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Trentini nel mondo, storia di Alejandro Filippi discendente di emigrati in Argentina: "Ho lasciato la mia casa a 18 anni e ho scelto il Trentino per vivere"

I suoi nonni sono emigrati da Zambana e sono andati a vivere a Darwin, paese nel nord della Patagonia, in Argentina. Il nipote Alejandro è partito per l'Italia a 18 anni per fare il servizio militare e si è fermato in Trentino. "Se guardo indietro, a quell'anno 2000, vedo un ragazzo quasi uomo con una valigia di ricordi e di speranze e un paio di scarpe per andare lontano. Oggi sono un uomo con le scarpe un po' consumate dalla lunga strada fatta”

Di Sara Marcolla - 03 dicembre 2023 - 17:24

TRENTO. 21 marzo 2000. Primo giorno di primavera. L'aereo atterra a Milano Linate alle 16.30. A bordo c'è anche Alejandro Filippi, 18 anni. E' partito da Buenos Aires, dove il 21 marzo è invece il primo giorno di autunno, con un volo che ha fatto scalo a Roma. In valigia ha i ricordi della sua infanzia e adolescenza, qualche vestito, foto e buone scarpe “per camminare e andare lontano” dice.

 

Lui è nato in Argentina nel 1981 a Darwin, provincia del Rìo Negro, nella parte più a nord dell'immensa Patagonia. E' figlio di Catalina, autoctona, e di Mario, figlio di immigrati trentini.

 

Ma ha deciso di trasferirsi in Italia. “Ho la doppia cittadinanza e sono iscritto all'Aire, l'Associazione italiana residenti all'estero. Nel 1998 mi è arrivata la cartolina di precetto dall'esercito italiano per svolgere il servizio militare. Una volta terminata la scuola, in Argentina non avrei avuto grandi opportunità di lavoro. Ho deciso, quindi, di partire per l'Italia per fare il servizio di leva. Non sapevo, allora, se poi mi sarei fermato oppure no. Per me il servizio militare rappresentava un'opportunità”.

 

Una scelta non facile. “Sono stato l'unico della mia famiglia” dice Alejandro. Ha, infatti, un fratello, Daniel (che oggi ha 44 anni) e una sorella Yanina (di 41 anni). “Ricordo che la mia mamma mi ha detto: 'ti ho dato le ali, vai'. Ma non è stato facile lasciare la mia famiglia, gli amici. Però, quando pensi che quella è la decisione giusta per te in quel momento, allora non bisogna guadarsi indietro, ma andare avanti - racconta. - Sono stato tra i primi discendenti di emigrati italiani che è partito dalla Patagonia per tornare in Italia".

 

Compiuti i 18 anni, Alejandro fa, quindi, la valigia e parte con destinazione Italia.

 

Atterrato a Milano con la sua valigia di migrante, raggiunge il Trentino, dove è ospitato a Zambana, paese da cui erano partiti i suoi nonni a inizio degli anni Cinquanta.

 

Nel 1950 Attilio Filippi (suo nonno) era salpato per l'Argentina per raggiungere il fratello Lino, partito l'anno precedente. Aveva attraversato la sconfinata e solitaria Patagonia ed era approdato nel punto più a sud del Paese, Ushuaia, capoluogo della provincia argentina della Terra del Fuoco, dove aveva lavorato assieme al fratello come legnador, boscaiolo. “Era un mondo completamente nuovo per loro – spiega Alejandro, basandosi sui racconti della nonna Laura. - Il governo argentino, a quell'epoca, cercava manodopera dall'Europa per colonizzare le terre. Sono rimasti nella Terra del fuoco per qualche mese, poi sono tornati verso nord. Arrivati a Darwin, hanno saputo che il governo avrebbe dato agli emigrati europei 300 ettari di terre da lavorare, 10 ettari a famiglia. Attilio e Lino si sono, quindi, fermati. Erano gli unici trentini. Assieme a loro c'erano polacchi, tedeschi e spagnoli” racconta ancora.

 

Nel 1952 Laura, la moglie di Attilio, (la nonna di Alejandro) rimasta nel frattempo a Zambana, ha raggiunto il marito in Sud America con la figlia Clara di tre anni, mentre Lino, dopo un periodo di lavoro, ha lasciato l'Argentina ed è rientrato in Italia.

