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Trento
31 agosto | 13:57

"Al ristorante 'Da Silvio' mangiare è come entrare in un'opera d'arte", il titolare Manna: "Ad un secolo dalla nascita, ricordiamo Riccardo Schweizer che realizzò gli interni"

Il pittore, scultore, fotografo e designer trentino nel 1978 realizzò gli interni del ristorante 'Da Silvio', posto sotto tutela dalla Soprintendenza dei Beni Culturali. Il titolare Nicola Manna: "Mio fratello Piergiorgio, su suggerimento di Bruno Kessler, da tempo frequentatore del locale, scelse di commissionare la ristrutturazione a Schweizer: ricordo che si recò nel suo studio e rimase folgorato"

SAN MICHELE ALL'ADIGE. Mangiare in un ristorate ed immergersi al contempo in un'opera d'arte. È più o meno questa la sensazione che si può provare entrando al Ristorante "Da Silvio", in località Masetto a San Michele all'Adige i cui interni sono stati realizzati nel 1978 dall'artista trentino Riccardo Schweizer.

 

E proprio in occasione del centenario dalla nascita del pittore, scultore, fotografo e designer nato a Mezzano il 31 agosto 1925, assimilatore dell'operato di Pablo Picasso e tra i massimi esponenti artistici trentini del Novecento – il titolare del ristorante Nicola Manna (che oggi lo gestisce assieme alla sorella Maria Luisa, ndr) racconta a il Dolomiti la nascita del locale, sottolineando come si tratti della "prima opera del secondo Novecento a essere stata posta sotto tutela dalla Soprintendenza dei Beni Culturali della Provincia di Trento".

"La storia del ristorante parte all'inizio degli anni Settanta quando la nostra famiglia, originaria di Levico e che già gestiva un altro locale, scelse di prelevare il ristorante 'Da Silvio' che richiedeva però una ristrutturazione degli spazi – inizia a raccontare Manna – e mio fratello Piergiorgio, che avvio l'attività, su suggerimento dell'allora presidente della Provincia Bruno Kessler, da tempo frequentatore del locale, scelse di commissionare il lavoro in modo direi quasi visionario a Schweizer: ricordo che si recò nel suo studio a Mezzano, e ne fu letteralmente folgorato".

 

Il titolare spiega come all'artista fu lasciata carta bianca e come i proprietari poterono "scoprire" lo sviluppo dei lavori "giorno per giorno, in corso d'opera". L’incarico, nello specifico, consisteva nell’ideare arredamenti e decorazioni e l'artista colse l'occasione per attuare quella fusione tra pittura, architettura e design totalmente in linea con il suo percorso all'insegna dell'arte totale.

E a delinearsi fu quello che tutt'oggi è un vero e proprio percorso artistico-gastronomico: dalle pareti ai pannelli ornamentali fino ai tavoli, le sedie e le stoviglie, fino alle griglie per la cottura della cucina e i sistemi d'illuminazione, il tutto secondo un'efficace "sintesi estetico-ambientale". "Per rendere l'idea – spiega Manna – nel locale è possibile trovare un tavolo realizzato da Carlo Scarpa, sedie a schienale alto realizzate da Vico Magistretti e creazioni di Tobia e Afra Scarpa".

 

E ad evolversi, di pari passo con l'esperienza artistica, nel corso degli anni è stata anche la proposta gastronomica sempre all'insegna della "ricercatezza estetica" e che spazia dalla cucina fusion alla pasta fatta in casa, dai prodotti locali ai piatti storici fino alla vera specialità del locale: il "Piatto Schweizer".

"Inizialmente chiamato Altamira e successivamente Pietra Naraj, parliamo di na vera e propria specialità conviviale brevettata dall'artista per il ristorante – spiega Manna – e si tratta di una pietra granitica ad accumulo di calore che, riscaldata e servita ad ogni commensale, viene portata in tavola e usata per cucinare e mangiare insieme qualsiasi pietanza senza condimento: dalle carni ai formaggi, ma anche verdura e uova e altri cibi".

 

L'operazione, spiega Manna, suscitò subito "grande interesse, ma anche qualche perplessità" che negli anni però è stata fugata. "Parliamo infatti – prosegue – di un'esperienza gastronomica che può colpire anche le nuove generazioni, dal momento che si tratta di un antico modo di cucinare da scoprire in un contesto dal grande valore culturale".

 

Un'ultima battuta Nicola Manna la dedica proprio all'artista Riccardo Schweizer, scomparso nel 2004. "Il centenario della sua nascita è un'occasione importante per rendergli omaggio e per sottolineare il valore della sua eredità artistica – conclude – che ogni giorno rivive anche nel nostro locale che conserva, oltre alla sua firma, anche il suo grande spirito creativo".

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