazione terreni inquinati da idrocarburi, mentre nel 2020 per la depilazione enzimatica delle pelli, “un sistema che non impiega agenti chimici riducenti come il solfuro”.

 

Non solo la pelle risulterebbe in linea con i requisiti richiesti di pulizia e distensione, ma questo sistema “ha permesso di ottenere un pelo praticamente intatto, pulito e privo di sostanze pericolose, che potenzialmente può essere configurato come sottoprodotto di origine animale e non più come rifiuto”. Tutto ciò consente di generare nuovi prodotti come tessuti non tessuti e addirittura filati in miscela con altre fibre naturali, come la lana.

 

“Noi forniamo alle concerie gli enzimi in forma diluita. Le concerie nobilitano i rifiuti nell’ottica di un’economia circolare. Bisogna staccarsi dall’idea che gli animali siano allevati per poi usarne la pelle che corrisponde a meno dell’1 % del loro peso”. Quelle che non vengono riutilizzate per abbigliamento, scarpe, pelletteria e interni auto “vengono incenerite con costi alti ed emissione di Co2”.

 

Rinverdimento e calcinaio, i cosiddetti lavori di riviera, sono le prime operazioni necessarie per preparare le pelli al successivo trattamento di concia e risultano fondamentali per ottenere pelli uniformi con resistenze meccaniche ottimali.

“Le nostre formulazioni enzimatiche sono un’alternativa ai processi tradizionali – raccontano i fratelli Baruchelli– i prodotti comunemente usati vengono sostituiti da enzimi specifici che svolgono la loro attività sulla pelle e minimizzano l’impatto ambientale, contribuendo ad abbassare il cod (domanda chimica di ossigeno) delle acque di scarico e a eliminare l’uso di prodotti chimici nelle operazioni di rinverdimento e calcinaio”.

 

Un nuovo sistema che potrebbe rivelarsi utile anche alla luce del conflitto in Ucraina: “C’è una carenza di quelle che sono le materie azotate che provenivano dall’Est, come Ucraina e Russia per cui nei campi si potrebbe iniziare a utilizzare un sottoprodotto della lavorazione della pelle, che è un’ottima fonte di azoto”.

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