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Amalgamare, mescolare, confondersi per ripartire e rinascere, il vino giusto e di gusto per San Valentino

Menù fotocopia, banalità e conti salati nei ristoranti per la festa degli innamorati. Alcuni consigli sul vino giusto e dal costo abbordabile per una serata romantica

Di Nereo Pederzolli - 13 febbraio 2017 - 10:56

TRENTO. E’ la data più scontata dell’anno, ma non al ristorante. Dove si paga, senza remore. Quel 14 febbraio che evoca memorabili (?) serate tra banalità e retorica affettiva. Che diventano effettivi momenti di banale consumismo. Giorno nel quale – se l’attenzione per il vostro/a partner sentimentale è davvero ‘sentita’- bisogna evitare la precipitosa rincorsa alla prenotazione del tavolo in qualche ristorante più o meno blasonato. Perché si rischia di trovarsi in sale strapiene, tavoli rigorosamente apparecchiati ‘a coppia’, frequentati - questa sera - solitamente da avventori che raramente hanno messo i piedi sotto un tavolo imbandito a dovere. Per non parlare delle proposte gastronomiche, menù fotocopia, identici nel tempo (san Valentino non cambia mai) e propinati a tutti i tavoli degli innamorati. Una sequenza di citazioni da neoromanticismo, stucchevoli per non dire nauseabonde, elenchi di piatti solitamente affiancati da una sequenza di cuoricini che neppure l’ingerenza di Facebook riesce a mitigare.

 

Per non parlare dell’ostentazione degli ingredienti stimolanti e afrodisiaci (la curcuma registra un + 141%  e lo zenzero certo non scarseggia, al pari dello zafferano) elencati in una consecutio altrettanto roboante quanto vezzeggiativa, con una sequela di ‘ino’ per far rima con questo santino.

 

Detto questo, passiamo dal cibo al vino, dalla messa in scena nei ristoranti alla più normale (fedele, è il caso di dire) serata del 14 febbraio che vorreste (dovete) onorare.

 

Inutile ostentare saccenti nozioni enologiche. Evitare suggerimenti tipo ‘fragole e champagne’, per non parlare di ‘vini che richiamano al frutto della passione’. Meglio lasciarci guidare dal sentimento, dall’empatia che suscita un sorso di vino. Il piacere di gustare la leggerezza e non la possenza, la lentezza e non la potenza. Insomma, la sana, viva, energia di un sorso di vino vero. Che concilia i sentimenti e ci rende anche più innamorati.

 

Se  proprio volete una sommaria, abbordabile, ecco una sequenza di vini buoni da bere, ma buoni pure per amoreggiare.

 

Doverosa apertura con uno spumante classico, uno vale l’altro tra quelli che hanno Trento nella DOC, ma certo non sfigurano neppure quelli elaborati da vignaioli che mettono Dolomiti come rafforzativo delle loro mirate cuvèe. Se proprio si vuole stupire, sceglietene uno da uve pinot nero, che nel calice si staglierà nei suoi riflessi rosati.

 

Bollicine come unico vino dorato rosè della serata, perché il protagonista del 14 febbraio deve essere rigorosamente il rosso. In tutte le sue sfumature ammalianti. Non importa se dalla cantina di casa – o se dalla corsa dell’ultimo momento in enoteca - si mette in tavola una schietta bottiglia di Schiava (nessun riferimento a legami di coppia) o qualche gentile versione di Marzemino (altro richiamo del tutto casuale) perché l’importante è stimolare la giusta convivialità di coppia.

 

Le coppie più ardite possono scegliere il Terolgego, mentre quelle più ‘intrigate’, il Pinot nero, vino decisamente accattivante.

 

Ma se volete stupire per stupirvi - entrambi - l’ideale è puntare su certi ‘uvaggi’, vale a dire un mix di uve diverse (tra loro innamorate) che generano vini memorabili. Ce ne sono per tutti i gusti e tutti di grande suggestione. Qualche citazione e non in ordine di blasone. Solo per questioni affettive, appunto sensoriali.

 

Perché è fin troppo facile citare subito l’indiscutibile celeberrimo San Leonardo dei Guerrieri Gonzaga o il Fojaneghe dei Bossi Fedrigotti, capostipite degli uvaggi trentini (e primo in Italia, annata 1961, merito di Nello Letrari). Rimaniamo in sintonia con l’euforia, l’eleganza, la desiderabilità, la gioia legata ad un vino che scaturisce dalla sapiente amalgama di differenti pigiature. Ecco il Marmoran di Maso Poli della famiglia Togn, un connubio di teroldego e lagrein. E ancora alcuni godibilissimi ‘bordolesi’ in grado pure di sfidare il tempo e particolarmente gustosi, importanti, se giungono al desco con qualche stagione alle spalle.

 

Fuflus di Filippo e Barbara Scienza, rosso potente che fluttua nei sentimenti gustativi. O il Besler Ross di Pojer e Sandri, in sinergia con il Ritratto della Lavis, Quattro Vicariati di Cavit, Gabàn di Bolognani, Masetto di Paolo Endrici, Barbanico di Balter, Ballistarius di Lucia Letrari, Gonzalier della famiglia Grigoletti e - per chiudere con un vino curato da due giovani enologhe Erika e Giulia Pedrini - il Fratagranda di Pravis.

 

Amalgamare, mescolare, confondersi per ripartire, rinascere. Per il piacere di gustare differenti sensazioni vinose. Vini questi – e tanti altri ancora – gioviali. Ma sicuramente non banali. Per intimi prosit. Indipendentemente dalla ricorrenza.

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