 

Laura e Attilio hanno, quindi, iniziato la loro vita a Darwin, quel paese di frontiera alle porte della Patagonia. Nel 1954 è nato il secondogenito Mario (padre di Alejandro), nel 1957 Luis e nel 1959 Mirta. “Questi sono i miei zii e zie – racconta Alejandro. - Ci sono poi i cugini e le cugine, Carla, Florencia, Celina, Flavia, Gisella, Cintia, Sebastian, Mariella e Luciana. Questa è la mia grande famiglia argentina”.

 

Anni 2000. Completato il servizio militare, prima in fanteria e poi con gli alpini, Alejandro trova subito lavoro in un'azienda che si occupa di stampe. Nel 2001 l'Argentina vive una delle sue più gravi crisi economiche, che ha portato al collasso del Paese. “Quell'anno a dicembre, con il primo stipendio guadagnato, mi sono comperato un biglietto aereo per tornare a casa – ricorda. - Sono atterrato a Buenos Aires nei giorni in cui erano in corso le manifestazioni durante le quali sono morte più di venti persone. Un disastro. Mio fratello Daniel mi stava aspettando e assieme siamo andati a Darwin dai nostri genitori. La crisi economica ha avuto pesanti ripercussioni anche sulla mia famiglia. Ho quindi convinto tutti a seguirmi e a trasferirsi in Trentino con me”.

 

Nel 2002 i genitori, il fratello e la sorella di Alejandro arrivano, dunque, a Zambana, dove vengono accolti dai parenti. “Hanno trovato lavoro, si sono inseriti nella società – ricorda. - Ma mio padre aveva troppa nostalgia dell'Argentina. Nel 2007 sono, dunque, ritornati a Darwin. Mio fratello Daniel, invece, è rimasto qui e mia sorella Yanina si è trasferita in Spagna con il suo compagno e si sono poi sposati e trasferiti alle Canarie”.

 

In quegli anni Alejandro conosce Laura (lo stesso nome della nonna). Anche lei è argentina e anche lei è arrivata in Italia dopo la grande crisi del 2001. “Quando sono arrivata – ci spiega Laura – non avevo idea di fermarmi. Sono originaria di Buenos Aires e ho lasciato la capitale perché la crisi aveva colpito tutti. Sono arrivata in Trentino perché mia sorella era giù qui, sposata con un uomo del posto. Io ho trovato lavoro e una sera, ad una festa, ho conosciuto Alejandro”.

Si sono sposati e hanno una figlia, Camilla, che oggi ha 10 anni.

 

La nostra vita è qui – raccontano. - Non credo che torneremo più a vivere in Argentina. Ci andiamo ogni tanto per trovare le nostre famiglie di origine”.

 

Se ripensa al passato Alejandro ricorda la nonna Laura. “Era la capa della famiglia. Leggeva il Corriere della Sera, il Sole 24 Ore e anche la rivista L'Alpino, che le arrivavano grazie ai suoi contatti con l'Associazione trentini nel mondo. Guidava la sua auto, una Renault 12, con la quale andava anche fino a Buenos Aires. Lei abitava a Choele Choel, cittadina a qualche chilometro di distanza da Darwin, che in lingua mapuche significa 'acque tranquille'. Da tutti era conosciuta come doña Laura, la curandera, perché aveva imparato le tecniche di guarigione dalle persone indigene. Di lei ricordo il profumo dei biscotti, gli scones, molto diffusi da noi, e l'aroma del caffè: se lo faceva arrivare dall'Italia ed era veramente buono. E' stata lei la prima a dirmi venire in Italia – ricorda Alejandro. - Sono nato quando Darwin era un importante snodo ferroviario. Ora la stazione è stata dismessa e di essa rimane solo il museo. Se penso al passato, mi mancano i miei amici, la mia famiglia di origine, ma ammetto anche che in Trentino ho avuto opportunità migliori. Se fossi rimasto in Argentina probabilmente avrei fatto il contadino, come tanti miei coetanei. Qui in Trentino ho un lavoro che mi permette di vivere bene e di viaggiare. Se guardo indietro, a quell'anno 2000, vedo un ragazzo quasi uomo con una valigia di ricordi e di speranze e un paio di scarpe per andare lontano. Oggi – sorride Alejandro - sono un uomo con le scarpe un po' consumate dalla lunga strada fatta”.

 

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