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Belluno
05 giugno | 22:10

In Italia la filiera sportiva vale 25 miliardi, che potrebbero triplicare potenziando gli impianti. “C’è un valore educativo”, ma oggi 6 scuole su 10 non hanno una palestra

Allo Sport Business Forum si parla di numeri dello sport system. Sport e attività fisica sono infatti un veicolo per creare valore socio-sanitario, favorire accessibilità e inclusione sociale e creare valore economico. Nel 2022 la filiera ha generato 24,7 miliardi di Pil, pari all’1,4% dell’economia del paese: eppure, siamo tra i Paesi più sedentari d’Europa e con meno impianti sportivi

TREVISO. Allo Sport Business Forum si parla di numeri dello sport system. Sport e attività fisica sono infatti un veicolo per creare valore socio-sanitario, favorire accessibilità e inclusione sociale e creare valore economico. Nel 2022 la filiera ha generato 24,7 miliardi di Pil, pari all’1,4% dell’economia del Paese, al pari dell’abbigliamento (25,5 miliardi) e circa il doppio del settore farmaceutico (11,9 miliardi) e dell’arredo (14,2 miliardi). Eppure, siamo tra i Paesi più sedentari d’Europa e con meno impianti sportivi.

 

A illustrare i dati è Emiliano Briante, responsabile dell’Osservatorio valore sport e partner di Teha Group. La ricerca presentata si proietta su un orizzonte temporale al 2050 e vuole fornire dati utili affinché l’Italia possa affrontare un cambiamento che la porti a essere uno dei primi paesi per attività fisica e partecipazione allo sport. Tre i principali aspetti analizzati: la salute, l’accessibilità e il ritorno economico.

 

Partiamo dal profilo socio-sanitario. Secondo i dati Ocse, l’Italia è tra i Paesi peggiori per il livello di attività fisica tra gli adulti: siamo infatti il quarto Paese più sedentario (80,3%), dopo Turchia, Portogallo e Grecia (anche se abbiamo visto che Belluno fa eccezione). Per i giovani nella fascia 11-15 anni va anche peggio: il 91,7% non pratica neanche un’ora di attività al giorno.

 

Sul fronte interno, invece, Istat ci dice che quasi il 35% degli italiani non fa alcuno sport e a essere più sedentari sono gli anziani, i residenti al sud e nelle isole, gli abitanti dei piccoli Comuni e delle periferie, ma anche chi possiede un titolo di studio più basso e, con un leggero gap, le donne rispetto agli uomini (38,9% rispetto al 31,1%). Questa elevata sedentarietà ha un impatto di 6,7 miliardi di euro ogni anno di spesa sanitaria che, se non facciamo nulla, è destinato a salire a 8,5 miliardi nel 2050. Se invece riuscissimo a dimezzare la quota dei sedentari, si potrebbero risparmiare da qui al 2050 ben 77,4 miliardi di euro.

 

Ma è sul fronte dell’accessibilità che, forse, bisogna riflettere di più perché è in primis la disponibilità di strutture a incentivare la pratica sportiva. In Italia, però, l’offerta di impianti sportivi è ampiamente sotto la media europea e 5 volte inferiore alla Finlandia. Su 100 mila abitanti, infatti, abbiamo 131 impianti sportivi contro i 168 europei (597 in Finlandia).

 

A livello regionale, si va dai 94 della Puglia ai 401 della Valle d’Aosta, mentre il Veneto si posiziona all’8 posto con 157 impianti. Nota particolarmente dolente sono quelli scolastici: quasi 6 edifici su 10 non hanno una palestra (59,3%) e in Veneto, che comunque è tra le regioni più virtuose, una scuola su due è senza (52,2%).

 

“È a impianti sportivi e palestre delle scuole che deve guardare lo stato: per aumentare la pratica sportiva - commenta Dino Ponchio, presidente Coni Veneto - bisogna aumentare la cultura dello sport, ma per farlo dobbiamo partire dalle elementari, che devono avere palestre e insegnanti dedicati, altrimenti tutto è scaricato sul mondo dello sport. Invece la pratica sportiva si poggia oggi sul volontariato assoluto, che ha come obiettivo creare dei campioni ma soprattutto aiutare ragazze e ragazzi a crescere in modo sano ed equilibrato: rinnovo quindi l’appello a investire nello sport, anche da parte dell’imprenditoria privata, perché così facendo si investe sull'Italia del futuro”.

 

Accessibilità che è, infine, anche economica e in Veneto fare sport non è sempre conveniente: la regione è infatti al 18esimo posto per costo di far praticare sport ai figli e al 14esimo per incidenza nella spesa delle famiglie. “Definire lo sport - afferma Ponchio - è quasi impossibile, è un fenomeno complesso, tra i cui significati c’è il valore educativo. I costi della pratica sportiva sono aumentati molto a causa della perversa e ‘pessimissima legge di riforma dello sport, che ha omologato le piccole società di quartiere di calcio con le squadre nazionali. Grazie a noi è stata mitigata, ma per usufruire di vantaggi e sgravi fiscali le piccole società sono costrette ad appoggiarsi a commercialisti e consulenti del lavoro con costi fissi molto alti, che sono riversati sul vero sponsor dello sport italiano, cioè le famiglie. Per evitare questo abbiamo bisogno che pubblico e privato sostengano le realtà sportive di base”.

 

Tutto ciò genererebbe anche un notevole guadagno economico. Se entro il 2050 l’Italia dimezza la quota di sedentari e arriva a una quantità di impianti sportivi pari almeno alla media europea, ci possiamo infatti aspettare che il Pil della filiera salga a 62,6 miliardi di euro, garantendo lavoro a oltre 870 mila persone.

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