"Nella legacy delle Olimpiadi oltre ai debiti c'è anche la perdita di potere decisionale del Comune? Si rischia un pericoloso vulnus di democrazia"
La consigliera comunale di Cortina Bene Comune, Roberta de Zanna: "Ripropongo la domanda all’assessore Da Rin: chi detta la linea di gestione delle opere olimpiche? L’amministrazione comunale o il commissario di Simico Saldini?"

CORTINA D'AMPEZZO. L'onda lunga delle Olimpiadi invernali italiane 2026 continua a tenere vivo il dibattito politico e sociale, in particolare sui destini delle costose infrastrutture create per le competizioni sportive.
D'altronde, chi di legacy colpisce, di legacy può rischiare di "perire": non sorprende quindi che a Cortina d'Ampezzo preoccupino i costi, economici e non solo, per il futuro (e presente) mantenimento delle opere olimpiche costruite per i Giochi.
Tra le voci più combattive c'è senza dubbio quella della consigliera Roberta de Zanna, di Cortina Bene Comune, tornata a mettere in discussione le strategie rimpallate tra Simico, governo e amministratori locali.
"Nel corso dell’ultimo consiglio comunale, tra i vari temi riguardanti i costi di gestione delle opere olimpiche - spiega la consigliera comunale -, ho voluto affrontare la questione se il piano elaborato per far quadrare i conti fosse una libera scelta dell’amministrazione o se ci fosse una qualche clausola che obbliga il Comune a destinare i ricavi derivanti dalle opere olimpiche in attivo a sostegno di quelle in passivo. Se così fosse ci si troverebbe di fronte ad un vulnus di democrazia in quanto un’amministrazione non sarebbe più libera di decidere come destinare le proprie risorse né come gestire le proprie infrastrutture".
L’assessore Da Rin proprio in sede di consiglio comunale ha rassicurato sul fatto che non esiste alcun obbligo e che, anzi, l’amministrazione sia libera di decidere perfino di chiudere determinati impianti qualora si presentasse la necessità di farlo.
"Stando così le cose - riprende De Zanna - non si capisce a che titolo il Commissario Straordinario arch. Saldini sia intervenuto sulla stampa affermando che le 'opere olimpiche devono mantenersi da sole, senza chiedere un euro in più ai cittadini di Cortina'. A parte il fatto che di euro in più ai cittadini se ne chiedono ben 1.179.523,45 perché è questa la cifra che il Comune dovrà aggiungere al contributo storico di 1.300.000,00 erogato alla Seam per la gestione degli impianti ad oggi, ma dalle dichiarazioni dell’arch. Saldini si capisce che 'gli interventi realizzati da Simico sono stati finanziati con soldi dello Stato' e 'sono stati progettati fin dall’inizio per sostenersi da soli nel tempo' e quindi anche gli affitti, decisamente non alla portata di tutti, degli appartamenti dell’ex panificio devono essere destinati a sostenere gli impianti sportivi".
"Allora ripropongo la domanda all’assessore Da Rin - conclude la consigliera di Cortina Bene Comune -: chi detta la linea di gestione delle opere olimpiche? L’Amministrazione comunale o l’arch. Saldini? Sarebbe grave se nella legacy delle Olimpiadi non ci fossero solo i debiti ma anche una perdita di potere decisionale dell’Amministrazione comunale e di quelle future, se ci fosse questa sorta di 'capestro' che limita l’autonomia gestionale del Comune di Cortina d’Ampezzo".













