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| 08 set 2024 | 21:31

"Bisogna motivare le persone". Attività fisica unica via per dare ossigeno al sistema sanitario. L'esperto: "Non bastano incentivi economici, servono cultura e strutture"

Le malattie croniche non trasmissibili rappresentano di gran lunga la principale causa di decessi in Italia e impegnano il 75% della spesa sanitaria nazionale: un disegno di legge bipartisan vorrebbe rendere detraibile parte delle spese per l'attività fisica, ma basta davvero un piccolo incentivo economico a convincere le persone a fare più movimento? Una conversazione sul tema con il dottor Paolo Crepaz, delegato provinciale dei medici dello sport e vicepresidente del comitato del Coni trentino 

"Bisogna motivare le persone"
di Redazione

TRENTO. Ispirato forse dal vento olimpico che soffiava forte, nei primi giorni di agosto è stato presentato un nuovo disegno di legge, sottoscritto da tutti i partiti della decima commissione al Senato, che punta a far includere l’attività sportiva nelle prescrizioni mediche soggette poi ad agevolazione fiscale.

 

In sostanza, l’attività fisica diventerebbe prescritta dal medico al pari di un farmaco, e come tale potrebbe essere poi in parte detratto dalle dichiarazioni dei redditi.

 

Ma basterebbe davvero un incentivo economico, per la verità neppure troppo marcato, a convincere le persone a fare più attività fisica? Ne abbiamo parlato con Paolo Crepaz, delegato provinciale dei medici dello sport e vicepresidente del comitato del Coni trentino.

 

Dottor Crepaz, forse vale la pena fare un passo indietro e partire dai dati.

“Sì, perché alla base di questo ragionamento di economia e politica c’è una certezza sempre più preoccupante che riguarda la situazione della salute globale mondiale, in particolare il problema delle malattie croniche non trasmissibili. Con questo termine si intendono malattie cardiovascolari e respiratorie, tumori, diabete. Malattie strettamente legate allo stile di vita e al contesto. E rappresentano un grosso problema perché sono ancora più presenti e impattanti nei Paesi del benessere. Forse non c’è ancora abbastanza consapevolezza sulla portata di queste malattie, che causano il 70% delle morti nel mondo. In Italia rappresentano la causa addirittura del 92% dei decessi, e gravano direttamente sul 75% della spesa sanitaria nazionale”.

 

Quali sono le cause?

“I fattori che contribuiscono di più a provocare queste malattie sono fondamentalmente quattro: il fumo, l’alcol, le diete insalubri e l’inattività fisica. Dato per assodato che non possiamo immaginare di aumentare ancora la spesa sanitaria per fronteggiare questa situazione che ci sta già portando a una situazione difficile per l'intero sistema, è chiaro che si impone la necessità di lavorare di più, e meglio, nella prevenzione”.

 

Ed è qui che entra in gioco lo sport.

“Preferisco che si parli di ‘attività fisica’. Qui non si tratta di essere atleti o fare agonismo, si tratta di fare attività fisica: fare una camminata, andare in bicicletta o anche in cyclette, salire le scale invece che prendere l’ascensore. Gli stili di vita sani e l’attività fisica regolare, anche quella più semplice, rappresentano uno straordinario antidoto alle malattie croniche non trasmissibili. Attenzione, non è che sostituiscano i farmaci, ma sono efficaci nel prevenire i rischi e poi eventualmente, in presenza di una patologia, aiutano ad incrementare l’efficacia dei farmaci”.

 

Insomma, a tutti gli effetti è come una medicina.

“Sì. Che previene, cura più malattie, non ha effetti collaterali ed è a costo zero. Ecco perché io credo che renderla prescrivibile dai medici è il futuro, è un obbligo a livello sanitario, è una soluzione che va affrontata seriamente e convintamente”.

 

Ma allora perché tante persone oggi non praticano attività fisica? Secondo Eurobarometro, nel 2022 il 56% degli italiani ammetteva di non praticare alcuna attività sportiva, 11 punti percentuali in più rispetto alla media europea.

“La sfida è tutta qui. Comunicare ma soprattutto motivare le persone. Trovare nuovi modi per rendere l’attività fisica più a portata di tutti. Mi spiego meglio. Ormai da tanti anni sono state applicate sui pacchetti di sigarette frasi e immagini eloquenti sui danni terribili provocati dal fumo: ma da allora, più o meno abbiamo lo stesso numero di fumatori. L’atteggiamento minatorio non sembra fornire grandi risultati. La gente lo sa che i sani stili di vita prevengono malattie importanti, ma mancano cultura e motivazioni: e allora come ho già detto vanno trovate nuove strade”.

 

Ad esempio?

“Sembrano incoraggianti i dati legati alla ‘fun theory’: si pensa che sia più facile incoraggiare scelte ‘giuste’ rendendole divertenti, interattive, aggreganti. Mi viene in mente l’esempio di una fermata della metropolitana a Stoccolma: scendendo dai convogli per salire all’altezza della strada ci sono la scala mobile e la scala “normale”, e in tanti preferiscono la comodità della scala mobile. Mettendo invece dei sensori sonori che fanno “suonare” gli scalini quando qualcuno ci sale, come fossero grandi tasti di un pianoforte. Con questo escamotage divertente, il 70% delle persone ora fa le scale: attività fisica quasi senza accorgersene, e pure col sorriso”.

 

Quali passi in avanti dovrebbero essere messi in campo a livello strutturale? 

“Il sistema ideale secondo il mio punto di vista dovrebbe prevedere la prescrizione medica dell’attività sportiva, concretizzata e verificata passo passo dal chinesiologo, lo specialista di scienze motorie, per poi tornare dopo un periodo dal medico con la scheda compilata dall’istruttore. L’incentivo economico della detrazione fiscale? Il percorso va studiato, ma questi sono discorsi di politiche economiche in cui non è giusto che mi avventuri. Però lo ripeto, la prescrizione dell’esercizio fisico è il futuro”.

 

Nel territorio trentino è “facile” uscire di casa e farsi una camminata in un ambiente naturale salubre e invitante: altrove forse ci si scontra anche con un’assenza cronica non solo di spazi aperti ma anche di strutture sportive.

“Sì, credo che al disegno di legge andrebbe accompagnata la creazione di piscine e palestre ‘della salute’. Luoghi e istruttori che siano funzionali a questa visione. Ambiente, reddito, contesto sociale giocano un ruolo cruciale in tutto questo e non possiamo non tenere conto di questi fattori. Poi ci sono anche le persone che sanno aggregare e motivare: penso, tanto per fare un paio di esempi, a Emanuele Romoli nel rowing a Diego Gennari che fa correre tanti trentini fra Cognola e Martignano, o Silvano Danieli e figli che hanno insegnato a nuotare a tante generazioni di trentini. A loro va riconosciuto un merito enorme, e portano avanti iniziative che incidono davvero sulla salute pubblica della comunità”.

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