La protezione civile definisce le competenze per il soccorso degli animali. Apaca: “Possibile svolta, finora molti animali lasciati indietro in caso di emergenza”
A seguito dell’emanazione del decreto nel quale il Dipartimento di protezione civile ha stabilito le indicazioni operative in materia di soccorso e assistenza agli animali in caso di calamità, Apaca rinnova la disponibilità a fungere da ricovero per gli animali da compagnia e denuncia le “storie di inciviltà e di animali lasciati indietro che solo l’azione delle associazioni animaliste e del volontariato ha finora permesso di contenere nel numero”

BELLUNO. Parla di “svolta, seppur tardiva” l’associazione Apaca di Belluno rispetto all’emanazione da parte della protezione civile delle istruzioni per il soccorso degli animali domestici e di allevamento in caso di calamità ed emergenze, e rinnova la disponibilità a fungere da area di accoglienza.
Il rifugio è infatti intervenuto a commentare il recente decreto 167 del 21 gennaio 2026 (pubblicato in Gazzetta ufficiale il 24 febbraio) nel quale il Dipartimento di protezione civile ha emanato le indicazioni operative per le attività di protezione civile in materia di soccorso e assistenza agli animali. “Il 2 gennaio 2018 - ricorda Apaca - venne emanato il decreto legislativo n.1 che dichiarava il soccorso e l’assistenza agli animali parte integrante dell’intervento del servizio nazionale della protezione civile. A febbraio dello stesso anno, il nostro Consiglio direttivo comunicò alla Prefettura la disponibilità a mettere ufficialmente a disposizione della protezione civile di Belluno il canile-rifugio affinché, in caso di calamità ed emergenze, potesse diventare area di accoglienza e ricovero della popolazione canina e di altri animali domestici”.
Tuttavia, dopo 8 anni nulla era ancora stato fatto concretamente. “Da quel giorno - prosegue l’associazione - la competenza della protezione civile sul soccorso agli animali domestici e di allevamento è rimasta lettera morta, così come morti sono finiti i cani legati alla catena che non hanno potuto sfuggire agli incendi, i gatti intrappolati sotto le macerie e gli animali abbandonati nelle stalle allagate”.
Secondo Apaca, dopo ogni terremoto o alluvione si ripropongono infatti i temi dell’abbandono degli animali nelle zone rosse, dell’assenza di assistenza veterinaria e del rifiuto di ospitare gli sfollati con animali domestici al seguito. “Insomma - puntualizza - storie di inciviltà e di animali lasciati indietro che solo l’azione delle associazioni animaliste e del volontariato ha permesso di contenere nel numero”.
Ora la possibile svolta. Apaca sottolinea infatti come, con il decreto sopra citato, la protezione civile dovrà gestire sia gli animali rinvenuti in ambito di soccorso tecnico urgente sia quelli presenti nelle zone soggette a misure restrittive per ragioni di sicurezza; provvedere al ricongiungimento degli animali da compagnia dispersi con i proprietari; assicurare continuità o ripristino dell’assistenza veterinaria; tutelare la salute e il benessere degli animali da allevamento e da compagnia; gestire gli animali vaganti, le colonie feline e gli stabilimenti che detengono animali (come canili-rifugio o centri di recupero) e raccogliere e smaltire gli animali morti.
In attesa della fase preliminare, che Apaca si augura “non duri altri 8 anni”, per la ricognizione e mappatura delle risorse e delle possibili collaborazioni con ordini professionali e associazioni di volontariato, aziende zootecniche e di trasporto animali e strutture ricettive, l’associazione rinnova nuovamente la disponibilità data in passato.
“Seppur tardiva - conclude - è sicuramente una svolta e Apaca è ovviamente disponibile, come lo era 8 anni fa”.










