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Fraccaro e i 5 Stelle denunciano 172 Comuni trentini: "Solo in 5 sono in regola per il piano sulla trasparenza"

Lo studio fatto dal Movimento ha messo in evidenza che solo Trento, Rovereto, Lona Lases e Mezzolombardo sono in regola e ha depositato la documentazione in Procura. Gianmoena: "Non bisogna abbassare la guardia su questi temi ma mi sembra poco verosimile che in così pochi siano a norma"

Di Luca Pianesi - 05 agosto 2017 - 12:49

TRENTO. Cinque su centosettantasette. Tanti (anzi pochi, pochissimi) sono i Comuni trentini in regola con le direttive del ministero per quanto riguarda i piani triennali per la prevenzione della corruzione e la trasparenza sui siti web. In altre parole solo Trento, Mezzolombardo, Lavis, Lona Lases e Rovereto risultano in regola. Tutti gli altri sono "fuori legge" nel senso che non rispettano le regole nazionali su trasparenza e anticorruzione. Lo avevamo anticipato in passato anche noi de il Dolomiti con un'inchiesta fatta su tutte le amministrazioni comunali del Trentino: eravamo andati a vedere quanti rispettavano la semplice regola di pubblicare l'importo del compenso del sindaco. E avevamo scoperto che solo una settantina contro un centinaio pubblicavano quanto percepiva il sindaco.

 

Il Movimento 5 Stelle ha continuato ad approfondire la questione e ieri, in conferenza stampa, ha presentato un rapporto completo. Risultato: il deputato Fraccaro ha firmato un esposto in Procura depositando tutta la documentazione, di fatto denunciando 172 comuni trentini "perché sia da stimolo a mettersi in regola - ha spiegato Fraccaro - e se così non fosse perché intervenga il commissario per far rispettare la legge".

 

Le regole sulla trasparenza sono chiare e ben definite dal decreto legge sulla trasparenza 33/2013 che prevede espressamente che gli enti pubblici debbano pubblicare e aggiornare sul loro sito web tutte le informazioni e i dati concernenti la propria organizzazione. Inoltre viene introdotto l’istituto dell’accesso civico, attraverso il quale sono gli stessi cittadini a poter controllare l’operato delle pubbliche amministrazioni, in modo da prevenire e portare alla luce non solo malfunzionamenti ma soprattutto eventuali episodi di corruzione.

 

"In Trentino, però, tutto questo non accade - spiega il Movimento 5 Stelle - non solo le leggi provinciali e regionali hanno ridotto di molto gli obblighi previsti, ma questi comunque non vengono rispettati". E pochi giorni fa abbiamo pubblicato un'altra nostra inchiesta al riguardo dalla quale emergeva che oltre ai Comuni sono tantissimi gli enti che in Trentino non sono in regola. Addirittura per la "Bussola della Trasparenza" (l'organo ministeriale di monitoraggio) su 763 enti regionali solo 12 sono quelli trentini in regola con le leggi sulla trasparenza (per esempio ci sono l'Ordine dei Giornalisti e quelli degli Avvocati di Rovereto e Bolzano che non hanno nemmeno una voce sul sito internet che risponde ai dettami normativi).  

 

"Come già fatto lo scorso anno - proseguono i 5 Stelle - per le 15 Comunità di Valle, anche in questo caso ci siamo rivolti all’Autorità nazionale anticorruzione, l'Anac, con due segnalazioni: una per i comuni che non hanno pubblicato i Piani triennali per la prevenzione della corruzione, a cui dovrebbe far seguito un procedimento sanzionatorio, in quanto se risulta che un ente non ha pubblicato il Ptpc è prevista una sanzione; una segnalazione relativa ai contenuti dei piani pubblicati, in particolare con riferimento all’analisi del contesto (interno ed esterno).

 

Sul tema si esprime Paride Gianmoena presidente del Consorzio dei Comuni che sulla questione è evidentemente parte in causa: "Il Consorzio dei Comuni Trentini, posso assicurare, ha organizzato momenti di formazione che hanno suscitato grande interesse e partecipazione da parte degli operatori degli Enti locali, a riprova del fatto che, in Trentino, Comuni e Comunità si sono impegnati, con serietà, a rispettare le disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione ed illegalità. Ritengo quindi poco verosimile che solo pochi Enti, in Trentino, abbiano correttamente adempiuto alle disposizioni di legge, proprio in considerazione dell’impegno mostrato e della comprovata serietà e responsabilità di Amministratori e Dipendenti comunali".

 

"Mi trovo d’accordo - prosegue Gianmoena - sul fatto che anche in Trentino non bisogna abbassare la guardia, anche se la realtà che conosco, non presenta fenomeni così evidenti di illegalità diffusa. Ciò non significa che l’attenzione alla legalità debba essere presa sottogamba e che il rispetto delle regole poste a tutela della legalità non meriti una quotidiana attenzione. In un contesto, come quello trentino, fatto di piccole municipalità, giova ricordare la previsione normativa riferita ai comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti, che attribuisce ad essi la possibilità di aggregarsi per definire, in comune, tramite accordi, il piano triennale per la prevenzione della corruzione, secondo le indicazioni contenute nel piano nazionale. Tale disposizione evidenzia, a parer mio una particolare attenzione del legislatore nel considerare le difficoltà dei piccoli comuni ad effettuare analisi particolarmente complesse, che non possono forse nemmeno essere differenziate su scala comunale e punta a far analizzare i contesti, prescindendo dalla loro dimensione, per trovare misure efficaci per la prevenzione dei fenomeni corruttivi all’interno dei diversi processi. Sono certo - conclude Gianmoena - che Anac saprà correttamente interpretare il proprio ruolo, valutando le diverse situazioni nazionali, tra cui anche quella trentina". 

 

Nello specifico ecco quanto pubblicato dal Movimento 5 Stelle sulla questione:

 

Nel triennio 2016-2018, 33 comuni su 177 non avevano pubblicati il Ptpc (o lo avevano pubblicato male, ovvero non nella sezione dove andrebbe collocato per legge). Nel triennio 2011-2019, 31 comuni su 177 non avevano pubblicati il Ptpc (dati forniti con beneficio di inventario e relativi al mese di luglio 2017).

 


 


 

 

Un altro aspetto del problema riguarda i contenuti: quei comuni che hanno redatto e pubblicato il PTPC lo hanno fatto quasi sempre (vedi grafico per il triennio 2016-2018 e grafico per il triennio 2017-2019) in maniera superficiale e senza le necessarie analisi dello specifico contesto (interno ed esterno) locale, punto di partenza imprescindibile da cui dovrebbe discendere una strategia puntuale per la prevenzione dei fenomeni corruttivi. Va da sé che questa sezione dovrebbe differire da comune a comune, in quanto ciascuna realtà è diversa per economia e caratteristiche socio-culturali.

 

Al contrario, in oltre l’80% dei piani pubblicati dai comuni nel triennio 2016-2018 l’analisi del contesto esterno era redatta facendo ricorso a formule standard.

 

 

 

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