"Un luogo centrale di scambi e passaggi", il Cadore tra la fine dell’Impero Romano e l’Alto Medioevo: "L'obiettivo è approfondire la produzione di ceramiche e metalli"
La conferenza “Il Cadore tra la fine dell’Impero Romano e l’Alto Medioevo” è stata l’occasione per presentare il progetto nato dalla collaborazione tra l’Università di Trento e la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Padova, Treviso e Belluno in partnership con il Comune di Auronzo di Cadore, il Gruppo Archeologico Cadorino e i Musei in Rete Cadore Dolomiti

AURONZO DI CADORE. Si è tenuto nel tardo pomeriggio di martedì 16 dicembre, presso il Museo Palazzo Corte Metto di Auronzo di Cadore, il penultimo appuntamento per il 2025 della rassegna creata dalla Magnifica Comunità di Cadore, in collaborazione con Welcome Dolomiti, per celebrare l’anniversario dei 150 della ricostituzione dell’ente cadorino.
La conferenza, intitolata “Il Cadore tra la fine dell’Impero Romano e l’Alto Medioevo”, è stata l’occasione per presentare il progetto nato dalla collaborazione tra l’Università di Trento e la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Padova, Treviso e Belluno in partnership con il Comune di Auronzo di Cadore, il Gruppo Archeologico Cadorino e i Musei in Rete Cadore Dolomiti.
Il progetto denominato “Paesaggi storici del Cadore” è stato finanziato e promosso dalla Magnifica Comunità di Cadore e ha voluto porre le basi per un’indagine sistematica di uno dei periodi fino ad ora meno conosciuti ma di fondamentale importanza per la storia del Cadore. “Allo stato attuale, infatti, sono noti vari contesti archeologici dei periodi in questione, ma mancava una ricognizione del patrimonio e uno studio che abbia come focus il Cadore e non solamente un singolo contesto” è emerso dai relatori durante la conferenza.
Presenti al tavolo, moderato dalla giornalista Katia Tafner, Alessandro Asta, Funzionario Archeologo del MiC - Soprintendenza Abap per le Province di Padova, Treviso e Belluno, Lisa Martinelli, referente del progetto “Paesaggi storici del Cadore” e Elisa Possenti, Archeologia Medievale, Università di Trento.
Le fasi, che sono state eseguite dalla scorsa primavera ad oggi, hanno previsto un'analisi della bibliografia edita, esaminando ad esempio la Carta Archeologica del Veneto, l’Archivio Storico Belluno, Feltre, Cadore e gli articoli scientifici. Successivamente sono stati esaminati numerosi articoli messi a disposizione dal Gruppo Archeologico Cadorino che hanno consentito di avere una panoramica sulle indagini archeologiche svolte negli anni. A seguire si è andati a studiare gli archivi della Soprintendenza per reperire la documentazione archeologica e infine si è passati a uno studio preliminare dei reperti degli scavi.
Il periodo preso in esame va tra il V e l’XI secolo mentre tra i contesti indagati vi sono le strutture di controllo e difesa, come quelle ritrovate a Monte Croce Comelico o a Cima Gogna, i ritrovamenti fortuiti, i contesti abitati come i 2 trovati in Val Boite a San Vito di Cadore o quelli a Ru Secco di Valle di Cadore, le sepolture quali quelle di Domegge a Pian di Pocol, i luoghi di culto ritrovati ad esempio nei pressi delle chiese di San Floriano in Val Boite, di Santa Giustina ad Auronzo oppure di Santo Stefano in Comelico.
Tra i contesti approfonditi anche quelli delle attività produttive e dello sfruttamento delle risorse “che ci restituiscono un Cadore che non è isola in mezzo alle montagne ma luogo centrale di scambi e passaggi” ha commentato l’archeologa Elisa Possenti che ha proseguito “Molto importante sarà approfondire la produzione di ceramica e metalli in quest’area per comprendere anche le risorse del territorio nel periodo oggetto di studi”.
Alessandro Asta ha voluto concludere l’incontro con delle riflessioni: “Come si può vedere da questa presentazione, già questa prima raccolta di dati risulta esaustiva e ci sta ponendo diverse domande” tra queste “Chi sono queste popolazioni che frequentano il cadore prima dei longobardi? Erano comunità fortemente romane che si erano adattate alle invasioni di altri popoli che sono entrati in Italia tra cui i Goti o sono proprio Goti entrati nell’Impero d'Occidente e stabilitisi in questo territorio? Credo che i resti umani che in passato non sono stati valorizzati, diventano oggi fondamentali per indagini anche genetiche. Anche le stratificazioni storiche sono importanti e non si tratta di ritrovamenti sporadici come si pensava in passato”.
L’ultimo appuntamento dell’anno sarà sabato 20 dicembre alle 17.30 a Lorenzago di Cadore, nella sala Espositiva, per parlare della Tavolozza Cadorina e le sue Origini.Cadore.











