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Belluno
20 maggio | 12:02

Una mostra per celebrare i 50 anni dell'Union de i Ladis de Anpezo, ecco "Radijes e Ereditàs" per "contrastare il sempre maggiore pericolo di omologazione"

La Cooperativa di Cortina ospita una mostra per celebrare i 50 anni dell’Union de i Ladis de Anpezo, sodalizio che nasce ufficialmente il 4 dicembre 1975. Un viaggio nel patrimonio culturale dei ladini di Cortina d'Ampezzo

CORTINA D'AMPEZZO. "Radijes e Ereditàs" è il titolo della nuova mostra allestita nello spazio mostre de La Cooperativa di Cortina per celebrare i 50 anni dell’Union de i Ladis de Anpezo, sodalizio che nasce ufficialmente a Cortina d'Ampezzo, per desiderio di alcuni regolieri, il 4 dicembre 1975 con lo scopo di “contrastare il sempre maggiore pericolo di omologazione e di soffocamento della propria identità”.

 

Tra gli scopi principali dell’ULdA, riportati nello Statuto, vi sono la conservazione, la tutela, lo sviluppo della coscienza ladino-ampezzana e del patrimonio culturale quale lingua, storia, usi e costumi, folclore, toponomastica e quant'altro relativo, nonché la collaborazione con le Unioni Ladine delle altre valli del Sella con le quali quella ampezzana ha condiviso per secoli le vicende storiche nella contea del Tirolo e che sono riunite a loro volta nell'Union Generela di Ladins dla Dolomites, con sede a Ortisei, della quale l'U.L.d'A. è entrata a farne parte nel 1976.


Venendo alla mostra, l’impatto è un vero e proprio trionfo di colori, folclore e giovani volti sorridenti, ritratti nelle immagini, che testimoniano le radici che mantengono unite cultura e tradizioni del territorio ampezzano e costituiscono la vera eredità ladina: la mostra inizia illustrando il percorso dalla nascita dell'associazione, fortemente voluta dal popolo ladino, con lo Statuto e la bandiera ladina simbolo di legame profondo con il territorio e con gli altri popoli ladini. Prosegue poi esponendo le vicende storiche che hanno caratterizzato questa minoranza linguistica tra le quali la tripartizione del 1923 operata durante in ventennio fascista, il raduno sul Passo Sella nel 1946 per rivendicare l’unità della Ladinia delle cinque vallate intorno al massiccio del Sella e le varie richieste di riunione con il Suetirol che si sono susseguite negli ultimi decenni.

Si passa poi in rassegna i vari ambiti che rappresentano la cultura locale quali l'abbigliamento, la lingua, l'artigianato, la cucina per poi arrivare fino ai giorni nostri e terminare con un monito del professore Richebuono e con una grande immagine dell'estate scorsa che ritrae delle ragazze in abito ampezzano, sedute sopra una "liosa", slitta, a simboleggiare che anche oggi, come un tempo, i giovani continuano a vestire con orgoglio gli abiti della tradizione, portando così avanti l'identità ladina e mettendo in pratica la massima di Gustav Mahler che dice “La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”.

Tra le citazioni presenti nella mostra vi è anche un testo scritto da Indro Montanelli, in occasione della presentazione della prima edizione della Storia d'Ampezzo proprio di Giuseppe Richebuono, che dice: "Il loro modo di vivere e di convivere, cioè di intendere e praticare i propri rapporti politici, economici e sociali, gli Ampezzani se lo sono costruito in secoli di esperienza. E l'esperienza purtroppo è un bene che non si può trasferire e nemmeno riprodurre sinteticamente. Eppure ho sempre pensato quale peso ed importanza abbiano avuto nello sviluppo di un popolo (e gli Ampezzani sono un popolo) l'attaccamento al proprio costume ancestrale e la fedeltà alle proprie origini istituzionali. Mi sento ampezzano di complemento; io sento benissimo che non riuscirò mai a diventare effettivo proprio perché mi manca questo ancestrale collaudo. Per farmelo da solo, mi occorrerebbero dei secoli, e temo che il buon Dio non me li metta a disposizione. Devo quindi accontentarmi di essere per gli Ampezzani "un buon foresto" quale spero che essi mi considerino. Ma ciò non toglie ch'io senta la loro storia come quella della mia gente".

Presenti all’inaugurazione il sindaco Gianluca Lorenzi, il presidente delle Regole Stefano Gaspari, il presidente di Cortinabanca Massimo Antonelli e il parroco don Ivano Brambilla. Elsa Zardini, presidente dell’Uld’A, ha dichiarato: “Questa è la prima prima iniziativa per i 50 anni della nostra associazione. Ringrazio la Cooperativa per averci concesso lo spazio, il Comune per l’aiuto, le Regole e Cortinabanca. La mostra è volta a lasciare alle nuove generazioni un patrimonio inestimabile. Queste sono le nostre radici che lasciamo loro in eredità. Vorremmo che i giovani siano consenzienti di un grande patrimonio che non vada perso”.

 

Soddisfatta anche la direttrice della Cooperativa Emanuela de Zanna che si è detta molto orgogliosa che l’Uld’A abbia scelto gli spazi della cooperativa per celebrare i 50 anni dalla fondazione: ”Mostre come questa rientrano nello statuto della Cooperativa, che tra gli scopi ha anche la promozione di valori e tradizioni locali. Un grazie particolare va a Sabina Bagnara per l’allestimento” ha dichiarato. La mostra è visitabile in orario di apertura del negozio, sulle scale che portano al terzo piano, zona ascensori, fino a metà luglio.

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