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Trento
12 novembre | 20:12

"Presidente e Cda andatevene", la liquidazione del prezzo delle uve scontenta alcuni produttori e compaiono le scritte (prontamente cancellate) di protesta

Sono comparse alcune scritte di protesta per i prezzi troppo bassi per le uve e il raffronto con l'Alto Adige sembra impietoso 

TRENTO. I vecchi cantinieri, maliziosi, operavano con la tacita regola delle Tre T: taja tant e tasi. Cioè: mescola i vini della vendemmia più recente con quelli pigiati da uve corpose (spesso del sud Italia), per aggiustare grado alcolico e il complessivo timbro del carattere. Il tutto, tacendo. E farlo in barba alle remunerazioni dei soci, ostentando gloriosi bilanci faraonici, nonostante l‘altalenante - imbarazzante - prezzo delle uve nostrane portate in cantina.

 

Adesso la pratica delle ‘Tre T’ può essere interpretata con: taglia tanto (il prezzo) e continua a tacere. Ma i soci, stavolta non hanno intenzione di subire tacitamente i bilanci vendemmiali. Così nella Piana Rotaliana sono comparse alcune scritte, pennellate certamente maliziose, provocatorie, sinonimo di malcontento.

Tutto è legato alle recenti liquidazioni del prezzo delle uve, confrontando quanto mediamente porta a casa il socio della cantina sociale. Prezzi del vendemmiato che cambiano - radicalmente - a seconda dell’adesione sociale: con differenze sostanziali tra una cantina sociale e l’altra, nonostante la medesima zona operativa, vigneti dei soci strettamente confinanti e assolutamente non distinguibili, né per vocazione vitivinicola, neppure per tempi e modi della successiva pigiatura delle uve.

Un esempio su tutti. Il raccolto delle uve Teroldego viene pagato a Mezzocorona 60 euro il quintale in meno rispetto all’attigua ‘sociale’ di Mezzolombardo, che liquida a 161,10 euro il quintale. Perché? Difficile dare una spiegazione, specialmente ai "non addetti ai lavori". Ci stanno provando alcune decine di soci viticoltori (non solo del Campo Rotaliano) che da mesi confrontano tabelle remunerative di altre cantine cooperative, sia trentine che sudtirolesi. Soci conferenti definiti "esagitati".

Soci che solitamente non riescono a prendere parola nelle assemblee, soci tracciati e tacciati, mentre cantine sociali presentano alla stampa faraonici, milionari bilanci, con dati approvati ancor prima della discussione assembleare. Soci silenti, che al termine delle convention sociali, vengono banalmente accontentati da qualche cassa di arance siciliane. Se chiedono chiarimenti basta si rivolgano, separatamente, negli uffici dirigenziali. Lo scrive, con minuziosa documentazione, Pier Dal Rì. Socio della Mezzacorona, decisamente "bastian contrario" su modi gestionali e trasparenza operativa. Che ha spedito una lettera anche alla nostra redazione. Con queste parole.

 

"Quelli che hanno amato le assemblee delle bocche cucite, indicato i notabili eleggibili, crocefisso chi osava parlare, anche solo per chiedere lumi, ora sono tutti ben serviti, tutti temono per i soldi in meno, ma nessuna per la scarsa chiarezza o la vilipesa democrazia partecipativa, da sempre praticata. Bello poter dire che il prezzo dell’uva per me è relativo e dipende dal mercato, ma che più grave per me è perdita e mancanza di chiarezza, di condivisione, di strategia e di lungimiranza aziendale. Lo stile è antico, tutti i soci sparlano, parlano tanto fuori dai luoghi deputati, e tutti forse ora, sono illuminati pentiti , complici con i loro silenzi per non aver mai parlato a tempo debito. Forse però, avevano tutti buoni motivi di tacere, tacitati da un assegno più corposo di Lavis o di Mezzolombardo tacitati tutti con un pugno di dollari. Tutto bene, nessuno mai si era lamentato, neppure per lo stile di gestione molto chiuso, senza grandi visioni, privo di sguardi lontani, sempre estraneo dalla trasparenza di un cristallo pregiato ma neppure da un vetro di bottiglia comune e scheggiato. Che dire ora, come mai questo risveglio?".

 

Probabilmente malessere scaturito da confronti tabellari. Prezzi delle uve sottopagate. Impietoso il raffronto con l’Alto Adige. Dove il Pinot Nero raggiunge i 380 euro il quintale, con punte - per la selezione di Caldaro - che sfiorano i 430 euro. Vale a dire: 250 euro in più del Pinot Nero vendemmiato sulle colline rotaliane.

 

E ancora. Il Pinot Grigio trentino spunta 116 euro contro i 272 di Caldaro. Altri dati: 301 euro lo Chardonnay Alto Adige Doc, appena 110 quello del Campo Rotaliano. Per non parlare del Lagrein, il vanto altoatesino. Che a Bolzano viene quotato 353 euro mentre a sud di Salorno spunta poco più di 11 euro al quintale.

 

La clamorosa protesta di alcuni "soci scontenti", quelli che hanno volutamente imbrattato le strade e alcune baite tra i vigneti è stata subito censurata. Scritte subito pennellate di nero. Per non aprire il dibattito. Ritenuti - per l’ulteriore coniugazione della formula del Tre T - tanti tonti da far tacere.

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