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Belluno
09 settembre | 11:35

Nel centro di Belluno tra montagna, alpinismo e arte contemporanea: il Museo Burel pensa fuori dagli schemi

Aperto da Daniela Zangrando, rientrata ai piedi della Schiara dopo le esperienze professionali a Venezia, Milano e il Belgio, ha creato questo spazio, aperto e accessibile gratuitamente a tutti nel week end. Sino a domani, domenica 10 settembre, sarà possibile visitare la mostra "Vertigine" del bresciano Jan Tononi

Nel centro di Belluno tra montagna, alpinismo e arte contemporanea: il Museo Burel pensa fuori dagli schemi
di V.C.

BELLUNO. Nel cuore più antico di Belluno si fa spazio l’arte contemporanea. Succede grazie al museo Burel, una sede espositiva fuori dagli schemi nata nel 2019 per iniziativa della curatrice indipendente Daniela Zangrando. Ha voluto chiamarlo come una delle cime più evocative del gruppo montuoso della Schiara, che domina la città con la sua muraglia di roccia aspra e severa, per sottolineare il legame con il territorio e quel forte richiamo all'ambiente dell'alpinismo che caratterizza la sua ideatrice.

 

Il museo Burel è il primo e unico museo di arte contemporanea della provincia di Belluno. Uno spazio piccolo piccolo che periodicamente ospita mostre temporanee cambiando assetto e aprendo, una dopo l’altra, diverse finestre sul mondo dell’arte, per condividere con i visitatori molteplici spunti di riflessione sulla cultura contemporanea e sul nostro tempo.

L'ingresso al museo è sempre libero e gratuito, una scelta che rispecchia l'ideale di Daniela Zangrando di rendere l'arte accessibile a tutti. Nell’arco di un anno vengono allestite quattro esposizioni, unite da un filo conduttore che riporta alla montagna. Ciascuna è accompagnata da materiali cartacei di approfondimento, in italiano e in inglese, che arricchiscono l’esperienza della visita.

 

Questo è l’ultimo weekend di apertura della mostra “Vertigine”, inaugurata lo scorso 15 luglio e visitabile fino a domenica 10 settembre. Si tratta della prima mostra di pittura ospitata all’interno del museo Burel: una serie di autoritratti su diversi supporti che il giovane artista bresciano Jan Tononi, classe 1997, ha iniziato a realizzare durante il periodo del lockdown. Le sue opere riflettono un senso di intimità, solitudine e vuoto. Indagano la complessa relazione tra sé e il mondo circostante, sospesa tra lucidità, consapevolezza e smarrimento. Un lavoro introspettivo, il suo, nel quale ciascuno può ritrovarsi.

In autunno, il museo proporrà un nuovo progetto che chiuderà il 2023 portando alla luce una diversa sfaccettatura del concetto di vertigine, approcciandolo da un’ulteriore prospettiva.

Ma com’è nata l’idea di aprire un museo così a Belluno?

 

Lo ha raccontato a Il Dolomiti Daniela Zangrando

“Sono cadorina - spiega - ma per tanti anni sono stata lontana da Belluno. Ho studiato a Venezia e già durante l’università ho iniziato a lavorare a Milano, poi da lì mi sono spostata in Belgio. Ho sempre lavorato come curatrice indipendente, dirigendo anche uno spazio a Vicenza, finché ho deciso di tornare. Era il 2018, anno in cui è uscito quello studio tremendo sullo spopolamento della provincia di Belluno nel quale emergevano temi di cui sentivo parlare già da ragazzina (dai giovani che decidono di lasciare il territorio all’assenza dell’università, alla mancanza di centri di aggregazione, ndr), ma allora ho avvertito come la situazione fosse ancora più grave rispetto al passato”.

 

Si è presa del tempo, poi ha maturato la decisione.

“Sono stata ferma per un po’ e poi mi sono detta: se devo ripartire da qualcosa, faccio quello che so fare e quindi faccio arte. Ho sempre avuto questo sogno di un museo, anche perché ho studiato l’arte pubblica, ho approfondito il rapporto dell’arte con le comunità, ho visto esperienze che avevano funzionato all’estero e ho sempre avuto questa utopia in testa”.

 

Dall’utopia alla realtà.

“Ho provato a chiedere se c’erano spazi, ho iniziato a parlare con le istituzioni del progetto che avevo in testa. Più o meno la risposta che ottenevo era sempre: ma perché sei tornata? Vai via perché qui non c'è niente”, ricorda Daniela Zangrando con un sorriso e una punta di amarezza.

 

Finché ha trovato questa sede, piccola sì ma gestibile autonomamente, con l’idea di provare a farla riconoscere un po’ alla volta dalla città e da lì, nel tempo, riuscire a farla crescere. La curatrice ci ha spiegato la scelta di voler creare uno spazio pubblico aperto gratuitamente a tutti.

"Ho voluto assolutamente che fosse gratuito - prosegue Zangrandi - un posto dove chiunque può accedere, vedere delle cose, chiedere, curiosare. Tutte le attività e le mostre sono ad accesso libero. Ho una formazione pianistica e mi è sempre rimasto in mente che il grande pianista Arturo Benedetti Michelangeli teneva corsi di perfezionamento di pianoforte gratuitamente, dicendo che la cultura deve essere gratuita. E secondo me così deve essere, soprattutto in un posto dove non ha ancora preso piede una cultura sul contemporaneo. Credo che ogni persona debba potersi sentire libera: libera di buttare un occhio, di sbirciare, di andarsene indignata la prima volta e di tornare la seconda, fare una mezza domanda e magari tornare ancora. Mi piace l’idea che non sia costretta a pagare per fruire dell’arte che proponiamo, con tutte le complessità che questa scelta comporta per noi, ovviamente”.

 

Per l’organizzazione degli eventi il Museo Burel può contare su alcuni partner locali che di volta in volta offrono un aiuto concreto.

“Inoltre abbiamo istituito la rete degli “Amici del Museo”, che sostengono il Burel attraverso le loro donazioni e in cambio possono usufruire di alcune iniziative dedicate, come ad esempio la cena con l’artista. Un progetto che mi piacerebbe espandere, proponendo a chi desidera farne parte attività periodiche come uscite e visite guidate ad altre realtà museali italiane o, magari, incontri in città sul tema del contemporaneo”.

 

Un modo per accompagnare nuove persone ad avvicinarsi all’arte contemporanea, offrendo una chiave di lettura che sia inclusiva e non elitaria. Lo stesso approccio che la curatrice del Burel ha veicolato da subito anche nella comunicazione social dove, accanto al racconto condiviso quotidianamente, si può consultare un archivio delle mostre, con un linguaggio comprensibile a tutti. Dietro al museo Burel c’è uno staff di persone giovanissime e appassionate, che Daniela Zangrando forma personalmente con grande entusiasmo. Lo spazio espositivo ha aperto i battenti a marzo 2019 con la prima mostra, frutto di una call aperta a tutti gli artisti italiani. Nel tempo, ha saputo conquistare un pubblico vario e stratificato, con una fetta più consistente composta da giovani ma che incuriosisce visitatori di tutte le età.

Il museo si trova a Belluno in via Mezzaterra 49 ed è aperto nel weekend, sabato dalle ore 10 alle 12 e dalle 16 alle 20 e domenica dalle 16 alle 20. L'ingresso è libero.

Per informazioni: www.burel.org, presente anche su instagram, facebook e youtube.

 

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