"Nonno Lino le acquistava da rigattieri in viaggio", storia delle locanda con oltre mille 'secie' appese al soffitto: "Paioli che raccontano la storia del territorio"
Un paiolo dopo l'altro. Così Lino Toffolin era riuscito a collezionare oltre mille paioli in rame oggi appesi sui soffitti di una locanda storica: "Di qui passavano i rigattieri che da Cortina viaggiavano alla volta di Venezia e che vendevano secchi un tempo utilizzati per l'acqua"

PIEVE DI SOLIGO. Una locanda che racconta non soltanto la storia di una famiglia ma anche quella di un territorio. Fondata nel 1961 dal tenace e lungimirante nonno Lino, il locale che affonda da oltre 60 anni solide radici a Solighetto ospita, fra tavoli e posti a sedere, un'invidiabile collezione di oltre mille 'preziosi' paioli in rame.
"Il ristorante nasce all'inizio degli anni '60 grazie a mio nonno, che si era stabilito prima a Pieve di Soligo e spostato poi a Solighetto, dove aveva restaurato due case coloniche, divenute la "Locanda da Lino" che tutt'oggi resiste - esordisce Francesco Toffolin a Il Dolomiti -. Oggi, la conduzione è affidata alla seconda e alla terza generazione".
Un punto di passaggio, quello in cui sorge il locale, "per quei rigattieri che un tempo da Cortina viaggiavano alla volta di Venezia - racconta Francesco -. Incontri che avevano spinto Lino, fin dal principio degli anni '60, ad acquistare secchi in rame che allora venivano utilizzati per l'acqua" e che nel tempo hanno iniziato ad abitare i soffitti delle sale del ristorante.
"Spinto dall'amore per l'antiquariato ma anche legato al territorio e alla tradizione", Lino Toffolin aveva cominciato a collezionare 'secie', allora oggetti d'uso comune che "oggi sono divenuti invece veri e propri cimeli che mostriamo con orgoglio e dei quali ci prendiamo cura con certosine attenzioni". Una volta all'anno, infatti, i 1.145 paioli appesi ai soffitti delle salette della locanda (riconosciuta "locale storico veneto" due anni fa ndr) "vengono tirati giù e lavati proprio come si faceva una volta".
Aceto, farina ma anche sabbia e sale sono ingredienti fondamentali da utilizzare per permettere "al rame di mantenere il proprio colore originale e la propria lucentezza - rivela Toffolin -. Un gran lavoro, svolto con passione e devozione".
Nonno Lino è scomparso nel 2000 ma la sua anima e il suo "tocco, così come il suo gusto per oggetti particolari, resistono. Ora a gestire il locale ci sono i figli Marco e Chiara ma anche io e, sebbene i tempi siano cambiati, gli arredi storici, le 'secie' e i piatti della tradizione non abbandonano il ristorante che, in quanto locanda offre anche delle camere per pernottare". Là, hanno soggiornato "grandi nomi del cinema italiano come Marcello Mastroianni, amico del nonno a cui è stata dedicata (come altre 4 ndr) una camera arredata a suo gusto".
Il profumo della faraona arrosto con salsa peverada, del radicchio con i fagioli ma anche dello spiedo misto invadono la cucina della "Locanda da Lino", ormai conosciuta dai più grazie alla sua straordinaria collezione di secchi, ma anche di mestoli e utensili antichi. Cimeli che continueranno a narrare il passaggio di quei rigattieri "che vendevano al nonno, di volta in volta, un nuovo paiolo". Una preziosa eredità fatta di nobili ingredienti, fra ricordi e passione.


















