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Trento
07 agosto | 16:52

"Soddisfatti, ma non c'è il tutto esaurito". Massimo Oss e il turismo nei campeggi trentini: "Stagione partita lenta per colpa del maltempo, ma siamo in ripresa"

Massimo Oss, amministratore del Camping Club, società che gestisce quattro campeggi in territorio trentino, traccia un bilancio di questa prima parte di stagione: “Per far 'quadrare i conti' saranno determinanti i giorni immediatamente dopo ferragosto"

"Soddisfatti, ma non c'è il tutto esaurito"
di MOb

TRENTO. Dopo il “boom” del 2023 del turismo in Trentino, è stato il maltempo di maggio e giugno a far preoccupare il “terzo settore” del territorio: compresi i campeggi, risorsa che in un periodo sempre più caratterizzato dalla sensibilità verso nuove forme di turismo e di vacanza, specialmente in montagna, si sta confermando come un asset particolarmente strategico per attirare e fidelizzare appassionati di outdoor, sport, natura.

 

Un bilancio sulla prima parte della stagione per quanto riguarda i camping lo abbiamo fatto con Massimo Oss, amministratore del Camping Club, società che gestisce quattro campeggi in territorio trentino.

 

Un bilancio tracciato da un punto di vista privilegiato, con il panorama allargato dalle strutture gestite dalla società di Oss in quattro luoghi chiave del turismo trentino: i laghi di Levico e Caldonazzo, il lago di Garda, la montagna della Val di Fiemme.

 

Massimo, è stato un avvio di stagione contratto: lo conferma?

“La stagione è partita lenta, un po’ dappertutto, sì. Il lago di Garda come sempre fa eccezione perché lì i risultati sono sempre molto buoni, in linea con quelli dell’anno scorso: nelle altre zone invece il maltempo di maggio e giugno ha pesato e non poco. Diciamo che c’è stato un calo intorno al 10-20%. Luglio però sta andando abbastanza bene, siamo tornati a ritmi ‘normali’, anche se lontani dai picchi dello scorso anno”.

 

Insomma, i turisti ci sono ma (Garda escluso…) non c’è la “ressa”.

“Siamo soddisfatti, ma non stiamo assistendo al ‘tutto esaurito’. E lo stesso vale per gli altri operatori turistici del territorio, più o meno. Lo scorso anno, ma anche due estati fa, eravamo davvero pienissimi”.

 

Quali previsioni avete da qui a fine stagione?

“Saranno determinanti i giorni immediatamente dopo ferragosto, quella settimana dal 17 al 24. Quelle sono giornate spartiacque perché anche dal punto di vista dei prezzi c’è un leggero calo che potrebbe incoraggiare i turisti, specialmente italiani. Non possiamo negarlo, il clima generale tra aumento dei prezzi e situazione economica del Paese ha un impatto anche sulle vacanze, che rimangono pur sempre un costo. Anche per chi sceglie i campeggi. Insomma, il fattore prezzo potrebbe contribuire a compensare quella perdita di inizio stagione”.

 

Con la variabile del maltempo.

“Chiaro. Se dopo ferragosto ci sarà brutto tempo, chiuderemo la stagione con un 5-10% in meno dello scorso anno. Se invece il meteo ci darà una mano ci avvicineremo a quei valori e tutto sommato sarà un’estate soddisfacente”.

 

Ad agosto quindi c’è margine per recuperare. Al di là dei campeggi che percezioni avete sul turismo in Trentino in questi giorni?

“Questo fa riflettere: siamo a un punto in cui non è più una questione di attrattività della zona o della proposta turistica, ma è proprio un trend economico e sociale. Si accorcia la vacanza, si va al risparmio, si finisce magari per congestionare le strutture nei fine settimane e averle invece mezze vuote i lunedì e martedì. La mia sensazione in questi giorni è che ci sia davvero poco movimento in generale: prendo la Valsugana come esempio, non ho memoria di un 5 agosto con strade libere, poco movimento tra ristoranti e bar, locali che fanno giorno di riposo durante la settimana”.

 

Ci sono problemi anche a trovare personale?

“Abbiamo la fortuna di avere staff consolidati formati nel tempo che ci hanno garantito di affrontare una stagione senza disservizi o problemi: una fortuna per la verità figlia di una scelta ben precisa, e cioè del fatto che tutto il nostro personale è alloggiato in casa. Quindi i nostri lavoratori godono di una sicurezza abitativa che molti tra albergatori e gestori di campeggi non vogliono o non sono in grado di garantire. Alcune famiglie dei membri del nostro staff restano anche per tutto l’anno. E devo dire che, forse anche per effetto di quella situazione economica non esattamente rosea di cui parlavo prima, si registra un aumento di studenti che scelgono di fare uno o due mesi di lavoro per arrotondare durante l’estate: dopo il Covid si faticava a trovare animatori, oggi non è più così”.

 

Negli anni come avete rafforzato o modificato la vostra proposta turistica per adattarvi a un turismo dei camping sempre più sofisticato ed esigente?

“In questi anni il campeggio è diventato villaggio: dal punto di vista dell’accoglienza offriamo una vacanza attiva su tutte le 24 ore fatta di parchi, piscine, animazione, attività, bike, passeggiate, intrattenimento pomeridiano e serale; sul fronte dell’ospitalità c’è stato un cambio ancora più netto della clientela, perché gli italiani ad esempio ormai usano quasi tutti il camper, qualche straniero ancora ‘resiste’ con tende e roulotte, e poi c’è una clientela che ama il campeggio ma vuole più comodità e allora sceglie i bungalow, delle vere e proprie casette su ruote ormai ‘full optional’ che garantiscono un alloggio già pronto all’arrivo”.  

 

La situazione controversa del lago di Caldonazzo (QUI L’ARTICOLO) ha complicato l’arrivo di turisti, o ha generato lamentele?

“No, è una situazione che si sta normalizzando, credo si sia un po’ ingigantito il problema. Il lago è pulito, la salubrità dell’acqua non è in discussione, c’è una proliferazione di alghe e schiume che con le alte temperature c’è sempre stata. Occorre buonsenso”.

 

La questione “orso” tra i vostri clienti tiene banco?

“In generale credo che sia vissuto come un elemento non di paura ma di curiosità: gli stranieri sono più realisti, sanno che in montagna non esiste il rischio zero. Gli italiani si dividono tra partito ‘pro e contro orso’ ma tutto sommato la percezione, almeno nelle zone delle nostre strutture, non è di grande allarmismo. Certo, non vorrei essere nei panni di chi deve prendere decisioni in materia perché va bene salvaguardare la natura e la fauna, ma bisogna anche tenere il numero dei plantigradi in qualche modo sotto controllo”.

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