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Belluno
04 aprile | 18:13

Oltre 100 studenti del Liceo nei luoghi della memoria, l'emozione del dirigente: “I genitori ci hanno ringraziati perché i ragazzi sono tornati cambiati”

Nelle scorse settimane, 105 ragazzi del Liceo Dal Piaz sono stati ad Auschwitz tramite il progetto “Treno della Memoria” dell’associazione Terra del fuoco Trentino. L’impatto emotivo è stato gestito con un percorso di preparazione precedente al viaggio, ma l’esperienza non è finita: i ragazzi stanno infatti lavorando per trasmettere quello che hanno vissuto ai compagni e alla collettività. Abbiamo chiesto al dirigente dell’istituto Mario Baldasso com’è andata: “Sicuramente proseguiremo i prossimi anni, perché sono queste le esperienze più importanti per costruire l’Europa del futuro"

FELTRE. Nelle scorse settimane, 105 ragazzi del Liceo Dal Piaz si sono recati ad Auschwitz con il progetto “Treno della Memoria”, dell’associazione Terra del fuoco Trentino. Per il terzo anno la scuola propone l’esperienza ai propri studenti, ma è la prima volta che a partire è un gruppo così numeroso. “Le occasioni di scambio in Polonia e Ungheria degli scorsi anni erano esperienze importanti per costruire l’Europa a partire dalle generazioni future, ma questa lo è stata ancora di più perché i ragazzi hanno potuto vedere una parte particolarmente rilevante e dolorosa della recente storia europea. Viste le attuali minacce alla pace, infatti, abbiamo ritenuto di dover fare qualcosa di più significativo e loro stessi sono tornati sottolineando la necessità di imparare affinché non accada più”, commenta a il Dolomiti Mario Baldasso, dirigente scolastico del Dal Piaz.

 

Obiettivo primario del progetto è sviluppare nei giovani una coscienza civica sugli eventi del Novecento e sulla Shoah, attraverso incontri, conferenze e lavori di gruppo prima della partenza per fornire una preparazione adeguata. “Gli anni scorsi - prosegue Baldasso - abbiamo cercato di capire con due classi all’anno se la cosa poteva funzionare, visto l’impegno psicofisico, e visto il successo ottenuto l’abbiamo estesa a sei. Solitamente gli studenti del terzo anno fanno attività di scambio con scuole gemellate in Polonia e Ungheria, ma stavolta abbiamo voluto dare un valore aggiunto alle esperienze europee”.

 

Dopo una sosta a Berlino e Cracovia, gli studenti hanno incontrato altri 600 coetanei partecipanti al progetto provenienti da tutta Italia, con i quali si sono confrontati per condividere intensi momenti di riflessione, soprattutto dopo le visite ai campi di Auschwitz e Birkenau. Fondamentale è stata infatti l’attenzione data all’impatto emotivo, con i docenti accompagnatori e i volontari dell’associazione che hanno aiutato preparato i ragazzi alla convivenza durante il percorso e alla condivisione delle proprie riflessioni.

 

“Con loro - spiega Baldasso - c’erano sei insegnanti e gli educatori. Ci siamo infatti appoggiati a Terra del fuoco trentino, associazione incaricata per il Nord Est di organizzare questi viaggi per le scuole, perché fanno attività sia di preparazione nei mesi precedenti, spiegando il senso storico, culturale ed etico del viaggio, sia di restituzione. L'esperienza infatti non finisce con il viaggio: i ragazzi stanno lavorando per raccontarla, con le modalità che ritengono più efficaci, sia ai compagni di scuola sia alla cittadinanza. 105 giovani che vanno in visita ai campi di concentramento sono infatti una ricchezza per il territorio”.

 

Un momento particolarmente significativo è stata la commemorazione a Birkenau, durante la quale ognuno ha scelto e pronunciato il nome di uno dei deportati, restituendo loro l’identità e la dignità sottratte durante la prigionia. Ora stanno pensando a come condividere questa memoria e contribuire a costruirne una collettiva. Sicuramente sarà fatta un’assemblea di istituto, per illustrare i materiali raccolti, e un gruppo lavora a una piccola pièce di rappresentazione di quello che hanno vissuto.

 

“Si è trattata - conclude - di un’esperienza completa e non di una gita. I ritmi erano stringenti, ma dai questionari di gradimento sono emersi riscontri molto positivi. Tra le espressioni che più mi hanno colpito, un ragazzo l’ha definita “un’esperienza necessaria": cioè tutti, prima o poi, devono viverla. Per questo l’idea è di proseguire su questo progetto, che dal punto di vista storico, di educazione civica e di cittadinanza europea lascia il segno anche a detta dei genitori, molti dei quali ci hanno scritto per ringraziarci del cambiamento visto nei loro figli”.

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