Dalla Sicilia a Capo Nord (passando per Trento) sul velocipede, l'impresa di Zaffari, maresciallo dei carabinieri: "Così realizzerò il mio grande sogno d'infanzia"
A bordo della sua "bici speciale", Massimo Zaffari ha già macinato 2.500 chilometri. Partito dalla Sicilia è passato anche dal Trentino-Alto Adige, dove è stato più volte 'avvistato' (e testimoni ne sono le tante foto e i video pubblicati sui social). La sua volontà? "Esaudire il mio grande sogno d'infanzia, quello di raggiungere Capo Nord. Credo che il tempo sia la massima ricchezza di una persona. E io, che per fortuna di tempo ne ho, voglio godere al massimo delle mie possibilità"

BOLZANO. Sarebbe potuto partire da Bolzano, dove vive, ma ha deciso di compiere una vera e propria impresa "mettendo alla prova me stesso". E' il viaggio di Massimo Zaffari, che a bordo del suo velocipede ha cominciato a pedalare dalla Sicilia, alla volta di Capo Nord. "Erano anni che volevo fare questo viaggio - ammette a Il Dolomiti -. Con la volontà in particolare di congiungere l'estremo sud con l'estremo nord d'Europa, di riscoprirmi e di apprezzare quanto di più prezioso abbiamo: il tempo".
E' partito lo scorso 22 febbraio da Portopalo di Capo Passero, in Sicilia, risalendo verso la Calabria, Sala consilina, Eboli, Salerno, Pompei, Napoli, Pozzuoli, Formia, Gaeta, Latina e Roma, per poi arrivare a Viterbo e ancora proseguire, fino a raggiungere il Trentino-Alto Adige, regione in cui del 'pellegrino' sono stati fatti innumerevoli avvistamenti. Sui social, negli scorsi giorni, non sono infatti mancate fotografie e video che ritraggono Massimo a bordo della sua "bici speciale", avvistato sulla ciclabile di Pergine e poi ancora a Vipiteno, percorrendo quei territori dell'Alto Adige dove lavora come maresciallo al Settimo Reggimento Carabinieri Trentino-Alto Adige (in particolare a Laives ndr).
"Finora ho fatto quasi 2.500 chilometri - racconta Massimo -. Da Portopalo, punto a raggiungere Capo nord, in Norvegia, allungando anche di qualche centinaia di chilometri il tragitto, poiché ne approfitterò per fare visita ad amici e parenti sparsi in ogni dove". L'idea dell'impresa nasce "dall'amore per i viaggi in bici e dal desiderio di esplorare e conoscere il mondo, tanto che tento di passare da luoghi nuovi, evitando se posso quelli invece che ho già visitato".

Armato di sacco a pelo e tenda, Zaffari è partito a fine febbraio a bordo di una bicicletta "di cui mi ero innamorato dopo aver visto la foto di una pubblicità su una rivista, che ha dato il via a tutto, portandomi ad acquistarla qualche anno fa in Repubblica Ceca - prosegue -. Ho poi deciso di mettermi davvero in gioco e di utilizzare il velocipede per un primo viaggio di cui parlo nel mio libro "Tra spazio e tempo: dopo Annibale, Superzaf". Mezzo non soltanto per viaggiare ma anche per riscoprire me stesso, sentirmi libero ed incontrare nuove persone: capita infatti spesso anche ora che io mi fermi, quando posso, a chiacchierare".
In due mesi di pedalate con una bici senza marce "e abbastanza alta da farsi molto male se si cade", ne sono successe davvero di ogni: "Con il velocipede l'impresa si fa certamente più dura. Le ruote sono a gomma piena, non hanno la camera d'aria e con le vibrazioni è quindi possibile che i raggi si rompano. Ad oggi, ne ho dovuti cambiare già quattro. Non è stato facile ma con qualche aiuto sono riuscito a farcela: sto scoprendo il mio mezzo passo dopo passo".
"La cosa che più sto apprezzando di tutto questo è vedere come il territorio ma anche le parlate cambiano 'di chilometro in chilometro'. Anche all'interno del nostro stesso Paese: sentire le cadenze, gli accenti o i differenti modi utilizzati da un luogo all'altro per incitarmi è stato, e continua ad essere, davvero straordinario - sottolinea Massimo -. Per non parlare del calore umano che le persone trasmettono, tanto che sto spesso dormendo a casa di sconosciuti, pronti a tendermi la propria mano, fra chi mi offre da mangiare, chi un letto o chi ancora dei soldi per sostenere la mia avventura".
Ora Massimo si trova in Germania, a Ratisbona, dove sosterà per qualche giorno in attesa di riprendersi da una brutta infiammazione a un nervo: "E' meglio che non pensi a tutti i chilometri che mi mancano - ironizza -. A spingermi a fare tutto questo c'è non soltanto la voglia di esaudire un grande sogno d'infanzia ma anche la consapevolezza che il tempo sia la massima ricchezza di una persona. E io, che per fortuna di tempo ne ho, voglio godere al massimo delle mie possibilità. Il sacrificio più grande lo sta sostenendo mia moglie Francesca, alle prese con i mie figli scatenati Martin e Samuel".













