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Gli Schützen sulla tomba di Giovanni Postal. Provocazione? "No, un segno di pacifica convivenza"

La delegazione trentina ha voluto ricordare lo stradino dell'Anas ucciso a Salorno nel 1961 da una bomba del terrorismo sudtirolese. Tra le loro motivazioni le parole poco felici "incidente" e "imprudente" ma anche il professor Mezzalira spiega: "Bisogna cercare di depotenziare la discussione per arrivare a una verità storica condivisa" 

Gli Schützen di Primon durante la celebrazione di Salorno
Di Luca Pianesi - 16 December 2016 - 20:34

SALORNO. Un gesto di pace? Una provocazione? Intanto i fatti: ci sono andati gli Schützen di Trento, di Paolo Primon, e il presidente e il vicepresidente della lega patriottica sudtirolese, Heimatbund (Shb), a Salorno a ricordare Giovanni Postal sulla sua tomba, con tanto di cappelli piumati e divise d'ordinanza. Sulla sua lapide si legge ancora a chiare lettere, nonostante il muschio e le macchie di umidità, "caduto nell'adempimento del dovere". E, infatti, Postal è stato proprio questo. Un coraggioso cantoniere dipendente dell'Anas di Bolzano, originario di Grumo, che il 12 giugno 1961 saltò in aria per colpa di una cintura esplosiva allacciata, dai separatisti tirolesi, a un pioppo. Un albero cresciuto a bordo strada, al lato di una piazzola, direzione Salorno, che veniva usata dai carabinieri per i controlli. Lui intervenne per tentare di disinnescare l'ordigno ma la bomba scoppiò. Per quel suo gesto venne insignito della medaglia d'oro al valor civile della Repubblica Italiana con questa motivazione: "Il Cantoniere dell'A.N.A.S. avendo scoperto una mina depositata dai terroristi altoatesini sul tratto di strada a lui affidato, con alto senso del dovere e sprezzo del pericolo si affrettava a iniziare le operazioni per rimuovere l'ordigno, ma, investito dall'esplosione, perdeva tragicamente la vita. (Salorno - Bolzano, 12 giugno 1961)". 

 

Schützen e Heimatbund su quella tomba allora cosa ci sono andati a fare? "Un segno di pace natalizia e di pacifica convivenza - spiegano su Facebook - ecco quanto abbiamo voluto fare nella chiusa di Salorno presso la lapide commemorativa del signor Giovanni Postal, deceduto tragicamente nel 1961 a causa di un incidente imprevisto. Con un minuto di silenzio e una piccola composizione floreale con un nastro bianco-rosso nonché due candele abbiamo onorato la memoria della vittima dell’incidente". Perché, per loro, di incidente si trattò: "Durante la sua corsa di controllo del 12 giugno - ricostruiscono - si accorse di una larga cintura nera che stava presso un alto pioppo. Invece di agire allo stesso modo come aveva fatto già una volta nel marzo 1961, quando aveva trovato un pacchetto sospetto pieno di esplosivo, il quale era stato poi disinnescato dai carabinieri, questa volta il cantoniere trentino voleva lui stesso rimuovere la cintura. Ma quest‘imprudenza gli è costata la vita: egli infatti senza accorgersene innescò la carica esplosiva e ne riportò lesioni mortali. I combattenti per la libertà del Sudtirolo - spiegano - tramite la cintura esplosiva intendevano abbattere l’alto albero per creare una simbolica barriera di confine presso la chiusa di Salorno. Non si voleva assolutamente mettere in pericolo vite umane, perché la carica esplosiva, così come presso i tralicci caricati, doveva esplodere poco dopo mezzanotte. Purtroppo il meccanismo di innesco fece cilecca e l’esplosione ritardata costò la vita all’imprudente padre di famiglia".

 

Ecco. Quelle parole, "imprudente" e "incidente" stridono un po' con tutta l'iniziativa di commemorazione, altrimenti apprezzabile e condivisibile. Perché a prescindere da come la si pensi, difficile si verifichino "incidenti" esplosivi se non si mettono le bombe e lui non avrebbe avuto bisogno di essere nemmeno un po' imprudente (per la nostra storiografia quell'imprudente, come abbiamo visto sopra, diventa "con alto senso del dovere e sprezzo del pericolo") se non ci fosse stata una cintura esplosiva allacciata ad un pioppo. E d'altronde quella dell'11 e del 12 giugno 1961 non fu una notte qualunque: fu la "notte dei fuochi" e in tutto l'Alto Adige si susseguirono trentasette attentati, di cui una ventina a Bolzano e nei dintorni. Erano altri anni. Oggi conta, solo, distendere gli animi e non strumentalizzare gesti pur apprezzabili come quello di ricordare una vittima di quegli anni terribili. 32 anni di guerriglia (1956-1988) con 361 attentati tra esplosivi, raffiche di mitra e mine antiuomo. 21 morti (15 delle forze dell'ordine, 2 cittadini e 4 terroristi, uccisi dagli stessi ordigni che stavano predisponendo). E poi 57 feriti (24 fra le forze dell'ordine, 33 fra i privati cittadini), 17 sentenze passate in giudicato, 157 persone condannate (103 sudtirolesi, 40 austriaci e 14 tedeschi).

 

"E' auspicabile che a distanza di tempo si possano fare dei passi avanti per la pacificazione - ci spiega il bolzanino Giorgio Mezzalira, ricercatore di storia contemporanea autore di numerose pubblicazioni riguardanti la storia regionale del XX secolo e membro del gruppo Storia e regione - ma l'importante è che certi passi non diventino poi dei gesti strumentali che poi altri interpretino come provocazioni. Bisognerebbe, invece, fermarsi a pensare, per capire bene cosa accadde in quegli anni delle bombe e del terrorismo altoatesino. Ma siamo molto indietro per fare ancora una riflessione seria rispetto a quanto è successo. Perché dentro a quel periodo e dietro a quelle bombe ci fu di tutto: gruppi separatisti tirolesi, gruppi di ispirazione neonazista, altri neofascisti, controspionaggio, ci furono operazioni concordate con i servizi deviati, altre condotte da corpi speciali dei servizi segreti. Servono ancora studi e ricerche per arrivare a una verità condivisa e strutturata. Ma per lasciare mano libera a chi deve compiere questi studi è bene che a livello di pubblica opinione la vicenda venga depotenziata e non si carichi tutto sempre troppo di mille significati nascosti". 

 

E allora forse, la cosa migliore da fare, oggi è interpretare positivamente il gesto degli Schützen di Trento e dei rappresentanti dell'Heimatbund, sottolineare la frase "è un segno di pace natalizia e di pacifica convivenza" e sperare che il prossimo anno spariscano le parole "imprudente" e "incidente". 

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