Minorenni e criminalità: ''In sei mesi notizie di reato che normalmente ricevevamo in 6 anni''. Tra Val Rendena e Giudicarie la comunità si scopre più fragile
"Il tessuto sociale non è pronto a questo tipo di situazioni". Il sindaco di Pinzolo Michele Cereghini e il comandante della polizia locale delle Giudicarie Carlo Marchiori tracciano il quadro della situazione tra Val Rendena e Giudicarie dopo l'arresto di un 17enne finito in carcere. "Numeri record di casi: qualcosa in questi mesi è andato fuori controllo"

VAL RENDENA. Il caso del 17enne arrestato e portato nel carcere minorile (QUI L’ARTICOLO) è un episodio di cronaca che rappresenta semplicemente la conseguenza di una situazione che negli ultimi mesi sta mettendo a dura prova la serenità delle comunità di due territori trentini, le Giudicarie e la Val Rendena, ma non solo. Reati per mano di giovani. Anzi, giovanissimi. Non singole bravate, ma espressioni continue e concrete di un disagio che per istituzioni e forze dell'ordine è sempre più complicato da riconoscere e arginare.
Per fare il punto della situazione pochi giorni fa si è tenuto un incontro a Pinzolo, tra i comandanti di stazione, quelli delle polizie locali e i sindaci dei comuni maggiormente interessati della Rendena, con il coordinamento del Comandante di Compagnia di Riva del Garda “responsabile d’area”, volto a finalizzare ancor più la strategia di prevenzione e repressione dei fenomeni di criminalità tra i minori. Un incontro da cui è emersa la necessità di “finalizzare in maniera ancora più efficace e continua la strategia di prevenzione e repressione di questi fenomeni”. A raccontarlo è il sindaco di Pinzolo Michele Cereghini. “Si avverte preoccupazione, nelle famiglie e più in generale nella valle”.
Il perché è presto spiegato: a Pinzolo e in tutta la Val Rendena si segnalano casi che non vanno sottovalutati o ignorati. “In alcuni ambienti giovanili – prosegue Cereghini - trovano spazio con preoccupante frequenza episodi sopra le righe, a volte anche oltre il limite della legalità: atti di sprezzo delle regole e della legge, piccoli furti, atteggiamenti fuori luogo contro altri coetanei ma anche contro cittadini e addirittura uomini delle forze dell’ordine. E proprio con le forze dell’ordine è fondamentale dialogare e condividere progetti e strategie per fare quello che si può per prevenire e reprimere questi episodi”.
Ma i sindaci non hanno poi tante frecce nella loro faretra per combattere con un fenomeno sempre più difficile da contrastare. “Le amministrazioni si sentono spesso impotenti di fronte a situazioni di questo tipo. Nuove leggi? Non sta a me dirlo, ma oggi è un mondo molto diverso da quello di qualche anno fa, viviamo in una società in cui il Covid ha lasciato strascichi profondi sotto tutti i punti di vista. Qua in val Rendena qualche domanda ce la poniamo, ma questo è un fenomeno non certo circoscritto alla valle o al Trentino. E ho la netta sensazione che il tessuto sociale, qui come altrove, non sia pronto a questo tipo di situazioni e non sia strutturato e preparato per affrontarle”.
“Qualche anno fa - aggiunge il sindaco - c’è stato l’episodio di un gruppo di ragazzi entrati di notte in una scuola mettendo tutto sottosopra: da quel momento era stato messo in campo il progetto ‘Family’ proprio per aiutare le famiglie e anche le istituzioni in un certo senso a capire più a fondo i bisogni dei nostri ragazzi. Oggi invece non si tratta più di singoli casi, di bravate isolate: le piccole cose sono diventate grandi problemi, gli episodi non sono più tali ma fanno parte di una struttura continua e più radicata di comportamenti sbagliati”.
Sono preoccupazioni condivise, sul territorio, anche da altre realtà in prima linea nel far fronte a questi episodi. “Qualcosa in questi mesi è andato fuori controllo”, commenta con parole cariche di amarezza il comandante della polizia locale delle Giudicarie Carlo Marchiori. “Le do un dato che credo possa far riflettere - commenta il comandante parlando con Il Dolomiti -: dall’inizio dell’anno 2024, come polizia locale abbiamo avuto 6 notizie di reato che hanno come protagonisti dei minorenni noti, cioè individuati. E mi limito a queste senza parlare delle attività delle altre forze dell’ordine. Episodi di danneggiamento, una rapina, insomma, reati con aggravanti anche importanti. Un numero record, un semestre assolutamente anomalo. Abbiamo avuto in 6 mesi gli stessi numeri che normalmente abbiamo avuto in 6 anni, tanto per dare un’idea delle dimensioni. Si tenga conto che in ogni notizia di reato in molti casi l’indagato non è uno, ma sono 2 o 3 a volte 4 i minorenni coinvolti. Sono tanti”.
“E poi – riprende Marchiori - ci sono gli svariati episodi emersi durante i normali controlli per la prevenzione e la sicurezza, in particolare alla stazione degli automezzi e nelle nostre zone di competenza: in questi controlli negli ultimi mesi si contano tre giovani ‘bulli’ sanzionati per ubriachezza molesta, un paio che avevano delle sostanze stupefacenti, qualcuno perché consumava alcolici senza avere la maggiore età. Per la nostra attività di piccolo corpo di polizia locale, questi sono numeri grossi, che fanno poi riferimento in un modo o nell’altro a un determinato gruppo di persone”.
“L’aspetto forse più preoccupante è che questa piccola minoranza di giovani rappresentata dai violenti o dalle cosiddette ‘baby gang’ non è isolata in maniera così netta dagli altri ragazzi. Fa 'figo' il bullo, e non il bravo ragazzo, e così questi giovani imitando rapper e gente famosa spesso di riferimento sui social diventano idoli dei coetanei, che magari non si dedicano a loro volta ad attività criminali ma che di fatto li incentivano come loro ‘follower’. E con questi presupposti pensare di vedere invertita questa tendenza a breve è davvero molto complicato”.














