Belluno riapre il suo stadio con la 50esima edizione della 24 ore di San Martino. La pista di atletica intitolata a Giovanni Viel: “Pare di sentire ancora la tua voce”
Lo stadio polisportivo di Belluno ha accolto il suo primo grande evento dopo la riapertura: si è chiusa la due giorni della storica 24 ore di San Martino, giunta alla sua 50esima edizione. Tante le celebrazioni da festeggiare, tra le quali soprattutto l’intitolazione della pista di atletica - su cui le 41 squadre partecipanti hanno gareggiato - al compianto Giovanni Viel

BELLUNO. “È difficile parlare oggi, ma voglio veramente ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questo momento. Giovanni adorava venire alla 24 ore e adorava questa pista, l'atletica, lo sci di fondo e lo sci alpino, il ciclismo, tutto lo sport. Manca a me e Cecilia, anche a tutti voi: adesso ha un’altra casa ma anche questa, la pista di Belluno, sarà per lui la sua casa più importante”.
Con commozione Donatella, moglie di Giovanni Viel, ha commentato l’intitolazione della pista di atletica del rinnovato stadio polisportivo di Belluno al marito. La cerimonia è avvenuta nella mattinata di domenica 11 ottobre, la seconda delle due giornate di un evento del quale Viel rappresenta una colonna portante: la 24 ore di San Martino, ritornata con la sua 50esima edizione in occasione della riapertura dello stadio dopo i lavori di ristrutturazione.
Un’edizione partecipata, all’insegna della tradizione, dello sport e della solidarietà: 41 le squadre in campo e diverse le iniziative solidali, in particolare i drappi bianchi portati in campo dalla ong “Insieme si può…” ma accolti anche da altre associazioni. Bandiere senza colore, a simboleggiare una voglia universale di pace, in un mondo sempre più devastato dalle guerre.
Sul podio finale sono salite, in ordine, le formazioni di G.S. Quantin - Alpenplus - Bar da Elda (432 km e 572 m percorsi), Run like a Amauri feat Tonin gomme (414 km e 947 m) e Bar San Martino (406 km e 829 m). Ciò che più conta però, di questi chilometri, è il terreno su cui sono stati percorsi: una pista di atletica che da oggi porta un nome importante per la manifestazione e per l’intera provincia, quello di Giovanni Viel, storica voce e firma dello sport bellunese scomparso all’età di 64 anni nel 2023 (qui).
Viel fu un commentatore non solo dell’atletica, ma anche in particolare dello sci, nonché speaker di tante iniziative locali, tra cui appunto la 24 ore di San Martino, e per anni ha raccontato per anni fortune e meriti degli sportivi bellunesi dentro e fuori il territorio.
Presenti allo svelamento della targa commemorativa sotto la tribuna centrale l’amministrazione comunale e quella provinciale, la famiglia di Viel e il giornalista Franco Bragagna. “Ci troviamo in un luogo e in un momento - spiega Monica Mazzoccoli, assessora allo sport - che racchiudono l'essenza dello sport bellunese, nel cuore di un evento che per decenni ha avuto una voce inconfondibile, quella di Giovanni Viel, cui oggi intitoliamo ufficialmente la pista di atletica. Per renderlo possibile, l’amministrazione ha voluto e ottenuto un decreto deroga del prefetto, a testimonianza di quanto fondamentale sia stato il suo contributo per Belluno. E il prefetto ha riconosciuto la sua professionalità non solo come giornalista e speaker, ma anche come una presenza rassicurante e una persona generosa. Per anni infatti la sua voce ci ha accompagnato, emozionato e spinto a dare il massimo: questa pista era la sua casa sportiva e da ora ogni gara porterà il suo nome”.
Nelle parole di Bragagna, invece, il ricordo “non facile” rivolto direttamente al collega e amico attraverso “parole dette e scritte. Sono parole - afferma - scritte a mano su un pezzo di carta, a penna o con la macchina scrivere, su libri, giornali, sul web negli ultimi tempi, o dette davanti a un microfono alla radio, in una piazza, un palazzetto, un campo sportivo. Di te un amico, Paolo Germanetto, coordinatore della corsa in montagna della Federazione atletica, dice che avevi un modo tutto tuo di raccontare lo sport, un racconto che profumava di passione per la fatica e arricchito dalle storie degli atleti, piccoli o grandi che fossero. È bello sapere che oggi questo impianto prenderà il tuo nome, pare di sentire ancora la tua voce e leggere la tua penna, in un posto dove oggi sorridi anche tu con noi”.
“Tanto Paolo che Giovanni - conclude Bragagna - amano, e non posso usare il passato, le cose della vita che presuppongono sforzo, impegno, resistenza e un po’ di sofferenza. Le sue erano solo parole, che magari il vento si prende, ma poi in giorni come questo capisci che qualcosa di importante rimane: mi piace infatti pensare che quel vento sia stato catturato da un aquilone, che le restituisce per far capire che non sono state vane né vacue. Giovanni, sei stato un artista ed è in giorni come questo, e in posti come questo, che possiamo ricordare che tutto ciò non è stato vano, ma anzi permette di essere ricordati per quello che si è stati: artisti sì, ma prima ancora uomini”.













